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Politica Nazionale

Ernesto Galli Della Loggia a Libero: "Prevedo le elezioni anticipate e questa volta vincerà Salvini".

«Ammettiamolo, l'unica sorpresa che il voto ci ha riservato è stato il sorpasso della Lega su Berlusconi. Tutto il resto, dal boom del M5S al tracollo del Pd, era stato previsto».

13 Marzo
10:00 2018

 

Qual è la sintesi politica del voto?
«Siamo entrati nella Terza Repubblica, abbiamo uno scenario che non ha nulla in comune con i precedenti. È una rottura ancora più forte di quella avvenuta nel '94, quando destra e sinistra conservavano ancora importanti pezzi di Dc e Pci».

Perché M5S e Lega hanno vinto?
«Innanzitutto perché i loro leader, Di Maio e Salvini, sono stati bravissimi in campagna elettorale. La loro affermazione è la consacrazione della nuova generazione al potere. Hanno vinto perché sanno usare i social media e hanno la capacità di comunicare alla massa dell'opinione pubblica con messaggi basici ed elementari, direi trumpiani. Hanno superato Renzi sul suo campo».

Cosa chiedono i rispettivi elettorati a Di Maio e Salvini?
«L'elettore grillino cerca uguaglianza sociale, lotta ai privilegi e un importante intervento dello Stato per aiutare le fasce deboli a uscire dalla povertà. Quello leghista chiede meno tasse, meno immigrati, meno Europa, meno burocrazia e più sicurezza».

I due partiti possono governare insieme, come parte dei loro elettori chiedono?
«Ci sono punti di contatto nei programmi ma nella sostanza sono divergenti. Gli elettori grillini cercano soprattutto aiuto pubblico e miglioramento delle condizioni del Sud, chi sceglie il centrodestra non vuole sentire il peso dello Stato tranne che per la sicurezza e vuole meno immigrazione. Quel che conta però non è valutare l'astratta compatibilità politica dei due partiti, bensì vedere se un'alleanza di governo sia conveniente e la risposta è negativa per entrambi: darebbero vita a una maggioranza dilaniata dai contrasti e farebbero una pessima figura».

E quindi, che succede?
«Siamo all' impasse, perché neppure al Partito Democratico conviene governare con i grillini. Per i Dem raccogliere l'invito alla responsabilità fatto da Mattarella e magari diventare soci di minoranza di un governo a guida M5S significherebbe essere fagocitati. Gli elettori storici, praticamente i soli rimasti, non gradirebbero, il partito perderebbe visibilità e in più i grillini gli scaricherebbero addosso le colpe di tutti i fallimenti. Sarebbe un' operazione suicida».

E guardare dall' altra parte?
«Impossibile. Ormai il centrodestra è in mano a Salvini, che è incompatibile con il Pd e con il suo elettorato».

La tornata elettorale non ha fatto che rinforzare le convinzioni del professor Ernesto Galli Della Loggia, storico, editorialista del Corriere e saggista. «Sono almeno dieci anni che scrivo del declino dell'Italia» spiega. «Ma non è solo colpa dei governanti e dei politici, tutta la nostra società è politicamente ineducata e priva di spirito civico. I peggiori, o almeno quelli che portano la maggior responsabilità sono i ceti medio alti: quasi sempre attaccati ai loro privilegi, non sanno vedere oltre i propri interessi immediati e così hanno preparato la rovina collettiva e di loro stessi».

Nel suo ultimo lavoro (Il tramonto di una nazione. Retroscena di una fine; Marsilio editore, 2017), Galli Della Loggia ha lanciato una denuncia pesante dello stato in cui versa l'Italia, ignorata dal governo che ha continuato la sua narrazione di un Paese in ripresa.

Il saggio, preveggente, passa in rassegna tutti i mali dell'Italia, dal trionfo dell' antipolitica al fallimento del multiculturalismo coniugato all' incapacità di difendere la propria tradizione culturale fino alle ragioni del ristagno dell' economia, alle ambiguità della giustizia, all' inadeguatezza del sistema di istruzione, alla disastrosa esperienza delle Regioni e al divario, sempre più crescente tra Nord e Sud.

«Un processo lento, partito negli anni Settanta con errori che nessuno ha mai provato a correggere, in quanto noi tutti non la sola classe dirigente siamo stati incapaci di gestire la democrazia, dire dei no e fare le riforme che servirebbero. Con il risultato che ora il Paese è disunito come mai prima, basta guardare la cartina geografica dei risultati elettorali, tutta blu centrodestra al Nord, tutta gialla M5S al Sud: non si era mai avuto finora un dominio politico così forte in una sola area come quello dei grillini in Meridione e della Lega al Nord.

Un tempo i partiti che guidavano l'Italia avevano una capacità federativa, come ha scritto Panebianco, oggi invece il Paese è totalmente spaccato, il Sud si è impoverito a livelli preoccupanti, i servizi pubblici sono in uno stato di degrado, la disoccupazione giovanile è disperante e la scuola non è all'altezza».

Gli osservatori danno la colpa al Pd, che infatti al Sud è crollato: condivide?
«È un discorso più complesso ma certo uno dei più grandi errori di Renzi, al di là del suo carattere poco inclusivo e inadatto a costruire una squadra e attrarre gente capace in grado di correggerlo, è stato governare da Firenze anziché da Roma.

