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Economia e finanza

La stangata

Oltre ai rincari di bollette, carburante e autostrade, adesso si pagano anche i sacchetti per imbustare la verdura

4 Gennaio
08:00 2018

Una volta digeriti i pranzi e i cenoni delle festività, i consumatori italiani si sono alla fine ritrovati con un boccone ben indigesto da mandare giù. A partire dal 1° Gennaio 2018 è infatti scattato un brusco incremento di prezzi e tariffe che, secondo il Codacons, comporterà un aggravio di spesa pari a circa +942 euro annui per nucleo famigliare.

I primi rincari riguardano le spese di luce e gas: varati dall’Autorità per l’Energia, in termini di costi essi comporteranno un ritocco al rialzo di +89 euro. A questo si aggiunga la già illogica composizione delle bollette, dove la spesa per la materia prima (ovvero quanto effettivamente si è consumato) non arriva a coprire la metà dell’addebito. La rimanente “zuppa”, inspiegabilmente lievitata poco sotto il 60% del totale, consta invece di accise, IVA,  altri oscuri oneri di sistema e spese per il trasporto e la gestione dell’energia.

Sempre dall’infausto giorno di Capodanno, per i negozi di alimentari è scattato l’obbligo di utilizzare particolari buste trasparenti parzialmente biodegradabili (sino al 2020, la percentuale minima di materiale ecologico prevista per legge sarà, però, solo del 40%). Sin qui, null’altro ci sarebbe da eccepire. Nondimeno, va rilevato come il costo di tali sacchetti venga in pratica scaricato sul solito consumatore scalognato il quale, dunque, per imbustare verdura, frutta, carne e salumi si troverà d’ora in poi a dover sborsare da 1 a 10 centesimi di euro per volta. La spiacevole novità pare destinata, nell’arco di un lasso temporale medio-lungo, a farsi sentire nelle tasche degli Italiani, anche in virtù del fatto che articoli diversi non siano raggruppabili fra loro, per ragioni legate alla differenza di prezzo. Al momento, non è ancora chiaro se i consumatori più oculati potranno almeno avvalersi di sacchetti riutilizzabili portati da casa.

Si aggiunga poi che, in generale, per riempire il carrello della spesa gli Italiani dovranno spendere, mediamente, quasi 180 euro annui in più. Così per frequentare i ristoranti, +32 euro e per “dar da bere” ai propri autoveicoli. Le spese per il carburante conosceranno infatti un aumento di ben 157 euro annui. Da questo discenderà un conseguente aggravio dei prezzi per quanto concerne il commercio al dettaglio, producendo altri +201 euro di spesa aggiuntiva.

Le polizze RC Auto aumenteranno di 13 euro. Tuttavia, anche lasciare la vettura in garage non servirà a preservare il portafoglio: infatti il costo dei trasporti rincarerà mediamente di 75 euro annui.

Altri 60 euro scorreranno letteralmente via per coprire le spese di acqua e rifiuti, mentre curarsi comporterà circa +36 euro di esborso medio aggiuntivo. Non si salva il settore dell’istruzione: per questa voce le famiglie saranno chiamate a spendere ulteriori 40 euro.

Un capitolo a parte merita la questione dei pedaggi autostradali. Mettersi in viaggio, per lavoro, necessità o ferie, aggiungerà infatti +41 euro alla già notevole lista delle nuove uscite. Mediamente, i rincari saranno infatti del +2.74%, addirittura del +8.34% lungo l’A4 fra Torino e Milano.

Proprio in riferimento alla strategica tratta fra il capoluogo sabaudo e quello lombardo, gli aumenti succedutisi dal 2008 a questa parte sono quantificabili in un disarmante +80%. Dato ancor più negativamente significativo, considerati il modestissimo tasso d’inflazione dell’ultimo decennio e, per contro, l’insorgere della deflazione. La società Satap, incaricata di gestire la tratta e il Ministero dei Trasporti, investito del potere di autorizzare i rincari in base a normative codificate, dal loro canto fanno spallucce. Gli aumenti, secondo loro, non sarebbero infatti solo legati all’inflazione (come detto, quasi inesistente) ma troverebbero giustificazione nei cospicui investimenti messi in campo dal gestore per ammodernare l’infrastruttura (allargamento della sede autostradale dagli iniziali 24 metri a oltre 32, costruzione di piazzole e di aree di sosta).

Purtuttavia, spulciando i bilanci della Satap si scopre come gli incassi derivanti dalla gestione della A4 Torino-Milano e della A21 Torino-Piacenza siano globalmente schizzati, nel decennio 2006-2016, dagli iniziali 228.1 milioni di euro a ben 410.9 milioni. Similmente, durante lo stesso periodo gli utili della società sono passati da 61.1 milioni di euro a poco meno di cento (per la precisione, 97.6 milioni).

Di primo acchito, gli investimenti fatti parrebbero dunque remunerabili senza l’impellente necessità di introdurre nuovi e sempre più esosi aumenti dei pedaggi.

Sorte ancor più grama spetta ai fruitori del tratto di A5 compreso fra Aosta Ovest e Courmayeur. Il costo del pedaggio ha subìto un incremento del +52.69% passando, per poco più di 30 chilometri di tragitto, da 5.60 euro a 8.55 euro. Con evidente detrimento soprattutto per il turismo.

In ultimo, veniamo alla stretta… come dire… “pilotata” sui trasgressori del Codice della Strada. I Comuni, all’interno dei loro bilanci di previsione già approvati, hanno complessivamente stimato un maggior incasso pari a oltre 1.7 miliardi di euro. Per realizzarlo, occorrerà comminare più multe.

Torino, insieme a Roma e Milano si trova in testa alla lista delle Municipalità che volano, anzi guidano, alto. Infatti, per raggranellare i 109 milioni di euro da poco messi a bilancio da Palazzo Civico, occorrerà procedere con oltre 790 mila sanzioni.

Insomma, per il portafoglio questo novello 2018 non è senza dubbio iniziato nel più roseo dei modi. Anzi, per essere franchi, le tonalità parrebbero piuttosto tendere… “al verde”!

 

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