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Politica Nazionale

Italiani all’estero: chi sceglieranno?

Breve riflessione sul voto che ha sempre premiato il Centrosinistra.

11 Febbraio
11:30 2018

Londra è la quinta città italiana per popolazione. Dietro solo a Roma, Milano, Napoli e Torino.
E Buenos Aires, con i suoi 290'000 expat, rappresenta un’enorme realtà tricolore.
D’italiani se ne trovano in ogni angolo del Mondo, poiché dai primi del ‘900 ad oggi il flusso non si è pressoché interrotto; un tempo la meta più ambita era il Sud America, oggi è la capitale inglese, ma la sostanza non cambia: siamo un Paese dalla forte ispirazione migratoria.

Dal 2001, grazie alla legge Tremaglia, anche i cittadini italiani residenti all’estero possono votare per le tornate nazionali e i referendum, e recentemente è stata approvata una legge che estende la possibilità di fruire di tale diritto anche solo per chi risiede temporaneamente fuori dall’Italia da almeno tre mesi: per ricevere il plico è necessario registrarsi all’Aire (anagrafe degli italiani residenti all’estero) o aver fatto domanda per tempo al proprio comune di residenza.

Vale la pena ricordare che la Circoscrizione Estero è divisa in 4 ripartizioni: Europa (che comprende anche la Russia e la Turchia asiatiche), l’America Meridionale, l’America settentrionale e centrale, e infine un unico blocco composto da Africa, Asia, Oceania e Antartide, che in tutto eleggono diciotto rappresentanti, dodici alla Camera e sei al Senato: un numero esiguo visto il numero di aventi diritto, 4,3 milioni, il 20% in più rispetto a cinque anni fa.

Il concedere il diritto di voto anche a chi vive all’estero è sempre stato fonte di critiche, da un punto di vista ideologico e logistico.
Nel primo caso il ragionamento di chi si oppone è semplice: che senso ha far scegliere i propri rappresentanti a persone che magari è decenni che non calcano il territorio nazionale? In fondo non sono loro a subire le scelte dei rappresentati che contribuiscono a eleggere …
Da un punto di vista logistico, poi, la giovane storia del voto all’estero è costellata di ricorsi e denunce: si va dal plico che non arriva in tempo alla residenza del votante fino a vere e proprie ingerenze da parte dei candidati con schede aperte e voti modificati. Polemiche a non finire.

Insomma, il voto degli italiani all’estero per ora è stata più che altro una spina, e ha coinvolto un numero relativamente basso di elettori: durante il referendum del 4 dicembre, per esempio, si espressero appena il 30% degli aventi diritto a fronte di un affluenza nazionale del 65,5%.
Entrando poi nel merito, a essere favorito è risultato sempre il Centrosinistra: nel 2013 fu solo grazie ai voti provenienti dall’estero che la coalizione del Pd potè contare su una risicatissima maggioranza in Parlamento, e durante il catastrofico referendum costituzionale targato Renzi il SI si affermò con addirittura il 64.7%.
Si vede che da fuori l’Italia viene percepita in maniera differente.

Tuttavia ci sono vari indizi che portano a pensare come il voto del 4 marzo sarà accolto diversamente. E la spiegazione è semplice: gli ultimi emigrati, quelli partiti in anni recenti, hanno lasciato le sacre sponde nazionali proprio quando al timone del Paese c’era uno tra Letta, Renzi o Gentiloni.
Considerando che la gran parte delle partenze è dovuta alle precarie/assenti condizioni lavorative, è molto facile ipotizzare che i nuovi emigrati vorranno segnare un po’ di discontinuità.
Ed è proprio questa l’impressione che ho avuto sentendo alcuni miei amici stabilitisi definitivamente all’estero e navigando tra i gruppi di expat in Interet.
Leggendo le numerose conversazioni a  riguardo, affiora in quasi tutti la delusione verso l’attuale status quo: molti si augurano la venuta del Movimento 5 Stelle, altri quella di Salvini che, magari prendendo a esempio Farage, potrebbe allontanare la Penisola dall’Unione Europea. Alcuni se lo augurano.
Ragionamenti e conclusioni si accavallano in maniera sempre più frenetica, ed è interessante riflettere sulle riflessioni di chi ci guarda da fuori.
Molti annunciano che sono scappati dall’Italia proprio per scappare dai politici, quindi non voteranno nemmeno sotto tortura, altri spingono per votare pensando quanto sia fondamentale per cambiare le cose. E magari un giorno tornare.
Già, quasi tutti si augurano di riabbracciare quello che viene definito il Paese più bello del mondo.

Già, afferma un tizio da Birmingham, qui piove sempre. Però almeno c’è lavoro.
Per la pioggia un ombrello lo si può sempre comprare, mentre per l’assenza di lavoro … risponde amareggiato un altro emigrato.

 

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