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Davos (Svizzera) - La triste storia dei pifferi di Berlusconi e di De Benedetti

Erano andati per suonare….e furono suonati

2 Febbraio
11:00 2018

Non se ne capisce la ragione. La vecchiaia può essere chiamata in causa solo per due degli esponenti di Mediaset: Fede Confalonieri, turbato da un amore senile per Matteo Renzi ed il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi, che vuole tenere aperto, sia pure tra le smentite, un corridoio di alleanza postelettorale con il PD del rottamatore.

 

Appare invece meno comprensibile l’irriducibile contrasto, contro il presidente Donald Trump e le sue scelte politiche, del più giovane dei tre, il Berlusconi figlio che in tanti anni avrebbe dovuto acquistare una sua  autonomia di giudizio. Evidentemente anche in quella famiglia è stata adottata la regola dell’obbedienza cieca, pronta, assoluta.

 

Mi riferisco al Summit economico tenuto a Davos nei giorni scorsi. In tutti, e soprattutto in RAI ed in Mediaset, vi era l’attesa di un violento conflitto tra il presidente americano e la florida giovenca germanica, affiancata dallo stuolo di nanerottoli che governano l’unione europea.

 

La rete Mediaset, per dimostrare la sua distanza dall’America di oggi, ha affidato il commento della giornata che si svolgeva a Davos, in Svizzera, alla abituale prosa sgraziata  della sua inviata a New York.

 

Purtroppo per le reti televisive nazionali e per i giornali debenedettini, Donald Trump è entrato, come una vera star, nell’aula del congresso, ed è stato accolto con un grande applauso dai big della finanza mondiale.

 

Ha fatto un intervento durato una ventina di minuti, in cui ha sostenuto e ribadito le sue tesi politiche ed economiche.

 

Ha esortato a lasciar perdere le teorie globaliste ed a venire ad investire in America, dove il taglio delle tasse da lui praticato ha già consentito a migliaia di imprese americane di distribuire bonus ai loro dipendenti, facendo volare l’economia e ridurre il tasso di disoccupazione al 4,1 per cento.

 

Il più basso dall’anno 2000.

 

Ha poi ribadito il suo slogan elettorale “prima l’America” ed esortato i big della finanza mondiale a “proteggere gli interessi dei loro concittadini come lo facciamo noi”. Ed ha concluso dicendo “se cresce l’America cresce il mondo”.

 

Nessuno, neppure la Merkel, che aveva già sproloquiato giorni prima, accusando Trump di “non comprendere le lezioni della storia (forse quelle di Hitler?)”  ha avuto il coraggio di obbiettare. Meno che mai il nostro tenero Paolino Gentiloni, che si è acquattato dietro le robuste terga della donna germanica.

 

Il coro degli opinionisti italiani, in particolare quelli della scuderia De Benedetti, è andato in totale confusione ed ha messo la coda tra le gambe. Lasciata la Merkel e la Germania, hanno deciso di puntare sulla Francia.

 

Non hanno trovato di meglio che opporre al discorso di Donald Trump un’intervista al più bolso degli ex ministri di Hollande, tale Pierre Moscovici. Il quale, non rieletto in Francia, oggi è ridotto a fare solo l’euroburocrate. Ed un altro degli inviati a Davos ha scritto, sconvolto, su La Stampa che gli americani, se vogliono ora parlare con l’Europa, devono comporre il numero di Macron.

 

Non c’era nessuno di Forza Italia al summit di Davos.

 

Quando il buon Silvio che, come appare sempre più probabile, dopo le elezioni, cercherà  di portare il suo minestrone a governare (per il bene della nazione!!!) con quello che resta del partito di Renzi, dovrà per forza trattare con gli USA.

 

Ed allora dovrà fare i conti con le improvvide affermazioni pronunciate quando Trump si è candidato alla presidenza dell’America. Aveva detto: “questo signor Trump cui ammiriamo la moglie e la figlia…” ed aveva anche aggiunto che “c’è carenza di un leader”.

 

Chiara la contrapposizione tra Melania ed Ivanka da una parte, e la Pascale, la Ruby e le olgettine dall’altra….

 

 

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