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Il Tallero di Maria Teresa; Storia, transazioni, usi e costumi (Prima parte)

I ricordi suscitati dalla bella mostra “Maria Teresa e Trieste”

7 Gennaio
11:00 2018

Ricordi lontani d’esami e la valorizzazione presentata nella Mostra “Maria Teresa e Trieste” (Civico20 News, 3 gennaio 2018, ore 9), c’inducono e ripercorre pagine di storia per porre in risalto un’intuizione che fece epoca.

Potremo convenire che il nominale precursore del Dollaro fu la moneta conosciuta come Tallero, o più precisamente il famosissimo Tallero di Maria Teresa d’Austria. Esso ha svolto per quasi due secoli il ruolo che effettivamente oggi riveste il Dollaro USA nei mercati internazionali, valuta franca e (nella pratica) universalmente riconosciuta e cambiata.

Minimo comune multiplo delle due monete non sono solo l’origine e la funzione, ma anche il contesto di diffusione, cioé una economia a scala globale e di rapide transazioni, atta a sostenere lo sforzo colonialistico ed imperialistico delle Nazioni europee tra XIX-XX secolo per quanto concerne la moneta austriaca, e l’imperialismo delle fonti energetiche e delle materie prime con i verdoni dei nostri giorni.

Il Tallero nacque nell’area germanica come risposta all’esigenza della nascente Borghesia dell’Età Moderna di avere monete più adatte, a livello ponderale, negli scambi commerciali tra i diversi ceti cittadini, senza ricorrere a monete d’oro (spesso straniere) troppo pesanti e sconvenienti, quando si trattava di far riferimento a grosse somme.

Si compì un primo passo in avanti, verso il Tallero vero e proprio, nel 1486 (qualcuno sostiene 1484) quando l’Arciduca Sigismondo del Tirolo, resosi conto della grande penuria delle proprie riserve auree, stabilì che il rapporto tra oro e argento fosse di 1/12 ed iniziò la coniazione di monete d’argento di grosso modulo: i Guldiner o fiorini d’argento . La scoperta di grossi giacimenti argentei in numerose aree dell’Impero, facilitò la diffusione e l’imitazione delle nuove monete in lungo e in largo, dalla Renania fino all’Ungheria.

Nel 1520 il conte di Bassano del Grappa Steffan Schlick, sfruttando la concessione del diritto di battere moneta (multipli e sottomultipli di Fiorini e Grossi) ottenuta nel 1517 dalla Dieta di Boemia, coniò presso la zecca di Joachimsthal, Guldiner con l’immagine di San Gioacchino (il santo patrono, Fig. 3) denominati prima Joachimsthaler, poi abbreviati in Thaler fino a raggiungere la forma odierna di Taler.

Nel 1528 terminarono le coniazioni e furono riprese nel 1547 dall’imperatore in persona; Joachimsthal crebbe fino a diventare la terza zecca del Regno di Boemia. Il Tallero si diffuse in maniera eccezionale. Poiché un editto del 1442 vincolava qualsiasi moneta d’oro fosse coniata al controllo imperiale, tutte le città che possedevano una miniera d’argento ed anche quelle che non le avevano ma che erano più intraprendenti e dallo spirito più autonomo, iniziarono a coniare Talleri, tanto che Carlo V tentò di bloccare questa diffusione proibendo tutte le nuove emissioni (1551). L’imperatore non riuscì nell’intento ed il Tallero si impose più di prima.

L’esigenza dei mercati ed un pò anche la vanità dei signori tedeschi, amanti delle loro belle insegne araldiche, diedero impulso alla coniazione di multipli di Tallero, che col tempo addirittura svolsero un ruolo di moneta di ostentazione o di moneta magica e sovrannaturale.

