Reg. Stampa num.22 del Tribunale Ordinario di Torino - 11 Marzo 2011

redazione@civico20news.it

Interviste

Emmanuel Macron

Un amico ci aiuta a tratteggiare i primi sei mesi del suo mandato

9 Gennaio
08:30 2018

Il fine settimana appena trascorso ci ha dato modo di risentire Claude, un caro amico francese. Dalla sua passione rigorosa per la storia politica d’oltralpe, non disgiunta da sagaci doti interpretative, è nata l’idea per un’intervista, certo estemporanea ma carica dell’ambizione di voler brevemente tratteggiare con lui i primi sei mesi di presidenza Macron, declinati ovviamente secondo il suo punto di vista.

 

Innanzitutto Claude, come giudichi il notevole successo elettorale ottenuto da Macron, con oltre il 66% dei consensi?

A mio avviso, esso è stato frutto di condizioni al contorno davvero particolari. Infatti, il candidato originariamente arcifavorito era François Fillon, appartenente allo schieramento di Centro-Destra. Dopo l’exploit delle primarie, Fillon sembrava ormai veleggiare verso l’Eliseo ma lo scandalo che ha visto coinvolti la moglie e due dei figli, tutti suoi assistenti parlamentari, accusati di percepire laute prebende dallo Stato pur non presentandosi al lavoro, lo ha fatto, come ovvio, scemare nel gradimento. Inoltre, la consultazione della scorsa estate è stata quella che noi Francesi chiamiamo una “election par depit” (elezione di chi ritenuto meno peggio). In pratica, molti cittadini sono entrati in cabina con il naso turato e, pur di non favorire Marine Le Pen, hanno accettato il compromesso del giovane Macron. Lo stesso era accaduto nel 2002, quando i Socialisti avevano invocato una convergenza generale sull’allora candidato di Destra, Jacques Chirac, contro l’avanzata di Jean-Marie Le Pen,  padre di Marine e, all’epoca, alla testa del Front National.

 

Prima del ballottaggio, fra Macron e la Le Pen si era svolto anche un acceso dibattito televisivo.

Sì, tuttavia il giovane leader di En marche aveva praticamente surclassato la contendente su tutta la linea. Alla fine del confronto, Marine Le Pen si era ritrovata, come si dice da noi, laminée (stesa). Inoltre, in vista del secondo turno, il programma di Macron era stato avvedutamente infarcito con temi e questioni tratte dall’agenda elettorale di Fillon. Questo fatto, unito alla inconfutabile preparazione culturale e oratoria di Macron, ha saputo procacciare le ovazioni della Destra liberale e moderata.

 

Quando parli di preparazione culturale, alludi forse al fatto che Macron si sia formato presso l’ENA (École Nationale d’Administration)?

Sì, certo. Aggiungo però come Macron sia riuscito a svecchiare quanto lì appreso. L’ENA, fondata da Charles de Gaulle nel 1946 per preparare la futura classe dirigente del Paese, è, secondo me, rimasta aggrappata a una concezione di Francia vecchio stile, basata sul concetto di autarchia, per cui la Nazione e il suo Impero sono sufficienti a loro stesse, essendo in grado di produrre tutto quanto loro necessario. Nell’ambito di un’economia globalizzata, è evidente come una visione di questo tipo sia oggi del tutto anacronistica, non potendo più, tra l’altro, esercitare un controllo diretto sulla moneta. Dal mio punto di vista, Emmanuel Macron l’ha capito, distinguendosi: sa che esistono politiche buone e corrette sulla carta, destinate però a rivelarsi fallibili e inefficaci di fronte ai dati dell’economia reale.

 

Quali sono state finora le principali misure messe in atto dal Presidente Macron? Si può dire che egli abbia onorato quanto promesso in campagna elettorale?

Direi abbastanza. Il nostro principale problema è quello della disoccupazione. Credo che lo stesso valga per voi in Italia. Macron ha portato avanti un programma per favorire le nuove assunzioni, soprattutto fra i giovani, rendendo più facile il passaggio da una realtà produttiva all’altra. Il tessuto economico francese è costituito per lo più da imprese medio-piccole che, in questo momento, riescono a lavorare solo durante alcuni periodi dell’anno, corrispondenti al tempo di disbrigo delle commesse. Al termine, in assenza di ulteriori richieste, le imprese si trovano nell’impossibilità di continuare a stipendiare i dipendenti. La riforma di Macron, stante le sue aspettative, dovrebbe favorire il riassorbimento del personale dalle imprese non più produttive verso quelle destinatarie di nuovi ordini e commesse. Inizialmente erano stati paventati scioperi e subbugli, peraltro poi non verificatesi. Vedremo gli sviluppi e, soprattutto, i risultati concreti. Chirac aveva tentato un approccio analogo, salvo poi indietreggiare di fronte alle minacce di sciopero.

Inoltre Macron vorrebbe ridurre ulteriormente la settimana lavorativa, rivedendo al ribasso le attuali 35 ore, senza però intaccare i salari. Questo proposito è stato accolto con molta reticenza, peraltro come già successo ai tempi di  François Mitterrand: all’epoca si era passati da 40 a 39 ore lavorative settimanali.

