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Politica

La guerra dei mattei si combatte a colpi di post.

Cambiano i tempi, i politici preferiscono i social ai salotti tv.

30 Novembre
12:30 2017

Chissà che ne penserebbero Moro, Pertini, Berlinguer o Almirante vedendo come nel 2017 lo scontro tra le forze politiche non si consumi in un salotto tv, né tantomeno in Parlamento, bensì attraverso un post su Facebook.
Tag, hashtag, tweet, condivisioni, notizie, tutto fa brodo, tutto serve ad aumentare il consenso. E poco importa se la notizia rilanciata dal leader di turno è palesemente farlocca: l’importante è il numero dei mi piace raggiunti.

Il politico, ormai disprezzato e declassato nell’immaginario collettivo, si è visto obbligato a scendere dal piedistallo cui si era posto, cercando nuovi contatti con la realtà (virtuale): dalla rete manda affanculo, propone iniziative, spesso bypassando i luoghi tradizionali, legge e talvolta risponde ai commenti, si prende gli insulti, quelli sì, copiosi ma inevitabili.
Il ring favorito dagli sfidanti è Facebook: è li che si raccolgono milioni di italiani, è lì il posto ideale per far campagna elettorale gratis, o quasi.
Se vuoi essere un vincente devi passare dal social di Mark Zuckerberg.

Obama fu un precursore in questo senso: da un punto di vista politico verrà ricordato come un Presidente abbastanza scialbo, ma la sua pagina Facebook può contare su 55 milioni seguaci, come una rockstar, e in molti sono a reputare questa la chiave del suo consenso.
Il suo successore, Donald Trump, è un accanito fan dei social, li usa spesso, alternando gaffes e duelli a distanza: nessuno si scandalizzi qualora decidesse di ordinare il lancio di un missile contro la Corea tramite un tweet.

Tornando in casa nostra, i Cinque Stelle sono i primi ad aver intuito il potere di Internet: tutti i loro processi interni passano attraverso il portale Rousseau e Grillo può contare su un esercito di due milioni di like. Il comico genovese pubblica molto, circa 18 aggiornamenti al giorno, spesso condividendo contenuti esterni.
Analizzando i trend degli ultimi anni le parole che ama utilizzare sono, oltre al M5s, diffondere, condividere, e Renzi, spesso declinato come Renzie.

Un altro che si dà molto da fare è Salvini, che tra un piatto di polenta e una denuncia sul trattamento dei migranti può contare sugli stessi numeri di Grillo.
Il leader leghista punta su uno stile aggressivo, a volte incendiario: spesso i suoi post sono  oggetto di critiche e attacchi.
Decisamente diverso lo stile dell’ex Cavaliere, che spesso preferisce utilizzare uno stile più istituzionale e propositivo nei suoi post. Seppur parli ad un pubblico notoriamente più anziano e moderato, la pagina di Berlusconi conta sul milione di like.

A seguire le (alterne) fortune di Destinazione Italia, il treno Pd, ci  sono circa 1,2 milioni di persone. Occupazione, lavoro, Italia, fare, futuro, le parole più spesso utilizzate dal segretario dem: sembra quasi viva in un altro Paese.
Lo stesso Renzi pubblica molto meno dei suoi rivali, in media un contenuto al giorno, ma usa più parole, circa 78, contro la metà dei post di Salvini.

Interessante anche analizzare le emoticons ricevute, le faccine che è possibile porre in alternativa al like: dai trend si nota come quella arrabbiata sia molto utilizzata nei post di Salvini, sintomo che si rivolge a un pubblico spesso “incazzato”; diverso discorso per Renzi, che spesso vede prevalere il cuore. Oltre la risata, quando la spara particolarmente grossa.


In questo contesto digitale sono anche sorte le prime minacce, costituite dalle cosiddette fake news: notizie inventate di sana pianta con l’intento di screditare l’avversario e fatte circolare utilizzando la creduloneria di molte persone che, al posto di verificare la fonte, preferiscono condividere indignati.

Proprio su questo punto che si combatte l’ultima battaglia tra Lega e Pd: quest’ultimo, utilizzando un’inchiesta partita dal New York Times, accusa il Partito di Salvini di rilanciare notizie fasulle.
Inoltre, la stessa inchiesta proverebbe relazioni tra le pagine grilline e quelle leghiste: Renzi  ha subito chiesto un intervento legislativo anti fake news; cosa che, naturalmente, ha portato alla reazione indignata di Salvini, che ha accusato l’ex Premier di voler censurare internet.
Pronta la risposta di Renzi, direttamente sotto il commento del leader leghista: un battibecco tanto ridicolo quanto sterile.
Un battibecco che farebbe impallidire i signori citati nella prima riga.

Ah, la politica ai tempi dei social...

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