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Cultura

Vite straordinarie: John Taylor, oculista e ciarlatano

Un caso di conclamata malasanità del XVIII° secolo

10 Marzo
10:00 2018

Il Settecento continua ad affascinare grazie a un vasto repertorio di personaggi, che oltre a monarchi (non sempre) illuminati, condottieri vittoriosi, artisti di eccelso talento e ingegnosi inventori comprende anche pittoreschi avventurieri come Giacomo Casanova e Giuseppe Balsamo, passato alla storia come Cagliostro.

Tra di essi va citato John Taylor, un medico inglese oggi ricordato – come si vedrà – nei manuali di storia della musica in maniera tutt’altro che lusinghiera.

Taylor vide la luce nel 1703 nella casa di un medico di Norwich, che poté garantirgli un’educazione accurata soprattutto in ambito umanistico. Nonostante le sue buone inclinazioni in questo campo, Taylor iniziò ben presto a sentire il richiamo del sangue e a dedicarsi anima e corpo alla medicina, disciplina che in quel periodo stava acquistando una sempre maggiore dignità scientifica.

Dopo aver lavorato in una farmacia di Londra, il giovane John iniziò a fare pratica al St Thomas Hospital, concentrandosi soprattutto sulle malattie degli occhi, a proposito delle quali nel corso degli anni scrisse una ventina di pubblicazioni.

A poco più di vent’anni Taylor fece ritornò a Norwich, dove iniziò a esercitare la professione di oculista. Sembrava l’inizio di una tranquilla – e lucrosa – professione, ma nel 1727 il ventiquattrenne John decise di rinunciare a questa rassicurante posizione per affrontare la ben più incerta vita di medico ambulante.

Nessuno è stato finora in grado di stabilire con certezza cosa abbia spinto Taylor a compiere una scelta così azzardata. Secondo alcuni sarebbe stata l’incapacità di adattarsi alla ristrettezza degli orizzonti culturali di Norwich, per altri il desiderio di arricchirsi, mentre per chi scrive Taylor fu semplicemente mosso da un insopprimibile desiderio di avventura.

E nel corso della sua carriera, Taylor, di avventure ne visse molte, anche se non tutte felici.

Appena sbarcato in Europa – come sono soliti dire gli inglesi – Taylor cercò in tutti i modi di mettersi in mostra facendo incetta di lauree in diverse università svizzere, belghe e francesi. Più che dai titoli accademici, la fama gli venne dal suo talento di imbonitore, che gli consentì di diventare un vero e proprio fenomeno (da baraccone).

Taylor girava infatti di paese in paese con una carrozza decorata con vistosi occhi, facendosi regolarmente precedere dai suoi servitori, che annunciavano con grande clamore l’imminente arrivo dello Chevalier inglese. Qualche giorno dopo Taylor faceva la sua comparsa in città, tenendo il giorno stesso una conferenza sulle malattie degli occhi.

Il giorno successivo, faceva seguire alle parole i fatti, iniziando a operare – ovviamente senza anestesia – i malati di fronte a un pubblico ebbro di curiosità.

Taylor teneva ritmi vertiginosi, facendo passare sotto i suoi ferri malati veri e presunti dalla mattina alla sera. Invariabilmente, nel giro di pochi giorni ripartiva per altri lidi «chiamato da pressanti impegni», ma in realtà per sfuggire alle ire delle moltissime persone – centinaia pare – a cui rovinò irrimediabilmente la vista.

Nell’aprile del 1750 la sorte fece incontrare a Taylor Johann Sebastian Bach, che soffriva di glaucoma. L’operazione ebbe purtroppo esito infausto, con il compositore che rimase del tutto cieco e morì poco più di tre mesi dopo. Questo episodio ci è stato riportato da un testimone d’eccezione, il presidente del Parlamento di Digione Charles de Brosses, che scrisse: «L’operazione […] fu eseguita con molta abilità da quell’uomo, il quale, però, mi parve un ciarlatano».

Far perdere la vista a Bach: ce n’era già più che abbastanza per passare alla storia – in negativo – ma otto anni dopo il destino mise sulla strada di Taylor un altro grande protagonista del Barocco musicale, quel Georg Friedrich Händel che aveva incantato per anni l’esigente pubblico londinese.

Il risultato fu ugualmente negativo, con il compositore sassone ridotto alla completa cecità. Dopo questi incresciosi episodi, il chiacchieratissimo Taylor continuò a girare l’Europa, quasi sempre in maniera precipitosa e cercando di far perdere le proprie tracce, come dimostra il fatto che oggi non sappiamo quando e dove sia morto quest’uomo sospeso tra scienza e accuse di ciarlataneria, a Roma nel 1770 o a Praga nel 1772, una prerogativa propria degli avventurieri dei romanzi d’appendice.

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