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Di tutto un po'

Pietro Fumel (prima parte).

Loreto Giovannone sottopone ad analisi critica questo colonnello piemontese della guardia nazionale mobile, protagonista della repressione nel Cosentino dal settembre 1861.

7 Febbraio
10:00 2018

Le stragi del risorgimento. Fino ad ora la faziosa storiografia ufficiale è schierata con le ragioni di Stato degli sgherri “fucilatori”, si nasconde l’annessione sanguinaria e feroce del sud. In circa 12 anni di azioni militari contro civili, i patrioti, padri fondatori della patria agirono con stragi, baionette, fucilazioni, arsi vivi, deportazione. Portatori di libertà per manu militari, sterminarono e distrussero, parte dei colonizzati versandone il sangue in modi cruenti.

Sterminare, distruggere, piaga, orda, i termini discriminanti, lessico ministeriale e giornalistico, il risorgimento fu la Vandea al sud.

Le azioni dei governi unitari e tutti i gradi dell’esercito militare, anche i più bassi, operarono al di fuori delle garanzie del diritto, trucidando civili senza distinzione, insorgenti, uomini, donne, minori, per motivi politici buttando nei burroni cadaveri squartati dalle baionette.

Tra i militari troviamo il piemontese Pietro Fumel, efferato sterminatore e distruttore di vite umane. «Il protagonista della repressione nel Cosentino fu, dal settembre 1861, il colonnello della guardia nazionale mobile Pietro Fumel, piemontese, il quale, adottando il metodo del terrore e delle torture, prescindendo dall’osservanza di qualsiasi garanzia legale, fucilando indistintamente briganti e manutengoli, veri o supposti, e colpendo anche favoreggiatori altolocati, quali il barone Luigi Campagna di San Marco, distrusse non poche bande [...]» (Franco Molfese, Storia del brigantaggio dopo l’Unità, Milano, Feltrinelli, 1972).

«Con un bando del 12 febbraio ‘62 comminò la fucilazione per i manutengoli, ordinò la concentrazione degli armenti in luoghi determinati con la distruzione delle capanne e delle costruzioni rurali, vietò la caccia ed il trasporto di viveri fuori dell’abitato, con l’intento di isolare i briganti. Si trattava di provvedimenti illegali, cui facevano corona fucilazioni senza giudizio di briganti e di presunti manutengoli: si incuteva terrore, ma si calpestava la legge» (Alfonso Scirocco. Il mezzogiorno nell’Italia unita, Napoli, 1979, pag. 84).

Chi incaricò Fumel di distruggere oppositori meridionali?

L’autorità politica del governo Bettino Ricasoli, Alessandro Della Rovere (ministro della guerra in carica dal 5 settembre 1861 al 3 marzo 1862); l’autorità militare del comandante delle forze militari, Manfredo Fanti. La diretta protezione del Governo inglese. «Lord Lennox, grande estimatore di Vittorio Emanuele II … dato che il suo governo aveva aiutato i piemontesi ad abbattere il regime borbonico … furono pubblicati in Inghilterra gli editti promulgati nel Gargano [da Fantoni in Calabria] dal maggiore Fumel: ordinavano di passare per le armi al pari dei briganti anche gli indifferenti perché “il governo piemontese non poteva ammettere più di due partiti: briganti e antibriganti”» (Annibale Paloscia, Storia della Polizia, pag. 20).

Lord Lennox nel parlamento inglese su Fumel. «Una Commissione fu spedita da Torino per investigare lo stato del come si volle chiamare. Il suo rapporto fu trapelato, quantunque la discussione si fosse tenuta a porte chiuse; apparisce dunque che i Piemontesi aveano fucilato settemila uomini nel mezzogiorno d’Italia senza essere giudicati, ed a sangue freddo per realizzare quelle che si chiamavano le libertà del paese!!! Suppongo che sia stato coll’istesso spirito filantropico col quale bruciavano, saccheggiavano, e distruggevano sedici città, per le loro simpatie verso i Borboni.

Il maggiore Fumel, che sembra stare sotto la speciale protezione del Governo inglese, è il simbolo delle violenze piemontesi. Sì portò con un battaglione alla residenza di un proprietario, che era in sospetto di manutengolo, dimandò asilo per la notte, e, stando a tavola col suo ospite, guardò il suo oriuolo, e diede tre minuti di tempo a quello sventurato per consegnargli la lista dei briganti del vicinato, se non voleva che il suo castello fosse bruciato. Sotto questa terribile minaccia fu presentata la lista, e Fumel fece arrestare tutti gl’individui quivi notati, li riunì nel cortile, ordinando che fossero tutti FUCILATI, non escluso il suo alloggiatore.

Non so come il fatto giunse all’orecchio del Governo, l’esecuzione fu sospesa, ed il maggiore sdegnato dette la sua dimissione. Il Governo l’accettò, invece di ordinare che fosse impiccato. Questi fatti si possono negare, ma la loro veracità salta agli occhi di tutti. Trentaduemila persone gemono nelle galere, e questo è sufficiente per provare lo stato delle prigioni, senza mendicare la scusa che due carceri furono chiuse. Quanti suppone la Camera che siano i prigionieri politici? Da uffiziali documenti appare che siano ottantamila» (Lord Lennox, La quistione napoletana discussa nel Parlamento inglese otto maggio 1863, pag. 12-13-34).

Loreto Giovannone

Fine prima puntata - continua

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