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Politica Nazionale

Salvini e le inattuabili promesse

Flat tax, dazi e immigrati: le promesse della Lega difficili da attuare

12 Febbraio
11:00 2018

La differenza tra votare di pancia o di testa sta nella capacità in ognuno di noi di separare l’istinto dalla razionalità e mai come in queste elezioni c’è il forte rischio che la pancia possa vincere.

Durante questa campagna elettorale, ne stiamo sentendo di tutti i colori per quanto riguarda la pancia: flat tax, via gli immigrati, grosse detrazioni per i figli sino a 18 anni, abolizione del bollo auto, abolizione della tassa di successione, abolizione del canone rai, abolizione delle tasse universitarie, reddito di inclusione, reddito di cittadinanza, aumento delle pensioni minime.

La maggior parte di queste proposte punta decisamente alla pancia, dal momento che il debito altissimo dell’Italia e le regole europee del fiscal compact non ci concedono certamente così tanto margine di manovra per attuare riforme di questo tipo.

Tuttavia, la percentuale di inattuabilità delle proposte fatte, trova, a mio modo di vedere, uno dei suoi massimi nella Lega.

Salvini ci ha abituato a proposte tecnicamente inapplicabili, come quella secondo cui anni fa si sarebbero dovuti bloccare i barconi di immigrati già sulle coste libiche, ben sapendo che per il diritto internazionale delle acque territoriali, l’Italia non può certo dettare legge in prossimità delle coste altrui.

Lo stesso Salvini, nel 2014, era andato in visita in Corea del Nord, arrivando a dire che là c’era un profondo senso di comunità, che si sarebbero potuti definire rapporti imprenditoriali e commerciali con quel Paese che per quanto venga definito dittatoriale lì non fanno altro che parlare del macellaio Kim Jong-un ma da noi si contano le lodi a Renzi tutti i santi giorni (un paio di anni dopo, a vedere l’atteggiamento guerrafondaio del dittatore nei confronti degli USA viene da domandarsi cosa ci avesse visto di auspicabile il segretario della Lega nel stringere rapporti con la Corea del Nord!).

Le promesse impossibili di questi ultimi mesi, per la Lega, si chiamano flax tax e dazi.

Per quanto riguarda la flat tax, ossia l’aliquota irpef unica per tutti, Salvini sostiene che un’aliquota al 15% avrebbe la conseguenza sì di molte minori entrate, ma ampiamente controbilanciate da un innalzamento del potere di acquisto grazie al maggior gettito iva unito a un abbassamento dell’evasione fiscale.

L’unica cosa evidente di questo ragionamento è che le minori entrate sarebbero certe, mentre il maggior gettito sarebbe tutto da dimostrare in un paese come il nostro dove l’evasione è atavica e la propensione al risparmio è al primo posto in Europa.

Sul fronte del protezionismo stile Trump, il segretario Salvini propone anche per il nostro paese i dazi sui prodotti importati, dimenticando di dire che una tale misura può essere imposta unicamente dall’Unione Europea e non dal Governo di uno Stato membro.

C’è, infine, la questione immigrati. Per la Lega, l’Italia sta subendo un’invasione, sebbene recentemente i dati ci dicano che la quantità di sbarchi è decisamente diminuita; ma, soprattutto, sarebbe da tenere in considerazione quanto, ahimè, l’Italia sia tra i paesi con più anziani al mondo, ragion per cui se si pretende di abolire la Legge Fornero, e quindi ritornando ad andare in pensione prima, senza però puntare anche sulla manodopera di giovani che arrivano dall’estero, ecco che certi ragionamenti non possono trovare fondamento nella loro attuabilità: la pancia spesso fa rumore ma non perché stia elaborando idee sensate, a quello ci dovrebbe pensare la testa.



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