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Cronaca Torino

Città Metropolitana di Torino. In primavera partono i lavori per la connessione internet a Banda ultra Larga

Sono interessati 132 Comuni piemontesi delle “Aree bianche”

12 Gennaio
14:00 2018

Partiranno tra maggio e giugno i lavori per la realizzazione della connessione Internet a banda ultra larga nelle cosiddette “aree bianche a fallimento di mercato” del Piemonte. Per iniziativa della Regione, nell’auditorium della sede di corso Inghilterra della Città Metropolitana di Torino si è tenuto giovedì 11 gennaio un incontro con i sindaci dei Comuni interessati alla prima fase degli interventi.

Il Piano nazionale per la banda ultralarga nelle aree bianche mira a risolvere il problema del digital divide garantendo la copertura ad almeno 100 Mbps fino all’85% della popolazione italiana, la copertura ad almeno 30 Mbps garantita alla totalità della popolazione italiana, la copertura ad almeno 100 Mbps di sedi ed edifici pubblici (scuole e ospedali in particolare).

Per il raggiungimento di tali obiettivi Infratel Italia, società pubblica istituita per favorire la digitalizzazione del Paese, ha avviato un piano di attività che ha previsto una gara per la selezione di un operatore in grado di realizzare e successivamente gestire l’infrastruttura passiva per la diffusione dei servizi a banda ultra larga. L’operazione è resa possibile dall’utilizzo di fondi nazionali, europei (FESR-Fondo europeo di sviluppo regionale e FEASR-Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale) e regionali. Durante l’incontro nella sede della Città Metropolitana i rappresentanti della società Open Fiber, aggiudicataria della seconda gara per la realizzazione delle nuove reti, i funzionari di Infratel e quelli regionali hanno illustrato il quadro degli interventi e fornito chiarimenti di tipo tecnico e amministrativo.

LE FASI DEL PROGETTO

I Comuni piemontesi interessati alla prima fase degli interventi sono 132, con una popolazione di quasi 300.000 abitanti.  Quelli appartenenti al territorio della Città Metropolitana di Torino sono una cinquantina. Quasi tutte le amministrazioni locali hanno già firmato le convenzioni operative.

Le fonti di finanziamento pubbliche per la banda ultra larga in Piemonte nelle aree bianche a fallimento di mercato ammontano complessivamente a 284 milioni di Euro, così ripartiti: 195 milioni di fondi europei PAR FSC, 44,3 milioni di fondi POR FESR e 45,6 di fondi POR FEASR. A queste risorse si aggiungeranno altri 200 milioni di Euro di investimenti privati.

 Dopo la firma del contratto con Open Fiber (avvenuta a novembre) e dopo l’approvazione del progetto definitivo da parte di Infratel, l’aggiudicatario dovrà redigere il progetto esecutivo entro sessanta giorni e dare successivamente avvio ai lavori di infrastrutturazione.

Nelle prossime settimane è prevista una serie di sopralluoghi nei territori interessati alla redazione dei progetti esecutivi, con l’obiettivo di individuare infrastrutture pubbliche o private riutilizzabili per la posa della fibra ottica: ad esempio impianti dell’illuminazione pubblica, sottoservizi, ecc.

Si dovranno anche individuare spazi o aree idonee ad ospitare le varie strumentazioni e verificare i vincoli da rispettare. L’intervento sulla banda ultra larga è piuttosto complesso, soprattutto per la mole di autorizzazioni necessarie: Infratel ne ha calcolate circa novemila solo in Piemonte. La concertazione territoriale con tutti gli attori pubblici e privati interessati, in questo caso, è veramente una conditio sine qua non dell’intero processo. 

 Il piano regionale sulla banda ultra larga mira anche alla salvaguardia e valorizzazione degli investimenti già attuati, alla tutela e valorizzazione dei piccoli operatori locali (che avranno pari opportunità di accesso) e allo stimolo alla domanda, attraverso la diffusione dei servizi regionali digitali. La rete realizzata sarà data in concessione per vent’anni all'aggiudicatario e rimarrà di proprietà pubblica.

L’IMPEGNO DELLA REGIONE PIEMONTE E DELLA CITTÀ METROPOLITANA

L’Assessora regionale all’attività produttive, presente all’incontro dell’11 gennaio in corso Inghilterra, ha sottolineato che i fondi europei impegnati sul piano per la banda ultra larga non verranno rendicontati sulla base della fibra posata, ma sulle effettive unità abitative connesse: una garanzia del fatto che, che dopo i lavori di posa dei cavi, la rete divenga immediatamente operativa.

L’assessora regionale ha ringraziato Anci, Uncem e Upi per la collaborazione dimostrata, nell’ambito di un lavoro senz’altro impegnativo, ma che risulta fondamentale e strategico per il territorio. L’importanza dell’investimento è stata rimarcata anche dall’Assessore regionale all’agricoltura, che ha auspicato un cambiamento di mentalità nelle aree rurali, per cogliere al massimo le opportunità di visibilità sul Web per le aziende e di sviluppo dell’e-commerce.

Uno dei maggiori ostacoli allo sviluppo economico e sociale è rappresentato dal divario digitale tra le aree densamente urbanizzate e il resto del Paese, quelle zone in cui imprese del settore non hanno ritenuto sufficientemente remunerativo investire nell’infrastruttura a banda larga.

Negli scorsi anni la Provincia di Torino, oggi Città Metropolitana, è intervenuta su diversi territori per favorire l’espansione dell’infrastruttura, ma rimangono importanti criticità da risolvere. La diffusione della banda larga e ultra larga è una priorità per un Ente che ha come missione istituzionale la promozione dello sviluppo economico sociale.

La Città Metropolitana di Torino considera l’accesso alle nuove tecnologie come un diritto di tutti i cittadini e di tutte le aree geografiche, in considerazione dei vantaggi che ne derivano, soprattutto in termini di fruizione di servizi avanzati.

Da parte sua, la Città Metropolitana di Torino ha previsto nel suo Piano Strategico condiviso con i territori di promuovere una connettività all'altezza delle esigenze della pubblica amministrazione e del mondo delle imprese.

L’Ente di area vasta intende dotarsi di un catasto digitale delle infrastrutture delle telecomunicazioni (previsto dall’Agenda digitale del Piemonte), che raccoglierà in un’unica “mappa” i dati provenienti da diversi enti e potrà riutilizzare le infrastrutture fisiche già esistenti, con un notevole risparmio di risorse pubbliche (costi di scavo e interramento delle linee) e la limitazione dei disagi per la popolazione e per l’ambiente.

La Città Metropolitana contribuirà inoltre a “popolare” il catasto nazionale, in linea con quanto previsto dal Piano nazionale della banda ultra larga e dal MISE-Sistema informativo nazionale federato delle infrastrutture.

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