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Cinema

Cinema in sordina - Parte 2

Alcuni ottimi film di questi ultimi anni passati inosservati

8 Aprile
10:00 2018

Continuiamo a parlare di film scivolati sotto i radar del pubblico negli ultimi tempi, proponendovi questa settimana tre storie incentrate sul soprannaturale e il mistero.

Film che hanno di fondo una trama intrigante che tocca argomenti complessi, la morte e l'aldila', la stregoneria e l'ispirazione artistica, il potere e l'isolamento personale.

Tante piccole grandi vicende che travalicano il piccolo mondo personale dei vari protagonisti innestandosi in un contesto piu' ampio, dove come al solito il confine tra buoni e cattivi e' sempre piu' labile e il sacrificio personale e' l'unico prezzo da pagare per evitare tormenti e sofferenze alle persone che ci circondano.

Andiamo ora a presentarveli uno per uno, cercando di spiegarvi meglio i motivi per cui li riteniamo film ingiustamente diventati invisibili e perche' invece varrebbe la pena concedergli un minimo di attenzione e una visione piu' accorta.


A GHOST STORY (2017 - David Lowery)
Di storie raccontati dal punto di vista di un fantasma ne abbiamo a centinaia, dallo smielato "Ghost" degli anni 90 al visionario "Amabili resti" di Peter Jackson; ma penso che poche (o nessuna) abbiano proposto finora un fantasma messo in scena con un attore che se ne va semplicemente in giro con un lenzuolo addosso per tutto il film.

Detto cosi' potrebbe sembrare una fesseria o magari un film demenziale, invece il film e' tremendamente serio e vanta un montaggio davvero fantastico che come pochi riesce a immedesimare lo spettatore con lo spirito errante nel suo vagabondare solitario attraverso gli anni e i decenni seguenti e precedenti la sua morte.

Il fantasma e' quello di un musicista vittima di un incidente nelle vicinanze della casa dove viveva con la sua amata, il quale dopo la morte rimane nell'abitazione affianco alla donna che soffre di solitudine e ancora piu' tardi quando la casa verra' poi abitata da altri inquilini per poi finire ad essere demolita e spianata a zero per la costruzione di un grande complesso di uffici.

Con pochi dialoghi e un surrealismo incredibilmente azzeccato, visto l'incedere lento e desolato dello spirito da una stanza all'altra e da un'epoca all'altra nella sua inesorabile e lenta camminata; ottimamente supportato da un montaggio come detto che ci trasporta perfettamente con dei tagli e salti temporali lungo le varie sequenze; coadiuvato da musiche estranianti e ultraterrene che sembrano riflettere la stessa inquietudine e angoscia del protagonista.

Una storia che come avevamo accennato si sposta poi dal piano personale a quello piu' ampio della storia americana verso il finale, quando scivolando all'indietro nel tempo lo spirito ritorna a quel lotto di terreno dove sara' costruita la sua casa, prima edificata da coloni poi attaccati dai nativi americani, incontro che portera' a null'altro che all'annientamento reciproco nel sangue per entrambi.

Accolto molto bene al Sundance Festival del 2017 ma purtroppo ignorato dal grande pubblico americano, in quei mesi come al solito occupati a riempire le sale per guardare l'ultimo solito, ripetitivo e pacchiano "Transformers – L’ultimo Cavaliere" di Michael Bay.

Un film consigliatissimo per chi ama emozionarsi con semplicita', senza rumore o tripudio di effetti speciali, ma anzi in un film quasi senza dialoghi ma che vive unicamente della ottima regia di David Lowery, gia' conosciuto ai piu' per il suo "Il drago invisibile" del 2016, il quale invece riscosse ottimi risultati ai botteghini.


MUSE (2017 - Jaume Balagueró)
Ottimo regista spagnolo che ha saputo negli anni scavarsi una sua nicchia e costruire un suo agguerrito circuito di aficionados; sempre in attesa della sua prossima piccola perla horror/thriller in uscita nei cinema.

Questo suo film conferma ancora una volta la sua fantasia narrativa accompagnata dall'ottimo mestiere con cui riesce a mettere in scena le sue storie.