Spostandoci al 1780 si arriva alla coniazione del Tallero dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria (morta in quello stesso anno, si trattava quindi di riconiazioni postume; nella realtà Maria Teresa iniziò a coniare Talleri già dal 1741 con stile diverso rispetto a quello con millesimo 1780) presso la zecca di Gnzburg e di Vienna (poi Karlsburg, Kremnitz, Praga, Hall.

La descrivo: busto dell’imperatrice in età matura e con velo vedovile; aquila bicipite coronata con scudo dell’impero asburgico (scudo quadripartito con armi di Ungheria, Boemia, Borgogna, Burgau.

La legenda latina abbreviata recita “Maria Teresa Imperatrice Romana per Grazia di Dio Regina d’Austria e d’Ungheria”, al dritto, al rovescio invece “Arciduchessa d’Austria Duchessa di Borgogna Contessa del Tirolo”. Sul contorno si legge IUSTITIA ET CLEMENTIA in rilievo tra ornati e rosette.

La coniazione rispetta i requisiti stabiliti attraverso l’editto imperiale di Vienna del XVIII secolo secondo cui da due libbre d’argento si ottenevano 35,6 Talleri, in particolare la moneta aveva un titolo di 833 millesimi (833/00) per un peso di 28,0668 grammi e un diametro di 42,50 mm. Il simbolo X (o croce decussata,) posto dopo il millesimo 1780, indica che la moneta è stata coniata seguendo la convenzione monetale del 21 Settembre 1753 (annullando di fatto l’editto del 30 Luglio 1748).

Al dritto, sotto il busto di Maria Teresa, si leggono le lettere SF, iniziali rispettivamente del maestro di zecca Tobias Schbl e del conservatore Joseph Faby (ci avviene solo sulle monete battute riprendendo il conio originario di Gnzburg, quelle che non seguono tale tipologia riportano generalmente le iniziali dei diversi maestri di zecca); l’incisore della moneta J.B. Wrschbauer.

L’intrinseco d’argento resta pressochè stabile per quasi due secoli in cui circola la moneta e, grazie a tale prestigio e continuità, supera ben presto anche i confini dell’impero asburgico.

Il successo della moneta (come si vedrà, anche in suolo extraeuropeo) fu pure garantito dall’elegante aspetto della moneta. Attraverso i Balcani entra pienamente nell’Impero Ottomano (sovrapponendosi ai loro mejidiye) e dal Medio Oriente si introdusse in Africa. La moneta quindi non era apprezzata solo per la sua preziosità ma anche come moneta di transazione, di conversione.

Tutta la penisola arabica fu conquistata dalla moneta di Maria Teresa tanto da nominare il Tallero abu nuqta (l’unico con i punti), abu tayr (l’unico con gli uccelli) e abu reesh l’unico con le piume) alludendo all’intricata incisione del conio. In Africa spazi dal Sudan fino all’Angola ed al Mozambico, sconfinando poi nell’Atlantico verso l’arcipelago delle Azzorre.

Oramai in questi luoghi, con l’elevato livello raggiunto dalla tecnologia della rivoluzione industriale (iniziata proprio verso la fine del 700) rispetto agli standard di epoche precedenti, la ricerca di materie prime, metalli e di quant’altro necessario allo sviluppo e al sostegno della attività industriali europee fu pressante e si diede inizio ad una epoca di massiccia colonizzazione dei territori africani ed asiatici che, allo scadere del XIX secolo, degenerò nel fenomeno dell’imperialismo.

A costo di dure e nefaste campagne militari gli stati europei più forti costituirono, a spese degli indigeni, dei nuovi organismi territoriali depredandoli di tutte le loro ricchezze, ma in questa pessima gestione dell’uomo industrializzato, molti popoli ebbero il primo vero e proprio impatto con la modernità e con la tecnologia, in primis l’uso della moneta, trapassando da una situazione di sostanziale baratto o uso pre-monetale ad una realtà monetizzata evoluta.

Il conio principe di questo mondo che iniziava a globalizzarsi era proprio il Tallero di Maria Teresa d’Austria per i motivi già descritti.

(Continua)

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