Reg. Stampa num.22 del Tribunale Ordinario di Torino - 11 Marzo 2011

redazione@civico20news.it

Recensioni

A Torino la cucina moderna, evoluzione della cucina tradizionale nel ristorante vegetariano "Verdegusto"

13 Febbraio
10:00 2018

aDSFWWWE' indubbio che il modello alimentare delle società industrializzate sia oggi messo in discussione; ormai è accertato che talune abitudini alimentari, dal punto di vista della salute, possono risultare assai dannose. La nostra alimentazione moderna, sovente sovrabbondante,  ha aumentato il rischio di accidenti cardiaci, vascolari e sofferenze encefaliche, solo per citarne alcune. Questo succede da quando il consumo di proteine animali è raddoppiato dal termine della Seconda Guerra mondiale, la qual cosa ha comportato l'industrializzazione degli allevamenti.

Si pongono dubbi sulla efficacia di questo modello di vita in virtù di una nuova consapevolezza nei confronti del mondo animale che vede, finalmente, riconosciuta la loro dignità di esseri viventi, sempre più considerati i nostri "fratellini minori" e un sempre più profondo rispetto dell'ambiente naturale. Da questo punto di vista, la tematica dei prodotti animali nei regimi alimentari è diventata scottante e dibattuta. Ne parlo con Giulia Ardissone, moglie del titolare del ristorante "Verdegusto", a Torino, in via Bellini 8, per diversi aspetti innovativo.  Innovativo perché è un ristorante vegetariano, che però non cavalca l’onda di una moda, ma è frutto di una attenta volontà, quella di offrire un modo di cucinare raro e, per certi versi inedito.

"Cosa caratterizza la cucina di questo locale ?", le chiedo.

"Una rivisitazione della cucina del territorio: qui vengono utilizzate soloW5TRYT materie prime, prodotti ricercati e cucinati con una tecnica professionale da Thomas Balocco, il cuoco, mentre in sala dirige Andrea Valanio; completano la squadra  due graziose e gentili ragazze. La pasta, il pane, le focacce e la piccola pasticceria sono prodotti artigianalmente, tutti realizzati in casa, come avveniva in passato. Vi è una grande cura nel presentare i piatti al cliente, che viene a trovarsi in un ambiente familiare, avendo il piacere di assaporare  prodotti sostanzialmente legati alla terra. Insisto sul voler sottolineare che il ristorante è vegetariano: da noi non si trovano il tofu e la soia, proprio perché  non è un locale vegano, senza nulla togliere ai vegani. Vi si trova una  più alta gamma di prodotti che possono essere cucinati tradizionalmente. E' una cucina per tutti i palati, ma priva di piatti reinventati, come la finta carne arrosto".

"E' una cucina un po' più ricercata, realizzata con una tecnica appresa dopo anni di studio, che appaga la vista di sicuro, ma anche e  soprattutto il palato.  L'obbiettivo è quello di staccarsi  dalla solita cucina banale vegetariana  che possiamo fare a casa  tutti i giorni, un tipo di cucina che possiamo trovare nelle gastronomie. Il cuoco e i suoi aiutanti realizzano piatti squisitamente vegetariani in un ambiente raffinato, con l'attenzione ad una certa coreografia.

 eqfweww"Perchè innovativo?

" Ritengo il locale innovativo anche perché non rinnega la tradizione già esistente della cucina vegetariana piemontese, anzi la pone al centro della filosofia culinaria. E' un tipo di  cucina vegetariana che definirei langarola e monferrina, ricordando come il modo di cucinare tipico di questo locale fosse la base vera e concreta della cucina di tutti i giorni. La carne si mangiava alle feste, e con questi presupposti, è ovvio che la cucina del "Verdegusto" sia basata solo su prodotti tipici del territorio, per questo, sottolineo di nuovo, niente tofu o altri prodotti simili, nel pieno rispetto della stagionalità, con l'esclusivo utilizzo di coltivazioni biologiche".

"Perché non mangiare carne?, chiedo infine a Giulia Ardissone.

" E' crudele; a questo proposito è sufficiente pensare ai metodi di produzione industriale della carne; non è etico: ormai i metodi moderni non danno scampo agli animali, la cui vita è sempre più minacciata. Studi medici affermano che sia più sano, citando il fatto che i vegetariani ingeriscono meno grassi, avendo in tale modo minori  probabilità di morire per cardiopatia ischemica".

RGERIl locale è grazioso, invitante e ben arredato, di medie dimensioni,  prevede infatti un massimo di 30 coperti, ai quali se ne possono aggiungere una decina d’estate nel dehors. La scelta dei cibi è vasta, spazia dagli antipasti, fra questi da citare  "La Prima d’Inverno": un uovo morbido cotto a bassa temperatura, su cappa di fungo porcino al forno, ricoperto da crema di formaggio caprino con erbe aromatiche", fra i primi, fra i primi i fusilli fatti a mano saltati al cavolo nero, patate viola croccanti e pomodori pachino confit. Anche la carta dei vini è molto ricca, comprende infatti una trentina di etichette, soprattutto regionali.

Un ristorante il "Verdegusto" che sarà presto amato dai vegetariani, in continuo aumento e sempre più numerosi, e da chi, semplicemente, vorrà provare l'esperienza della cucina senza carne, per acquisire una nuova consapevolezza che affonda le sue radici  nel mondo antico. A questo proposito è sufficiente pensare a Pitagora (570-495), considerato il primo a caldeggiare ai membri della sua società filosofica di astenersi dal mangiare carne per favorire e accelerare la loro crescita spirituale e morale.

 

Condividi l'articolo

Autore dell'articolo

Commenti all'articolo