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Cronaca

Eroi dello Stato – testimonianze di rigore e giustizia.

Storie di ordinario coraggio – il giudice Ciaccio Montaldo.

15 Aprile
11:00 2018

Il giudice Giangiacomo Ciaccio Montalto, fu ucciso nel 1983. Divenne magistrato nel 1970 e, un anno dopo, sostituto procuratore della Repubblica di Trapani. Iniziò subito a svolgere indagini contro la mafia che allora, intrecciava rapporti con il mondo dell’imprenditoria e delle banche.

Le sue prime indagini si indirizzarono verso il clan dei Minore (Antonino, detto Totò, Calogero, Giuseppe e Giacomo) e si specializzò nella caccia agli appalti truccati e alle speculazioni edilizie, il famoso ‘sacco’ del Belice, 348 miliardi e 650 milioni di vecchie lire, che vennero utilizzate per rimpinguare il malaffare mafioso (ossia droga, raffinerie di eroina, traffici di armi e frodi comunitarie) invece che per costruire case per i terremotati del 68 in Sicilia.

Nel 1982, Montalto spiccò 40 ordini di cattura contro mafiosi e imprenditori locali, per il reato di associazione mafiosa.

Venne condannato a morte dalla mafia, perché aveva colpito direttamente il clan Riina ed era giunto al ‘ terzo livello ’, facendo sequestrare e confiscare i beni dei mafiosi, grazie alla legge Rognoni – La Torre, appena entrata in vigore.

Deluso dallo scarso risultato delle sue inchieste, Ciaccio Montalto, all'inizio degli anni '80, decise di chiedere il trasferimento a Firenze.

Venne ucciso nella notte del 25 gennaio 1983, davanti alla sua villetta a Valderice tornando da una serata trascorsa con amici.

Entro poche settimane si sarebbe dovuto trasferire in Toscana.

Tre uomini, lo attesero armati di mitraglietta e di due pistole cal. 38: purtroppo non aveva scorta, nonostante le minacce ricevute e l’auto su cui si viaggiava non era blindata.

Ciaccio Montalto, non aveva ancora compiuto quarantadue anni e lasciò la moglie Marisa La Torre, di Trapani e le loro tre figlie, Maria Irene, Elena e Silvia che, dopo l’uccisione, si trasferirono a Parma.

Le indagini sul suo omicidio, si indirizzarono subito sul primo sospettato, il boss Salvatore Minore, ricercato dal Montalto per omicidio e associazione mafiosa e poi condannato nell’89 in contumacia perché già ucciso dai Corleonesi nel 1982, per l’omicidio del giudice insieme a due mafiosi siculo-americani, ritenuti gli esecutori materiali. Dalle testimonianze di alcuni pentiti, l’omicidio fu ordinato per l’imminente trasferimento in Toscana, che avrebbe minato gli interessi mafiosi in quella regione.

Il suo profondo senso dello Stato, va ricordato soprattutto alle nuove generazioni, cosa che fece nel migliore dei modi, il Presidente della Repubblica Sandro Pertini, il giorno dei funerali del magistrato, quando disse: "Per ricordare Ciaccio Montalto e per combattere la mafia, c’è solo da rispettare fino in fondo la Costituzione".

 

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