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Dal cielo di bronzo alle facce di bronzo

216 anni dopo

6 Gennaio
09:30 2018

  Da anni, quasi tutti giorni, qualche gnomo, foraggiato da contributi di milioni di dollari o di euro, distribuiti a piene mani da enti come l’ONU (coltivatore diretto di Boldrine) o come l’ IPEC (Intergovernmental panel climate change), compare in televisione e sui giornali per ammonirci che ogni evento climatico è di origine antropica. Ossia è causato dalla presenza dell’uomo sul pianeta.

 

Fino a dieci anni fa gli gnomi si erano inventati la storia del buco dell’ozono. Che li ha lasciati in brache di tela, perché a poco a poco a poco si è dileguato ed ora non fa più notizia.

 

Hanno dovuto ripiegare allora sul riscaldamento del globo terracqueo, progressivo ed inarrestabile e  ci hanno tormentati con notizie allucinanti, come quella dello scioglimento dei ghiacci delle calotte polari.

 

Tragico evento, che avrebbe avuto come conseguenza l’aumento di livello dei mari di tutto il mondo, con la scomparsa della pianura padana, sommersa per intero per intero dalle acque marine.

 

Ci hanno fatto presagire enormi icebergs che vagano nei mari, investendo le navi di passaggio (cosa mai avvenuta prima di oggi), orsi bianchi allo stremo a causa dell’acqua calda in cui sono costretti a nuotare, pinguini e foche divenuti anoressici e distrutti dal clima torrido che li opprime.

 

Nel corso dell’anno appena trascorso, legambiente ed altre miliardarie organizzazioni consimili si sono poi gettate su di un periodo di siccità che ha colpito il nostro paese nella stagione calda.

 

Hanno presentato campagne arse dalla siccità, fiumi con l’alveo ridotto al minimo “come mai prima di ora” ed in tutti i telegiornali RAI e Mediaset è comparsa l’immagine delle zampe di un povero cane che deambulava  su di un mosaico di zolle secche e  frammentate.

 

Ci hanno detto che mai “a memoria d’uomo”, il nostro paese era stato colpito da un così lungo periodo di siccità, lasciando intendere che la colpa di un tale evento non poteva che essere attribuita al comportamento odierno dell’essere umano.

 

Anche l’ondata di gelo, neve e ghiaccio che si è abbattuta su di noi negli ultimi tempi, era causata dal surriscaldamento del globo terracqueo.

 

Un documento pubblicato di recente dall’Associazione di Storia e Arte Canavesana smentisce in modo clamoroso le fake news diffuse da Legambiente e dalle consorterie alleate.

 

E’ il diario giornaliero di un abitante di Villareggia (Torino) flebotomo e possidente terriero, Giuseppe Valle, morto il 14 settembre 1824, che racconta le vicende politiche e gli eventi climatici che si susseguirono nei primi anni del 1800 nelle zone del Canavese e del vercellese.

 

Di particolare interesse sono le annotazioni riferibili all’anno 1802, ossia a quello che l’autore del diario definisce “anno miserabilissimo non più veduto a rimembranza d’uomo”.

 

Scrive che “li pessimi presagi fatti nei mesi di Aprile e Maggio si sono a nostro malgrado verificati, mentre la   terribilissima siccità ha continuato sino li 23 ottobre, tanto si fece di bronzo il cielo che inaridì di modo la terra, che seccò o per meglio spiegarmi abbruciò talmente le nostre campagne, che dopo d’aver seccata totalmente le melighe, fagiuoli e tutti gli altri frutti ed averli condotti a casa in erba, proseguì tant’oltre detta siccità, che basta il dire non trovarsi più filo d’erba verde in tutto il territorio, caso di grandissimo terrore e spavento.

 

Correva l’anno 1802, da allora sono trascorsi ben 216 anni e si evince che il periodo di siccità si prolungò dal mese di aprile fino al giorno 23 del mese di ottobre.

 

Nessuno in quei tempi copriva di milioni di dollari associazioni cui è stato demandato il compito di  attribuire alla presenza dell’uomo ed alla sua azione inquinante, ogni cambiamento climatico.

 

Non c’era l’ONU, non c’era l’IPEC, non folleggiava nei mass media, con altre associazioni dello stesso tipo, neppure Legambiente.

 

I cambiamenti climatici presenti duecento anni fa, al pari di oggi, potevano venire attribuiti dal flebotomo Giuseppe Valle da Villareggia, non certo alla presenza inquinante dell’essere umano, ma solo ai nostri gravi peccati. Per cui  concludeva con la preghiera che Iddio ci liberi da tante sciagure e disgrazie.

                                                                                                                    

 

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