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Di tutto un po'

Torino. La "pietas liberata" di Gaudenzio Ferrari

Giovedì 15 Febbraio si terrà il secondo incontro della rassegna preparatoria

13 Febbraio
09:00 2018

Prosegue il sontuoso ciclo d’incontri organizzato a Torino dall’Associazione Abbonamento Musei, in guisa di preparazione alla mostra Il Rinascimento di Gaudenzio Ferrari che prenderà avvio il prossimo 23 Marzo 2018.

Detta mostra, visitabile sino al 1° Luglio 2018 presso le tre sedi di Novara, Vercelli e Varallo Sesia (solo per quest’ultima, è prevista una proroga con scadenza 16 Settembre 2018) è già stata dettagliatamente presentata ai Lettori, col viatico di due articoli pubblicati da Civico 20 News in data 2 Dicembre 2017 e 24 Gennaio 2018.

Il secondo dei cinque rendez-vous propedeutici alla comprensione dell’arte gaudenziana, arte popolare e raffinata al contempo, avrà luogo presso la Galleria Sabauda, ove il pubblico - in data Giovedì 15 Febbraio 2018 - sarà guidato alla scoperta della ricca sala dedicata proprio all’artista di Valduggia.

 

Questo appuntamento fa seguito a quello recentemente ospitato dall’Accademia Albertina di Belle Arti, nel corso del quale l’evoluzione del percorso creativo di Gaudenzio Ferrari (1475-1480 - 1546) è stata sapientemente delineata dai due curatori della mostra, Giovanni Agosti e Jacopo Stoppa, coadiuvati per l’occasione dal Prof. Gianni Romano, già Soprintendente del Piemonte nonché annoverato fra i più autorevoli conoscitori dell’artista valsesiano.

Tale mutamento artistico e percettivo risulta aderentemente ricalcato dalla geografia scenica della mostra. Spiegano infatti gli oratori come le tre sedi testimonino tre periodi differenti della stagione creativa gaudenziana.

A Varallo – e in particolare presso il cantiere del Sacro Monte – si situano gli anni della giovinezza, ancora echeggianti quegli stilemi artistici conosciuti da Gaudenzio durante il soggiorno a Roma e Firenze e qui declinati – nel contesto che il critico Giovanni Testori (1923-1993) ebbe felicemente a definire del “gran teatro montano” ­– secondo un linguaggio inedito, per l’appunto capace di assimilare e arricchire il modus operandi appreso altrove. All’uopo, il Prof. Romano riporta una frase emblematica, attribuita a Gaudenzio Ferrari dal pittore e trattatista Giovanni Paolo Lomazzo (1538-1592), stante la quale “per essere dei veri e bravi pittori bisogna saper rubare dove si può, senza farsi accorgere”.

Che Gaudenzio solesse ispirarsi sensibilmente alle altrui opere è concetto ripreso dallo stesso Testori. Infatti, in merito alle ingerenze creative e al lamentato taccheggio intellettuale del giovane valsesiano, Testori riferisce altresì le doglianze di Giovanni Martino Spanzotti  (circa 1455-1528), autore presso la Chiesa di San Bernardino a Ivrea del sublime ciclo di affreschi raffigurante la Vita di Cristo, nonché personaggio noto alle cronache per aver sibillinamente risposto a suo padre Piero – preoccupato a causa delle scorribande notturne del figlio – come il suo unico intento fosse in realtà quello di “veder come diventa notte nei boschi”…

Le opere pittoriche e scultoree del Sacro Monte, assortite con maestria da Gaudenzio secondo una teatralità scenica capace di conferire volume e profondità – sia plastica sia umana – ai soggetti rappresentati, attestano la stagione caratterizzata da maggior fervore e dinamismo creativo dell’artista.

Per contro, le produzioni vercellesi della maturità (in primis i due cicli di affreschi realizzati per la Chiesa di San Cristoforo) sono invece la testimonianza, secondo Giovanni Agosti, di “un periodo più breve e costipato”, dedito alla ricerca di un’espressività maggiormente incentrata su canoni di estrema raffinatezza stilistica, in coerenza con i capisaldi dell’incipiente stagione manierista.

