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Politica Nazionale

IngovernabilitÓ: tutti tirano in ballo il Pd.

Salvini e Di Maio ammiccano alle rovine del partito democratico.

9 Marzo
18:40 2018

 

Il Pd conta più da morto che da vivo.
La battuta, non originale, serpeggia da qualche tempo in rete, e riflette in maniera abbastanza reale quello che sta accadendo al partito derenzizzato (per ora).
Come si sa il voto del 4 marzo ci ha regalato un Paese spaccato in due, diviso tra il Nord che ha votato compattamente Centro-destra a trazione leghista, contro un Sud tinto di giallo con percentuali bulgare in favore dei candidati grillini. E il tracollo della Sinistra, tutta, con la rovinosa caduta di LeU coperta solo in parte dell’ancora più eclatante debacle del partito di Renzi, che è andato sotto il 19%.
Una sconfitta che ha portato alle ovvie dimissioni del segretario dem ed aperto le vecchie magagne mai sopite tra correnti e fazioni. L’ultima tra il fedelissimo di Renzi Luca Lotti, e l’ex Guardiasigilli Orlando, già avversario del fiorentino durante le primarie.

Il tonfo del Pd, come prevedibile, porterà a una nuova fase congressuale, primarie e a una riorganizzazione del partito necessaria per non finire nell’oblio cui pare ben avviato.
Analisi, riflessioni, minacce, lotte di potere segneranno ancora una volta la nuova stagione del Partito, diviso su tutto e sempre pronto a una nuova scissione.
Su una cosa però tutti sono certi, il Pd andrà all’opposizione.
Almeno, questo è quello che i vertici dem hanno dichiarato in seguito al voto.
Tuttavia, da qualche ora, le due forze che ambiscono e concorrono a formare un governo sembrano corteggiare i 112 deputati della Camera e i 57 del Senato a targa Pd.
Anzi, si può dire che sia Di maio che Salvini possano solo puntare a questi, visto che l’appoggio di altre forze parlamentari sarebbe insufficiente a raggiungere la maggioranza dei seggi e l’intesa tra i due è stata più volte scongiurata da entrambe le parti.

Il leader leghista, oggi, alla riunione con i neoeletti in Parlamento ha tuonato “O c’è una maggioranza politica o si torni al voto”. Ma la frase che cela una strizzatina d’occhio al rivali storici è un’altra "Il Pd dopo Renzi? Spero siano a disposizione per dare una via d'uscita al Paese, a prescindere da chi uscirà dalle primarie". Insomma, un appello alla responsabilità nazionale che per ora pare esser caduto nel vuoto.

Anche Di Maio pare tirare per la giacchetta i dem, spostando tutta l’attenzione sull’approvazione del documento economia e finanza "Vogliamo agire da subito. Entro il 10 aprile deve essere presentato il Def, il Documento di economia e finanza che definisce le scelte di politica economica dei prossimi anni, e che dovrà essere approvato a maggioranza assoluta del Parlamento, quindi il Movimento sarà determinante. Sarà l'occasione per trovare le convergenze"

Di certo dalle parti del Nazareno un’alleanza con il M5S appare meno assurda che con il Centrodestra, anche se l’ipotesi è stata seccamente smentita da Carlo Calenda (“dovesse accadere il mio sarebbe il tesseramento più rapido della storia”) e da Orlando ( “il 90% della minoranza è conraria a questa ipotesi” ).
Tuttavia, nelle ultime ore, varie ragioni potrebbero portare il Partito Democratico a rivedere le sue posizioni: gli appelli alla responsabilità da parte di Mattarella, la voglia di non consegnare il Paese alla Destra, un pizzico di responsabilità e d’attaccamento al potere oltre che e la sicurezza che, si andasse a rivotare nel giro di pochi mesi, il Pd perderebbe ulteriormente terreno. È abbastanza diffusa l’idea che un'ulteriore tornata elettorale sarebbe percepita come un ballottaggio tra Lega e Grillini, con gli altri partiti a fare da spettatori non paganti e raccogliere le briciole.

Messa così, il Pd si troverebbe tra l’incudine e il martello, dove l’opzione di governare -in minoranza- con i 5 Stelle eroderebbe ulteriori punti, mentre quella di andare alle elezioni potrebbe decretarne la prematura dipartita.
Una scelta non facile, visto anche che si tratta di un partito senza leader.
I nomi che circolano per il dopo Renzi sono, se possibile, ancora peggio dei precedenti.
Zingaretti, Martina, qualcuno ci mette dentro anche Chiamparino.
Mala tempora currunt…

 

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