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Terza Pagina

Mussolini non è mai morto.

A distanza di oltre settant’anni se ne continua a parlare.

13 Febbraio
15:30 2018

La posa la conosciamo bene, plastica, con le mani sui fianchi; è di spalle, ma l’inconfondibile pelata che emerge nell’oscurità lascia pochi dubbi circa l’identità del soggetto.
Appeso su una parete a fianco del cinema, l’enorme locandina con la sagoma del Duce annuncia l’imminente uscita del film “Sono Tornato”, che tratta di un fantascientifico ritorno di Mussolini nei giorni nostri. Seguendo la trama della pellicola, allo stupore generale seguirebbe l’acclamazione da parte della popolazione italica verso il redivivo dittatore: per bontà mia evito di spoilerare ulteriormente.
Si tratta di una commedia allegra, innocua, che però riesce a far riflettere, specie sul fatto che noi, quella figura un po’ plastica dal mento pronunciato, proprio non ce la riusciamo a togliere dalla testa.

Mussolini pur a distanza di oltre settant’anni dalla sua morte continua a fare proseliti, anzi, si può dire non ne ha mai fatti tanti come adesso. La mascolinità, l’autorità, la pretesa di dignità e orgoglio circa il nostro Paese presenti durante il Ventennio e ora abbandonati, l’uomo solo al comando che si assume le proprie responsabilità e taglia gli inutili cespugli della burocrazia, il condottiero che con un ordine risolve un problema o dirime un’importante questione. Un pò tutto concorre a rivalutare la figura del Duce per taluni, che siano fatti storici assodati o meno, si citano continuamente le riforme fatte, le pensioni a tutti, le bonifiche, la mafia se non sconfitta comunque ridotta all’osso, qualcuno alla stazione sospira, ah quando c’era lui i treni arrivavano in orario, e non si può sapere se è ironico o lo dice sul serio.

Secondo una tabella Istat i temi che non fanno dormire gli italiani sono la disoccupazione, l’immigrazione e il terrorismo. Paure che, eccetto la prima, sono nuove, e che non hanno visto i partiti italiani – ma nel caso del terrorismo, europei- dare delle risposte precise e puntuali.
Già, per spiegare l’avanzata dei gruppi d’estrema destra in Italia si potrebbe partire proprio da qui, dalla crisi dei partiti democratici incapaci di rappresentare una buona parte degli italiani, spesso i più giovani. Se una parte preferisce la comodità dell’apatia verso la vita politica, molti altri sono corsi in massa a rimpolpare le  fila di Forza Nuova e Casa Pound: Il primo ha oltre 450'000 followers su Facebook mentre il Movimento con a simbolo la tartaruga nelle scorse amministrative ha preso addirittura il 9% a Ostia. Segnali da non sottovalutare.

Anche le generiche pagine inneggianti Mussolini e il Fascismo crescono ogni giorno di più: sarebbero oltre 50 i siti che l’Anpi ha segnalato negli ultimi mesi alle autorità competenti. Proprio internet sembra rappresentare i tubi che continuano ininterrottamente ad alimentare la figura del Duce: link, passaparola, motti arditi, qualcuno è riuscito perfino a esaltare Luca Traini, che lo scorso 3 febbraio ha sparato a un gruppo di immigrati a Macerata, ferendone sei.
Ogni anno il 28 ottobre si effettuano marce su Roma, più o meno goliardiche, senza però che si sfugga al ricordo della data; film, trasmissioni, riviste, approfondimenti dedicano molto spazio al fascismo di allora come quello odierno.

Una buona mano a questa continua evocazione mussoliniana la danno i cosiddetti antifascisti, che non perdono occasione di additare tutto ciò che va contro il loro pensiero come fascista.
Flaiano diceva che i fascisti si dividono in due categorie, i fascisti propriamente detti, e gli antifascisti, e non si sbagliava affatto: il comportamento di certi centri sociali che, negli atti e nelle manifestazioni, ricorda in tutto e per tutto le milizie fasciste- andarsi a vedere la violenza perpetrata al carabiniere di Piacenza solo pochi giorni fa- non si discosta molto dalle violenze nere. A proposito, sarebbero 142 gli episodi di violenza e intimidazione perpetrati dall’estrema destra in Italia a partire dal 2014.

Di Fascismo si continua a parlare, quasi ossessivamente, anche dentro i Palazzi: vengono rimosse cittadinanze onorarie e effigi storiche dai monumenti, sono discusse leggi per impedire la vendita di alcuni ciondoli a vecchi nostalgici e spesso rimbambiti - legge Fiano-, il tutto mentre, proprio grazie alla mala politica e all’incompetenza presente in quei palazzi si diffondeva un generale rimpianto dei giovani verso gli anni ‘30.

Forse ha proprio ragione Luca Minieiro, regista del film con cui ho aperto questa brevissima panoramica sul fascismo oggi, “Gli italiani, a differenza dei tedeschi, non hanno mai fatto i conti con Mussolini, non l’hanno ma rimosso. Osservando quello che succede oggi in Italia sono convinto che se Mussolini tornasse, vincerebbe le elezioni”.

 

 

 

 

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