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Politica Nazionale

Sondaggi: sale l’astensione, crolla il Pd

La fotografia di Emg per TgLa7 a due mesi dal voto.

10 Gennaio
14:30 2018

Anno nuovo, vita vecchia, per il Partito Democratico, che continua a perdere decimali. Addirittura otto, tra il 18 dicembre e il 9 gennaio, che portano a uno striminzito 24.1%
Un incubo se si pensa al 40% delle Europee del 2014.
Probabilmente la legislatura pasticciata Pd, che ha visto alla guida un po’ Letta, un  po’ Renzi e un po’ Gentiloni, non è piaciuta, nonostante sui giornali e tv sia iniziato il bombardamento pro governo: occupazione mai così alta dal 1977, la crisi è definitivamente alle spalle, dal cielo piove manna, e cose di questo tipo.
L’impressione è che in tv venga scattata una fotografia del Paese parecchio diversa dalla realtà.

C’è poi da considerare il tema delle liste civiche, sorte sia a destra che a sinistra con l’intento di portare qualche percentuale in più alla coalizione d’appartenenza: al momento non sembrano in grado di incidere.
Noi con l’Italia pare assestarsi a un misero 2,2 %, mentre, scavalcando la barricata, si può notare come la strana coppia Bonino-Tabacci si fermi all’ 1,4% e la petalosa lista civica della Lorenzin sia premiata solo da un elettore su cento.
Uso il termine petaloso perché usato dalla stessa che, presentando la sua nuova formazione su Facebook, l’ha così descritta “Il nostro simbolo è un fiore frutto della fantasia di un bambino, disegnato e donato da lui ricordandomi il verso della canzone "per fare tutto ci vuole un fiore".
Per me un fiore petaloso è un fiore in cui ognuno può vederci il fiore che vuole proprio perchè frutto di una mente libera e incontaminata come quella di un bimbo.”
A voi i commenti.

L’ex Ministro della Sanità, nonché ex Popolo delle Libertà, punta decisa al rosa shocking, un fiore al centro, e una fusione vecchie formazioni che definir rottami pare un complimento. Tra esse cito la mai decollata Alternativa Pololare, I Centristi per l’Europa, e la gloriosa – a suo modo- Italia dei Valori che, negli anni ruggenti, fungeva da spalla al partito di Centrosinistra battagliando assiduamente contro Berlusconi, mentre ora si trova a far parte della galassia di partitini che compongono la debolissima lista Lorenzin.

L’intera area del Centrosinistra è attestata quindi intorno a un misero 28%. Questa generale flessione non han coinciso con un aumento della forza di Grasso che, probabilmente, starà già facendo i conti con l’effetto Boldrini: Liberi e Uguali è al 5.5%, stabile se non in leggero calo rispetto a dicembre.

Solido in testa resta il Movimento 5 Stelle, con il 28,2% dei consensi, anche se perde lo 0.3%
Ieri Di Maio ha dichiarato «Non credo che sia più il momento per l’Italia di uscire dall’euro, perché l’asse franco-tedesco non è più così forte e spero di non arrivare al referendum sull’euro che comunque per me sarebbe una extrema ratio», facendo registrare l’ennesimo mal di testa a chi cerca di capire qualcosa della loro politica estera..
Idee confuse anche sulla prospettiva di aprire o meno ad altre forze politiche, visto che con il solo “essere il partito più votato” non si va da nessuna parte: da tempo circola il nome di Liberi e Uguali. Difficile che l’elettorato grillino accetti di governare con un partito smaccatamente di sinistra in cui, vale la pena ricordarlo, la fanno da padroni ancora D’Alema e Bersani.

A questo punto tutti danno per vincente la coalizione di Centrodestra, su cui ancora grava l’incertezza circa il capo della coalizione, vista l’interdizione dai pubblici uffici di Berlusconi: la cosa, tuttavia, non sembra preoccupare più di tanto l’ex Cavaliere, che comunque si è dichiarato leader carismatico e trait d’union di tutta l’area liberale.
La coalizione, però, arrivata al 36% sembra non registrare grandi passi in avanti: nell’ultimo periodo ci si è limitati a travasi di voti da un Partito all’altro, con la Lega che aumenta di +0.3% e si porta al 13.6% e un Forza Italia sempre impiantato al 15%.
La Meloni è al 5.5%, mentre la famosa quarta gamba, come detto, supera di poco il 2%.

Il vero tesoro su cui i partiti dovrebbero cercar di metter mano sono gli indecisi, un 15% buono in grado di spostare gli equilibri, mentre risulta sempre in crescita il partito dell’astensione: una persona su tre pare che il 4 marzo non si recherà alle urne. Di gran lunga il partito con più sostenitori, e la cosa dovrebbe far riflettere.

 

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