Abbiamo quindi una storia che parte misteriosa e si dipana lentamente davanti agli occhi dello spettatore e del protagonista, un professore di letteratura traumatizzato dal suicidio di una sua allieva che era anche la sua amante.

Guidato da alcuni incubi che gli tolgono il sonno notte dopo notte, il professore si avvicina a una misteriosa setta di streghe, "muse" per la precisione che nel corso dei secoli hanno ispirato i piu' grandi artisti, scrittori, pittori e compositori e che sono alla ricerca della piu' potente e misteriosamente scomparsa tra di loro, la quale sembra appunto essere legata in modo paranormale ai sogni del professore.

Fantastica la rappresentazione delle streghe, le quali recitano versetti di poesia e citazioni da autori famosi come "incantesimi" per scatenare il terribile potere della loro magia.

Se da un lato l'intreccio puo' sembrare un po' contorto e avvitato su se' stesso nel finale, Balagueró sopperisce ampiamente a qualche buco nella sceneggiatura con il suo talento innato nel riuscire a tenere la corda tesa fino all'ultimo minuto, con pochi ma sapientemente giocati colpi di scena e cambi di registro che dettano i tempi perfettamente fino al tragico/eroico finale.

Molto bravi tutti gli attori nelle loro parti, anche se il protagonista Elliot Cowan nel ruolo del professore non e' poi cosi' fervente ed espressivo; aiutato pero' dalla sempre ottima Franka Potente e una breve parte per il grande Christopher Lloyd, lo storico "Doc" di "Ritorno al futuro", qui nel ruolo di una delle vittime delle muse malefiche che dara' una mano (o ci provera' almeno) ai disorientati protagonisti nello sbrogliare l'intricata matassa.

Insomma forse un Balagueró non all'altezza dei vari "Darkness", "Bed Time" o la sua piu' amata e famosa saga di "Rec"; ma comunque sempre ispirato e che anche qui sforna un ottimo interessante film pieno di spunti su cui riflettere, condendo il tutto con le sue solite gradite ottime atmosfere di suspance e mistero che sono ormai il suo classico marchio di fabbrica tanto caro ai suoi fans.


PRODIGY (2017 - Alex Haughey, Brian Vidal)
Una bambina incatenata ad una sedia, interrogata senza tregua da uno psicologo per tutto il film.

Partendo da questa premessa, i due registi Haughey e Vidal riescono a mettere in scena un ottima storia di fantascienza ben narrata e solidamente recitata da tutti i protagonisti, su tutti la piccola e bravissima Savannah Liles e il dottore interpretato da Richard Neil, ovviamente i due personaggi che avranno piu' spazio durante la storia.

La piccola bambina e' la figlia di un pezzo grosso dell'esercito, la quale la fa rinchiudere in una struttura segreta e analizzare da uno psicologo dopo l'altro fino ad arrivare all'inevitabile decisione di sopprimerla.

Dotata di una incredibile intelligenza e astuzia nel manipolare le persone che la circondano, ingaggia subito un duello verbale e psicologico con il dottore che la sta esaminando; mettendo subito in chiaro di essere ben conscia della sua superiorita' e di essere insofferente alla banale inferiorita' degli altri esseri umani.

Ma nel passato della piccola c'e' un trauma che il dottore vuol far riemergere a tutti i costi, in quello che ben presto diventera' una lotta per riuscire ad andarsene vivo da quella stanza; visto che la piccola e' inoltre dotata di poteri telecinetici e riesce a muovere le cose col pensiero.

Molto bravi anche i vari personaggi secondari, dai militari dell'esercito affascinati e impauriti dalla piccola; i vari assistenti e la donna che decide di dare un'ultima chance alla bambina concendole un colloquio con un ultimo psicologo, prima di decidere definitivamente se condannarla a morte come tutto il resto della truppa.

Un film costruito tutto in due stanze con una mezza dozzina di attori, ma che riesce a conquistare da subito grazie al personaggio "over" della bambina "scanner" e il suo complesso di superiorita' con cui banalizza omicidio, vita e morte nella lucida analisi di spietata praticita' con cui instaura fin da subito il serrato dialogo con il dottore.

Affascinante e ben diretto, un altro film che meriterebbe senz'altro una distribuzione migliore e una maggiore attenzione dal grande pubblico; degnandolo se non altro di una misera visione.

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