Così ha perso una parte del Paese senza neppure rendersene conto. Basti pensare che molto spesso è andato più al Sud Salvini come leader della Lega che Renzi come capo del Pd». Mossa azzeccata quella di levare il Nord dal simbolo della Lega?

«Mossa ambiziosa, da leader nazionale, e senz'altro intelligente e pagante. La proposta secessionista chiudeva gli spazi di crescita della Lega e favoriva Forza Italia. Adesso per la prima volta il partito si è presentato con un progetto aggressivo in grado di incidere su tutto l' elettorato, e così è arrivato il sorpasso su Berlusconi».

 

Non ci ha messo del suo anche il Cavaliere nella débâcle azzurra?
«Berlusconi è stato molto penalizzato dalla sentenza che gli inibisce di poter assumere incarichi pubblici. Il fatto che non possa ambire neppure a fare il sottosegretario alle Poste gli ha tolto credibilità. Rendeva tutto meno plausibile. In più hanno pesato l'età, la campagna elettorale solo in tv e non nelle piazze, neppure in quelle virtuali.

Infine, l' indicazione di Tajani è stato un harakiri. È un politico conosciuto da cinquemila addetti ai lavori, mai andato in televisione, per di più con un ruolo di primo piano a livello di Ue, l'istituzione oggi più detestata dai cittadini.

 

Proporre lui come capo del governo è stata un' impressionante prova di mancanza di lucidità. È notorio che il 60% dell' opinione pubblica nutre sentimenti anti-europeisti».
Eppure anche il Pd, con Gentiloni dalla Merkel pochi giorni prima del voto, ha sventolato la bandiera Ue in chiave elettorale «E, come Forza Italia, ne è stato danneggiato».

Se Renzi avesse candidato Gentiloni premier, come molti nel suo partito gli chiedevano, il Pd avrebbe arginato la sconfitta?
«Tutti tessevano elogi di Gentiloni, i giornali gli davano indici di gradimento alti. Ma un conto è essere considerato una brava persona e avere un' immagine rassicurante, altro è farsi votare.

In parte significativa la politica è come l'amore, è un sentimento, qualcosa anche di irrazionale. Non è detto che ci si innamori sempre delle brave persone rassicuranti; Di Maio e Salvini hanno vinto perché sono leader nuovi con proposte politiche incisive, non perché sono rassicuranti».

 

 

Un altro flop considerevole è stata la Bonino, che pure era data alta nei sondaggi: come lo spiega?
«Perché avrebbe dovuto avere successo la Bonino? Sarebbe come se mi fossi candidato io».

Vede motivi di ottimismo?
«Dopo il voto non sono né più ottimista né più pessimista. Non penso che il declino sia irreversibile ma non vedo oggi chi o cosa possa invertire la tendenza».

Che cosa accadrà?
«L'esito delle urne ha sconvolto gli equilibri. A nessuno conviene accordarsi per un governo, se non a Berlusconi, che però non ha dei numeri decisivi. Prevedo un ritorno alle urne in tempi brevi».

Due anni, il tempo di cambiare la legge elettorale un'altra volta?
«Anche meno: prevedo tempi greci, per intendersi. E si rivoterà con questa legge: Di Maio e Salvini, i leader dei due partiti più forti, hanno vinto con il Rosatellum: perché dovrebbero cambiarlo? Il Pd calerà ancora, diciamo all' ingrosso il 12- 15% e due voti su tre di quelli che perderà andranno a M5S, che salirà dal 32 al 37%. La Lega ruberà altri voti a Forza Italia, il centrodestra passerà dal 37 al 42% e Salvini andrà al governo senza bisogno di nessuno. Sono tutti ragionamenti ipotetici, intendiamoci, ma forse non proprio infondati».

Non tornano i calcoli: il centrodestra 5 punti da chi li prende se Cinquestelle cannibalizza il Pd?
«Dal 30% di astenuti. Molti potrebbero essere tentati di tornare al voto per dare finalmente un governo eletto all'Italia».

Il Pd verso il 12% e Liberi e Uguali di Grasso e Bersani che ha fatto flop: sta dicendo che non esiste più una domanda di sinistra?
«Mi spieghi prima cosa significa la parola sinistra oggi e le rispondo. La distinzione tra destra e sinistra è molto cambiata. Comunque, la domanda ci sarebbe, solo che in politica contano le persone e il gruppo di LeU era troppo consumato politicamente per poter essere un interprete credibile delle richieste di rinnovamento che arrivano dalla società.

Non c'erano proposte nuove a sinistra, quindi hanno vinto gli uomini che hanno saputo dare voce all'esigenza di novità, sicurezza e lotta alla disuguaglianza, declinata dai grillini come protezione sociale e dalla Lega come minore invasione dello Stato».

Quanto ha pesato l' immigrazione?
«Due dati: prima dei fatti di Macerata, l'omicidio di Pamela Mastropietro e la sparatoria di Luca Traini, la Lega in città era inesistente. Ora è al 20%. Fino a tre mesi fa il governo Gentiloni aveva fatto dello ius soli una bandiera. Appena si è saputa la data del voto ha provveduto ad ammainarla rapidamente e non ha mai toccato l'argomento in campagna elettorale. L'immigrazione è un tema decisivo».

di Pietro Senaldi - liberoquotidiano.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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