 

Non ti sembra quasi illogico che si protesti di fronte alla possibilità di lavorare meno, pur mantenendo inalterata la propria busta paga?

Lavorare meno significa poter beneficiare di più tempo libero per, eventualmente, svaghi e attività varie. Poichè, come si sa, anche les loisirs (i piaceri) costano, secondo alcuni si andrebbe così a erodere ulteriormente la medesima busta paga… Voilà spiegata la ragione delle reticenze.

 

Ci hai parlato di lavoro; se non erro, Macron aveva anche promesso di ridimensionare le tasse sul mattone.

In Francia la casa è gravata da due tasse. Una riguarda la proprietà dell’immobile; l’altra il fatto che esso, se abitato, goda e usufruisca di tutta una serie di servizi. Macron ha asserito di voler progressivamente sopprimere quest’ultimo balzello per circa l’80% dei Francesi, siano essi proprietari o inquilini, in base a determinate caratteristiche di reddito. Anche rispetto a questa tematica, staremo a vedere.

 

Claude, come giudichi il rapporto di Emmanuel Macron con i media? In base a quanto si vocifera in Italia, egli parrebbe quasi assumere atteggiamenti da Roi Soleil (Re Sole)?

Si tratta di una figura politica certamente molto determinata. Quando convoca i giornalisti all’Eliseo, espone sempre con rigore i propri argomenti, mantenendo alto il registro del discorso e non cedendo a eventuali provocazioni. E’ forse per questo che, a tratti, trasmette di sé un’immagine autoritaria. Di certo, anche nell’ambito dei consessi internazionali, dà della Francia un’immagine fiera e orgogliosa, nonostante tutte le difficoltà che attraversano il nostro territorio.

 

A proposito di immagine: tutto il mondo ha notato la compitezza e il senso di unità con le quali i Francesi hanno recentemente celebrato le esequie del cantante Johnny Hallyday.

Sì, per noi Johnny era una specie di idolo, un ambasciatore della Francia nel mondo. I suoi funerali hanno richiamato a Parigi oltre un milione e duecentomila persone. Come hai già anticipato tu, l’organizzazione e lo svolgimento sono stati impeccabili: niente insulti, nessuna vetrina in frantumi. Il Presidente Macron ha incarnato questo sentimento, rispettoso e corretto, di unità nazionale: non a caso, proprio in quei giorni i sondaggi ne hanno visto risalire l’indice di gradimento sino a oltre il 50%.


Veniamo alla spinosa questione economico-politica che ha recentemente riguardato i rapporti tra Francia e Italia. Come valuti, ovviamente dalla tua prospettiva “di parte”, l’accordo che riguarda i cantieri navali di Saint-Nazaire?

La vostra Fincantieri ora detiene il 51% delle azioni ma l’1% di queste le è stato soltanto dato in prestito dallo Stato francese. Qualora l’Italia non dovesse ottemperare a una serie di impegni e obiettivi industriali, tale prestito, di qui a dodici anni, potrà essere revocato. In quel caso, il restante 50% di azionariato italiano verrebbe rivenduto alla Francia. Su questa questione preferisco non pronunciarmi troppo, purtuttavia mi sembra importante precisare un concetto, per quanto banale. Qualunque autorità politica dovrebbe sempre battersi per tutelare in primis gli interessi del proprio Paese: in questo senso Macron, impedendo per prelazione a Fincantieri di acquistare subito il 66.6% di STX France (la società di gestione dei cantieri di Saint-Nazaire) si è mosso, secondo me, correttamente ed efficacemente, a beneficio dei Francesi.

 

Grazie per la tua affilata e implicita schiettezza… Ancora una domanda: che cosa pensi di Brigitte Macron, la premiere dame di Francia?

Forse una donna potrebbe fornirne un quadro più completo e pertinente… Comunque la mia impressione è buona: Brigitte è una persona colta, preparata  e, come il marito, sempre attenta a offrire di sé un’immagine lontana dagli eccessi. Non è appariscente, come non lo era Yvonne de Gaulle, che noi chiamavamo scherzosamente Tante Yvonne (Zia Yvonne). Inoltre, pur non ricoprendo alcun ruolo ufficiale, Brigitte coadiuva il marito in tutto, anzi ne è forse il secondo cervello: in questo ricorda molto Claude Pompidou, moglie e vera e propria “mente” del Presidente Georges Pompidou.

 

Grazie Claude per la tua grande disponibilità. Desideri rivolgere un pensiero conclusivo ai lettori di Civico 20 News?

Certo, un pensiero dettato dall’esperienza. Informatevi e documentatevi sempre. Di fronte alle criticità del presente, cercate di costruirvi un’opinione vostra, rigorosa e supportata dalla conoscenza dei fatti. Non accettate ricette precostituite senza riflettere. Grazie per l’opportunità. Forza Francia e forza Italia!!!

 

Condividi l'articolo

Autore dell'articolo

Commenti all'articolo

comments powered by Disqus