La partenza di Gaudenzio Ferrari per Milano marca invece l’atto prodromico della sua terza e ultima stagione artistica, segnata dalla sperimentazione di un Manierismo rimasto immaturo che, pur producendo i suoi frutti – apprezzati anche nei decenni a seguire – non seppe tuttavia inserirsi appieno nello spazio artistico (e anche di mercato) lasciato libero in seguito alla morte del Bramantino (al secolo Bartolomeo Suardi, circa 1465-1530) e di Bernardino Luini (1481-1532). Nell’ambito della mostra, quest’ultimo periodo viene ricostruito presso la sede espositiva di Novara, una cittadina – oggi come in passato – fortemente gravitante attorno al potenziale economico e artistico del capoluogo lombardo.

Il valore aggiunto della mostra, già luculliana per quantità e pregevolezza delle opere esposte (circa un centinaio, alcune provenienti anche da musei esteri e ripartite fra dipinti, disegni, sculture, oltre ovviamente alle statue e ai cicli di affreschi presenti nei siti ove operò l’artista), consiste nell’aver voluto reinserire la dispersa pletora dei lavori gaudenziani all’interno del contesto d’origine, laddove essi sanno caricarsi di un significato aggiuntivo proprio perché connessi con precipui e intimi elementi del territorio. Inoltre, così come rimarcato da Jacopo Stoppa, la mostra ha procacciato “l’occasione per una doviziosa ricerca documentaria”, poi tradottasi in un esaustivo catalogo (curato da Roberto Cara) che si fregia, tra l’altro, dei moderni contributi fotografici realizzati da Mauro Magliani.

Concludendo questa breve introduzione alla poetica di Gaudenzio Ferrari, merita rimarcare una volta di più quel sentimento di spontanea e schietta animosità popolare che, più o meno sensibilmente, attraversa e permea tutta la produzione artistica dell’artista valsesiano. Nondimeno, in molti casi Gaudenzio riesce a restituire gli aspetti più gretti e spavaldi della vita rusticana con tratti morbidi e ingentiliti, quasi aristocratici,  traducendo l’impulsivo afflato religioso popolare in una accorata e nobile compostezza.

Questo fa sovvenire alla memoria alcuni versi di Torquato Tasso, celebre letterato italiano suo contemporaneo. Nell’opera La Gerusalemme liberata, egli canta infatti di “diversi aspetti in un confusi e misti”, nonché di “sommessi accenti, e tacite parole, rotti singulti, e flebili sospiri”, se vogliamo da noi assurgibili a paradigma di un percorso artistico volto appunto a liberare la pietas popolare dalla sua genuina rozzezza, conferendole il sembiante di nobile e autentico moto dell’animo. Lo stesso percorso intrapreso peraltro dal sommo Dante secoli prima…, nella stesura di un’opera, la Divina Commedia, vertiginosamente raffinata e aulica, pur sorgendo sulla schietta plasticità della lingua volgare.

 

La nobiltà umana che sempre traspare dalle opere di Gaudenzio Ferrari, sebbene nella diversità dei soggetti ivi trattati, lo colloca senza dubbio fra gli artisti più significativi e dirimenti del XVI secolo italiano.

La sua è una bellezza leggera e quasi festosa, improntata a un ridente cromatismo, dove i personaggi paiono coinvolti in una sempre consonante dialettica.

Il suo è Rinascimento…, ancorché popolare.


 

Di seguito viene proposto un breve vademecum di informazioni utili.

La prenotazione è obbligatoria. Gli interessati possono riservare un posto contattando il Numero Verde 800.329.329, attivo tutti i giorni dalle 9:00 alle 18:00.

Non è previsto alcun sovrapprezzo per le visite guidate. Il costo del biglietto corrisponde a quello d’ingresso per l’afferente sede museale. L’ingresso è invece gratuito per i possessori della tessera Abbonamento Musei.

 

 

Siti Internet per informazioni

www.gaudenzioferrari.it
www.studioesseci.net
www.abbonamentomusei.it

 


 

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