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Di tutto un po'

Rubrica: " L' Avvocato del diavolo "

Vizi privati e pubbliche virtù italiche

8 Febbraio
08:30 2018

 

Tanto pè cantà”

 

Ero indeciso se unirmi ai ricorrenti commenti sulla musica del 68° Festival della canzone italiana, anche perchè non è il mio mestiere, che è svolto egregiamente dal vicedirettore di Civico20News Lele Boccardo che di musica se ne intende ed è uno dei 1300 giornalisti accreditati al Festival canoro e di cui scrive ogni giorno.

 

Però uno sguardo alla prima giornata del Festival si dà volentieri – ed io l' ho fatto – se non altro perchè la manifestazione canora è una kermesse, la principale in Italia, e in definitiva una vetrina della società italiana del 2018, che però non ho mai trovata irresistibile come manifestazione, soprattutto per la retorica di cui è infarcita dalla testa ai piedi. Cominciamo col dire che è troppo lunga come durata, sicuramente fatta apposta per convogliare un pubblico numeroso a beneficio della pubblicità RAI.

 

Un' ora e non di più mi è bastata, tuttavia, per dire la mia come Avvocato del diavolo, inserendomi solo come membro pagatore di canone TV nei commenti che si sprecano in ogni dove, e che gli esperti del settore spero mi perdoneranno.

 

Dopo più di un mese di battage pubblicitario alla RAI sul Festival mi sembra più che evidente che un minimo di curiosità l' abbia sollevata tra gli spettatori, i quali secondo me non si aspettano nemmeno lontanamente di ascoltare finalmente un motivetto che li scuota dal torpore di uno che deve rimanere seduto in poltrona almeno 4 ore per assistere ad ogni puntata.

 

Il fatto è che sono passati ben 68 anni dal 1950, anno in cui fu inaugurato il Festival, che da molti anni viene trasmesso in Eurovisione in tutta Europa ed è sicuramente seguito anche nei vari Paesi europei, dove la canzone italiana melodica viene sempre molto apprezzata. Questa considerazione mi serve per dire che i melomani sono sempre stati molto curiosi delle novità introdotte nella musica, ma che al Festival sembrano del tutto assenti.

 

Perchè il Festival della canzone è retorico ? Beh, si sente sempre ripetere, ogni anno che il buon dio manda sulla Terra, che finalmente il Festival dell' anno è centrato sulla musica ( e su cosa dovrebbe essere imperniato, visto che è il Festival della canzone italiana? ).

 

A me invece è parso – ed evidente a tutti - che sia il Festival delle parole, dal momento che il programma che è iniziato martedì scorso alle ore 20, 35 non è cominciato col far cantare i partecipanti sino alle ore 21,20, cioè quasi un' ora dopo. Mi sembra improbabile che uno come Fiorello, per quanto più che discreto come intrattenitore, possa reggere per più di 10-15 minuti con discorsi da imbonitore televisivo, cosa che gli riesce sempre molto bene. Come non vorrei intrattenermi sulla generosa scollatura della Hunziker, che per la ragguardevole cifra di 500.000 euro fa il mestiere – che una volta era appannaggio delle vallette a basso costo - di presentare ( udite udite ) le varie canzoni in gara. La stessa è andata anche ogni tanto a baciarsi il suo bel marito ( cavoli suoi) per testimoniare il suo innato romanticismo, che un po' troppo sornionamente la accomuna al buon cuore italico. Sarà poi ancora svizzera? Un amico di Lecco mi ha detto recentemente che la vedeva spesso in un paesino della provincia lecchese, dove abitava con la madre.

 

Fin qui tutto normale... e fin troppo retorico. D' altronde non mi interessa nemmeno commentare la qualità delle varie canzoni in gara le quali, a giudicare dai voti sulle singole canzoni comparsi il giorno dopo su un grande quotidiano nazionale, hanno generalmente meritato uno striminzito 6, e solo qualcuna un 7. L' aspetto dell' impianto complessivo della trasmissione mi interessava di più, giudicando del tutto inutile – non facendo parte della giuria né dando il televoto – dovere assistere a circa 24 ore di trasmissioni settimanali per capire quali siano le più gradite, che poi sono quelle che vengono trasmesse sulle varie radio, e non bisogna nemmeno avere la pazienza di passarle tutte in rassegna. Le altre passano subito nel dimenticatoio, con qualche rara eccezione, come per Vasco Rossi circa 30 anni fa che arrivò ultimo con la sua " vita spericolata ". L' eccezione che conferma la regola.

 

Sempre in ambito di retorica nazional popolare, Claudio Baglioni tirato a lucido mi è parso un maresciallo dei carabinieri, più che uno show man, con la sua aria indagatrice e per niente empatica. Sarà anche bravo ad organizzare lo spettacolo, ma di qua a dire che buca lo schermo per la sua simpatia ce ne passa.

 

In ultimo, trovo che la scenografia sontuosa, tipica di tutti i Festival, sia un po' troppo sovrabbondante, avendo il palcoscenico invaso i posti destinati al pubblico delle prime 10 file. Però anche il pubblico presente in sala ha sempre avuto il suo perchè, anche questo aspetto della moda corrente è sempre stato un elemento di curiosità, ma oggi è impercettibile.

Sarà un doveroso ossequio al mondo virtuale, che non ha più bisogno di quello reale?

 

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