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Di tutto un po'

Pietro Fumel (seconda parte)

Si conclude l’analisi critica di Loreto Giovannone rivolta a questo colonnello piemontese della guardia nazionale mobile, protagonista della repressione nel Cosentino dal settembre 1861

8 Febbraio
10:00 2018

Università di Napoli. «I veri briganti sono i soldati piemontesi, sono i Cialdini, i Pinelli, i Fumel, carnefici vestiti da soldati, che hanno saccheggiato e incendiato 19 paesi meridionali e hanno mitragliato le popolazioni di dieci città.

Per quanto riguarda le vittime di questo conflitto, citando una lettera del Barone Antonio Valerio letta nel Parlamento inglese, il De Sauclières afferma che nel solo 1861 15.665 persone, uomini, donne e fanciulli, sono state fucilate. L’autore cita poi una serie di decreti e proclami militari con lo scopo di dimostrare la ferocia delle truppe piemontesi, paragonabile solo a quella che si riscontra nei sanguinosi anni del periodo giacobino della Rivoluzione Francese» (Dottorando Daniele Palazzo, Il brigantaggio nel mezzogiorno... Università degli Studi di Napoli Federico II, Dottorato in scienze storiche, pag. 31).

Camera dei deputati - Sessione del 1861-62. Tornata 18 aprile 1863 - Giuseppe Ricciardi: «Ho udito e odo parlare continuamente dell’abolizione della pena di morte, ma questa è una derisione; prima che si pensi a questo, abolite il diritto che nelle provincie meridionali capitani e tenenti si arrogano sulla vita dei cittadini. Potrei a questo proposito raccontarvi orribili fatti; mi limiterò a qualche esempio. Nel Matese, non lunge da Piedimonte d’Alife, una compagnia di bersaglieri (ho il numero di essa, il numero del battaglione e il nome del capitano) nel perseguitare i briganti, arrestò cinque carbonari, fra cui due padri di famiglia, li arrestò, o signori, e un quarto d’ora dopo li faceva fucilare siccome briganti. Eppure erano tutti innocenti! Lascio stare altri fatti per non funestarvi più oltre.

Ora bisogna ch’io vi parli del colonnello Fumel, di questo signor Fumel, il quale si arroga poteri veramente straordinari, poteri enormi, e quello che è peggio, signori... questo colonnello Fumel, il quale si vanta di aver fatto fucilare circa 800 briganti e non briganti, è sostenuto in alcuni luoghi dalle popolazioni, dai miei buoni Calabresi, il che (con dolore lo dico) dimostra che in quelle provincie la lunga schiavitù ha viziato alquanto il senso morale dei popoli. … Io mantengo le mie parole; la verità bisogna dirla tanto ai nemici quanto agli amici. Da un giornale ministeriale ricavo il numero dei briganti fucilati, perché presi colle armi alla mano, essere ammontato a 1038, e questi oltre quelli uccisi negli scontri, oltre quelli costituitisi o fatti prigionieri. Il totale è di 7151! Io credo che bisognerebbe oramai mettere un termine a questo stato di cose, e adottare provvedimenti tali da rendere impossibili questi sterminii, i quali non fanno che seminare odii irreconciliabili nel paese, mentre pure non rifiniamo dal predicar la concordia».

Luigi Alfonso Miceli: presso il [ministero dell’Interno] da qualche tempo ho iniziato delle pratiche riguardo a ciò che si compieva nella mia provincia dal colonnello Fumel.

Ma siccome l’onorevole Ricciardi ha accennato con vivaci parole al colonnello Fumel ed alle sue opere, sulle quali mi giungono continui e forti reclami, permetterà la Camera che io le faccia conoscere che quanto l’onorevole Ricciardi testé diceva viene a me da molto tempo affermato con colori tristissimi dai più egregi patrioti, dagli uomini più coscienziosi e rispettabili della provincia medesima.

In quel paese si lamenta, e si lamenta con parole che lacerano il cuore, la condizione illegale in cui sta il paese dacché il colonnello Fumel ha assunto il comando di alcune compagnie di guardia nazionale mobile per la persecuzione del brigantaggio.

Fa d’uopo che io dichiari alla Camera che vi sono molti nelle mie provincie che approvano l’operato del colonnello Fumel. … nei giorni scorsi dicevano che egli aveva salvato la vasta provincia di Cosenza fucilando 350 briganti, io mi sono sentito correre il sangue al viso per la mia provincia! Ho deplorato la sua condizione infelice, ed ho detto a me stesso: ma perché tante vittime, perché sì estremo rigore, perché non si crede abbastanza efficace la legge, se non sono sì gravi e sì minacciosi i pericoli? … In questa provincia, dove si credé più utile che stanziassero alcune compagnie di guardia nazionale mobile, al cui capo si diedero poteri che dalla legge gli erano ricusati, i mali durarono e da giorno in giorno inasprirono. … Il signor Fumel teneva i suoi prigionieri non già nel carcere comune, ma in una carcere sua particolare. Egli si avea costituiti due carceri, a sé, uno in Montalto, un altro in Sanfìli».

Secondo Miceli centinaia di appelli e denunce giunsero al ministero dell’Interno, nelle carceri private le guardie nazionali del battaglione Fumel, seviziava, torturava, eseguiva le esecuzioni dibattute nel parlamento inglese.

«Il 18 aprile essendosi bistrattato Fumel, Ufficiale Piemontese, il quale avea commesso atti notorii di crudeltà, il Deputato Miceli sostenne e disse, che un regno di terrore esisteva in Calabria, e molte persone venivano uccise a sangue freddo. Allora Bixio si alzò, il quale, come è ben noto, è Generale Garibaldino, e che per la sua gran conoscenza venne prescelto dal Governo italiano, come membro della Commissione d’inchiesta nella quistione del Brigantaggio, si alzò dunque e disse: che un sistema di sangue era stato stabilito nel mezzogiorno d’Italia, ch’egli abborriva, poiché se l’Italia era per divenire una nazione, non potrebbe divenire il campo di effusione di sangue» (Lord Lennox, La quistione napoletana discussa nel Parlamento inglese otto maggio 1863, pag. 12/13).

Marco Ezechia Lombroso, detto Cesare - Agli inizi del 1862 Lombroso era in Calabria, lasciò nel suo scritto una terribile testimonianza «… corpi morti lasciati a putrefare per le strade …» non è escluso fosse testimone dell’operato di Fumel (Cesare Lombroso, Tre mesi in Calabria, in “Rivista Contemporanea”, p. 418).

Chi continua a fare apologia rievocando Cialdini, Govone, Fumel e pensa che “si comportavano così per una buona causa” aggiunge contrasti insanabili e rinfocola odi con un sud che in parte inizia a scrollarsi di dosso “l’atavismo” ignobilmente affibbiatogli.

Loreto Giovannone

Fine seconda e ultima puntata

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