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Politica Locale

Regione Piemonte - Mobilità passiva nella sanità

Fuggono i milioni, latitano i dati

3 Dicembre
11:00 2017

L’Assessore Saitta ha risposto in Aula all’interrogazione urgente del Capogruppo di SEL Marco Grimaldi sulla mobilità passiva in Piemonte.

In occasione della Conferenza annuale dei Centri di senologia della Rete oncologica Piemonte-Valle d’Aosta, organizzata all’ospedale Cottolengo di Torino, è stata illustrata la situazione della “mobilità passiva” fra le pazienti colpite da tumore maligno alla mammella. A quanto pare, i trattamenti fuori regione sono in aumento: 10% nel 2012, 11% nel 2013, 12% nel biennio 2014-2015, 13% lo scorso anno.

Del flusso si avvantaggiano essenzialmente tre Regioni: Lombardia, Liguria e Toscana. Mentre a Torino e nel Piemonte Sud-Ovest il fenomeno è poco diffuso, si registrano alte percentuali nel Piemonte Nord-Est e Sud-Est (rispettivamente 33% e 23%).

L’esodo delle pazienti è in parte effetto della chiusura delle strutture sottosoglia (con un volume di interventi inferiore ai 150 l’anno), ma in gran parte legato ad altri fattori: diversi investimenti in ambito chirurgico, scarsi soprattutto nell’Alessandrino e nel Novarese e tempi di attesa troppo lunghi, che in parecchi casi superano la mediana dei trenta giorni.

Ma il vero problema è che i dati più recenti su tutta la mobilità passiva in Piemonte risalgono al 2013 e indicano per la nostra regione uno sbilancio in negativo di 55 milioni, un saldo fra 270 milioni di introiti da mobilità attiva e 325 di passivo. Ires e Assessorato alla Sanità, a quanto pare, non hanno avviato nuove ricerche Asl per Asl e territorio per territorio, mentre sarebbe importante sapere come siano suddivisi per prestazioni erogate da altre regioni i 325 milioni di spesa sanitaria; quali siano le città o le Asl di appartenenza dei cittadini che hanno ricevuto prestazioni fuori regione; quante prestazioni fatturate fuori Piemonte siano erogate da soggetti che operano e hanno sede anche in Piemonte.

 L’Assessore ha spiegato come i dati arrivino generalmente nell’arco di un anno e mezzo o due, grazie agli accordi con le altre regioni. Solo per la senologia la situazione è più agevole, pertanto sulla rete oncologica vi sono informazioni abbastanza precise, utili a invertire la tendenza. L’Assessore ha poi assicurato che, in ambito oncologico, sono state assunte alcune azioni per evitare le lunghe lista d’attesa, inserendo questi punti fra gli obiettivi assegnati ai direttori. Sembra che dovremo aspettare almeno fino alla fine del 2017 per avere notizie più precise

“Non dubito della buona fede dell’Assessore, ma qui non parliamo di un ritardo di sei mesi o un anno, ma di dati di quattro anni fa. Ogni anno la Regione perde più di 300 milioni di euro. Da più di due anni chiediamo una ricerca, se necessario anche una commissione d’indagine, perché vi è il rischio che alcuni medici che svolgono la propria attività in Piemonte usino le convenzioni con il Servizio sanitario piemontese per portare propri pazienti in cliniche fuori regione. Purtroppo non abbiamo mai ricevuto risposta”.

Così ha commentato il Segretario di Sinistra Italiana Marco Grimaldi che ha voluto sottolineare:

“Anche nel caso in cui nessuno si sia avvantaggiato illegittimamente, o abbia prodotto dumping, abbiamo bisogno di sapere se vi sia una correlazione tra le cure effettuate fuori Piemonte e le liste d’attesa dell’Asl di riferimento, e quanto semplicemente sia una questione di qualità dei servizi e delle prestazioni. Non è possibile ritardare ancora, non possiamo permetterci di sprecare le nostre risorse”.

 

 

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