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“Coco” – il colorato e gioioso aldilà messicano della Pixar

Il lungometraggio firmato Disney Pixar vincitore del Golden Globe come miglior film d’animazione è un allegro salto nelle tradizioni messicane

19 Gennaio
14:00 2018

Anno: 2017 

Titolo originale: Id.

Paese: USA

Durata: 109 minuti

Genere: Animazione, Fantastico

Regia: Lee Unkrich, Adrian Molina

Soggetto: Lee Unkrich, Adrian Molina, Jason Katz, Matthew Aldrich

Sceneggiatura: Adrian Molina, Matthew Aldrich

Campione dei box office internazionali, Coco è il nuovo lungometraggio prodotto dalla Pixar e distribuito dalla Disney, che ha sbaragliato i concorrenti nella corsa ai Golden Globes, dato per favorito anche agli Oscar. Diretto da Lee Unkrich e Adrian Molina, il film è un viaggio colorato e gioioso nella cultura messicana.

Miguel è un bambino vivace con una grande passione, la musica. Peccato che debba coltivarla in segreto poiché la sua numerosa famiglia, a partire da quando la trisnonna Imelda venne abbandonata dal marito musicista in cerca di fama, ha cancellato e bandito qualsiasi forma di musica per dedicarsi all’attività di calzolai, non permettendo al ragazzo di suonare. Nel Giorno dei Morti, Miguel ruba una chitarra dal mausoleo del suo idolo, il cantante Ernesto de la Cruz, ma viene trasportato nel mondo dei defunti, incontrando i propri avi che cercheranno di aiutarlo a tornare nel proprio presente.

Se non fosse stato preceduto, dallo stupendo Il libro della vita di Jorge R. Gutierrez, datato 2014, Coco sarebbe un’assoluta novità, un salto nelle tradizioni e nella storia messicane come non si erano mai viste in un film di animazione della statunitense Pixar. Con il film di Gutierrez, prodotto da Guillermo del Toro e ingiustamente passato inosservato, Coco ha moltissimi punti in comune, a partire dalla coloratissima e allegra rappresentazione del mondo delle anime, a contatto per un giorno soltanto con quello dei viventi nel magico Día de Muertos. Ne deriva che l’ultima fatica della Pixar non appare originalissima a chi ha visto il sottovalutato predecessore, ma ciò non toglie che sia un ottimo prodotto con molti pregi.

Il film apre uno spaccato su una sentita tradizione messicana, quella di celebrare il giorno dei morti come un’occasione di festa per ricordare i propri cari scomparsi, allestendo un’ofrenda, un altare con le foto dei defunti, candele e offerte di cibo per permettere loro di visitare le proprie famiglie nel mondo dei vivi. Il rapporto con l’oltretomba è un elemento fondamentale della cultura messicana, vissuto come un colorato inno alla vita, e Coco ben lo dimostra. L’aldilà che visita Miguel è un mondo sì popolato da scheletri ma allegro e pieno di vita, dall’estetica carnevalesca, messo in pericolo soltanto dall’eventualità che nessun vivente conservi più il ricordo di un defunto.

La memoria è quindi l’elemento chiave, il sentimento più importante alla base di questa dolce favola che niente ha di lugubre o triste. Coco non è il nome del protagonista, bensì l’anziana bisnonna di Miguel, la bambina che venne abbandonata dal padre musicista e che sta per dimenticarsi completamente del suo papà (e sull’identità di quest’ultimo ci sarà un bel colpo di scena).

Coco, diretto da due registi già autori di lungometraggi Pixar (Unkrich ha diretto Toy Story 3 e co-diretto Monsters & Co. e Nemo, mentre Molina ha lavorato a Il viaggio di Arlo e Ratatouille), riesce a essere divertente e delicato allo stesso tempo, con alcuni elementi di pura ilarità come l’incontro con la smisurata (e defunta) Frida Kahlo, l’aiuto degli alebrijes, sorta di numi tutelari in forma di animali che aiutano le anime dei morti, tra cui il buffo cane Dante che accompagna Miguel per tutto il film, e l’improbabile dogana che devono passare i defunti per approdare nel mondo dei vivi durante il Día de Muertos.

La musica è l’altra grande protagonista del film, con una colonna sonora trascinante e numerose canzoni che entreranno a pieno diritto tra quelle cantate dai bambini di tutto il mondo (e di tutte le età), su tutte Ricordami, composta dai vincitori del premio Oscar per Frozen.

Il cast di doppiatori originali è il primo di un film della Disney interamente composto da attori sudamericani, tra cui Gael García Bernal e Benjamin Bratt. In italiano la bisnonna Coco è doppiata da Mara Maionchi, insolitamente seria.

Intuibile il finale, positivo come in ogni prodotto disneyano destinato ai bambini che si rispetti, ma le ultimissime immagini non potranno non strappare qualche lacrima anche ai più duri.

 

Favola simpatica ed emozionante che fa luce su una cultura diversa da quelle che siamo abituati a vedere al cinema, con protagonisti divertentissimi, musica trascinante e lo splendido valore del ricordo come pilastro. Da vedere, dopo aver recuperato anche Il libro della vita.


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