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Misfatto sul campo di gioco

La ricerca del capro espiatorio

18 Novembre
12:00 2017

La filiera che dirige il mondo del calcio nazionale è come una catena disposta in senso verticale. L’ultimo anello è occupato dal povero Gianpiero Ventura, ma subito sopra c’è il presidente della FIGC Carlo Tavecchio. Più in alto c’è il presidente del CONI Giovanni Malagò, impresario, dirigente sportivo ed anche ex praticante del calcio a cinque. Una grande carriera sportiva.

Ancora più sopra c’è il ministro dello sport, il riccioluto Luca Lotti, amico e sodale di Matteo Renzi al quale prestava casa in Firenze, ed anche autorevole esponente del giglio magico.

Più in alto di tutti, nella filiera verticale della dirigenza calcistica sedeva fino a poco fa, nella luce dell’empireo leopoldiano lo statista Matteo Renzi da Rignano sull’Arno.

Nessuno di loro si ritiene colpevole e vuole addossarsi la colpa del disastro calcistico che ha portalo ad escludere l’Italia dal campionato del mondo.

Ma occorre subito un capro espiatorio e la testa da tagliare non può essere chede quella del povero allenatore.

Per gli altri quattro, Tavecchio, Malagò, Lotti e Renzi, che dicono di non essersi mai interessati alle vicende calcistiche, il popolo deve attendere. Sono in programma molte riunioni e soprattutto dei tavoli, che, come sempre, servono a prendere tempo e ad allontanare le decisioni.

Uno dei più grandi filosofi italiani, tale Gigi Buffon, ha subito definito la sconfitta un “fallimento sociale”(sic). Piero Fassino, ancora sconvolto per la perdita della poltrona di sindaco di Torino, in pieno accordo con un certo Tabacci, ha detto che la strada giusta per rimediare è quella di “dare la cittadinanza a tutti.” Per lui, se lo “ius soli” fosse già stato legge, avremmo vinto e non saremmo stati esclusi dal campionato del mondo.

Si è fatto vivo timidamente il presidente CONI Giovanni Malagò, che ha chiesto le dimissioni di Tavecchio. Ma senza insistere troppo, forse perché anche lui ha qualche scheletro nell’armadio e  teme che, per ritorsione, il Tavecchio chieda a lui di dimettersi.

E poi ha paura che qualcuno gli imputi la colpa di avere ignorato e di non avere denunciato gli intrallazzi e le manovre economiche che il buon Tavecchio, in collaborazione con un ex arbitro, tale Di Cola, ha messo in atto, anche in paradisi fiscali, con i proventi delle assicurazioni (tra queste l’immancabile COOP) per le organizzazioni dello sport.

Il ministro dello sport Luca Lotti, infine, ignaro che lo sport è un settore di sua competenza, ha affermato che “il calcio va rifondato del tutto. Credo sia importante cogliere questo momento per fare delle scelte, che forse negli anni passati non si ha avuto il coraggio di prendere e mettere a posto tutto il calcio italiano dai settori giovanili fino alla serie A.” A chi tocchi fare queste scelte se non al ministro dello sport, il buon Lotti ancora non lo ha capito o non si sente di dirlo.

E’ intervenuto nel dibattito anche lo statista di Rignano sull’Arno che è in viaggio per la penisola con i treni dello stato.

Ha rievocato con commozione i tempi storici in cui, lui bambino povero, giocava a palla nelle piazze e si gridava “macchina” quando era in arrivo un’auto. La serata storica, ha sostenuto, impone una riflessione a Ventura ed a Tavecchio. Non certo al suo sodale e ministro Luca Lotti.  

Una bella confraternita dell’Ave Maria. Siamo senz’altro in buone mani.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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