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Cinema

Cinema in sordina - Parte 4

Alcuni ottimi film di questi ultimi anni passati inosservati

22 Aprile
10:00 2018

Siamo arrivati all'ultimo appuntamento di questo mese riguardo ai film piu' interessanti e snobbati degli ultimi anni, non che ovviamente smetteremo poi di consigliarveli quando sara' il caso, ma per una volta meritavano una serie di articoli tutti per loro.

Questo mese ci incentriamo su 3 film piu' personali sull'ossessione e i rapporti interpersonali, la fiducia in se' e verso il prossimo, la scienza che quando supera il confine diventa pericolosamente ciarlataneria.

Film incentrati sui personaggi, raccontati con sobria tranquillita' e lasciando il giusto spazio ai dialoghi e l'evoluzione psicologica dei vari contesti narrativi.

Tre film diversi tra loro per tematiche affrontate e scelta di stile cinematografico, tutti accomunati da una particolare sensibilita' nel racconto superiore alla media di tanti altri usciti nello stesso periodo e che magari hanno avuto piu' successo e passaparola tra il pubblico nei cinema.

Ma come sempre, bando alle ciance ed andiamo a parlarvi subito dei film in questione.


CIVILTÀ PERDUTA (2016 - James Gray)
Basato sulla storia vera dell'esploratore inglese Percy Fawcett, interpretato in maniera convincente da Charlie Hunnam.

Famoso ai piu' giovani per la serie televisiva "Sons of Anarchy" e poi portato alla ribalta nei cinema grazie a Guillermo del Toro che lo volle come protagonista per "Pacific Rim" e in un ruolo secondario anche nel successivo "Crimson Peak"; due ottimi film che hanno finalmente lanciato Hunnam nel cinema di serie A dopo una vita di piccoli ruoli come caratterista.

Una pazienza tenace come quella dell'esploratore di cui prende la parte, pervicacemente convinto dell'esistenza di una citta' perduta nel cuore piu' profondo dell'Amazzonia, alla cui ricerca dedichera' gran parte della vita, sacrificando gli onori e le comodita' di una vita collegiale per un lavoro piu' pratico ed efficiente direttamente sul campo.

Sacrificato sara' anche lo stesso matrimonio con una moglie eterna Penelope in attesa (una bravissima Sienna Miller) di cui i figli conoscera' anch'essi poco o niente, essendo sempre in viaggio coi colleghi in Sud-America tentando di provare le sue intriganti ma improbabili (per l'epoca) teorie storiche sulle antiche tribu' sudamericane.

Un uomo tutto d'un pezzo mal disposto a piegarsi al pensiero comune e agli agi e gli onori di cui si fanno vezzo i suoi colleghi, ricercatori da tavolo che non mettono mai piede fuori casa, i quali prima entusiasti e poi via via sempre piu' scettici denigrano il suo lavoro cercando di ostacolarlo politicamente nei suoi studi e nella raccolta dei fondi per i suoi interminabili viaggi.

Molto toccante i rapporti familiari dell'uomo, ben descritti e che si evolveranno poi da un figlio che lo odia per la sua assenza alla successiva ammirazione e volonta' incrollabile di prendere parte alla sua ultima spedizione, direttamente nel cuore di tenebra della giungla un ultima volta alla ricerca della "perduta citta di Z", il che spiega che non a caso il titolo originale del film e' appunto "The lost city of Z".

Ottimo il montaggio che rappresenta bene lo scorrere degli anni con la fede incrollabile dell'uomo nelle sue teorie, altrettanto buona la ricostruzione storica di costumi e scenografie ben amalgamate con la regia calma e posata di James Gray, autore gia' conosciuto ai piu' per il suo fantastico noir "I padroni della notte" uscito ai cinema nel 2007.

Un film di scienza e umanita' che merita sicuramente una visione attenta per un pubblico non distratto, capace di amare la storia di un uomo che studia la storia, contro tutto e contro tutti senza arrendersi mai neanche di fronte alla perdita dei contatti con amici, colleghi e la sua stessa famiglia.


ANABOLIC LIFE (2017 - Landon Williams)
Aspettando/sperando che venga notato anche dalla nostra distribuzione e magari tradotto in italiano, consigliamo questo film a tutt'altro tema ma sempre con il motivo di fondo dell'ossessione personale.

Ossessione che in questo caso consuma il protagonista (uno sconosciuto Chris Levine) per il suo stesso corpo, dal fisico magro ed esile che decide di "potenziare" ricorrendo a qualsiasi mezzo, anche l'uso di steroidi e anabolizzanti.

Inizialmente finendo in ospedale per gli effetti collaterali di una serie di iniezioni, l'uomo trovera' poi un nuovo scopo in uno dei frequentatori della sua palestra (il gigantesco attore Kali Muscle) che in breve diventa il suo trainer e spacciatore personale con cui costruisce un rigido regime di "potenziamento" a base di medicinali e spossanti sessioni di allenamento.

Gli effetti sul fisico ovviamente non tardano a farsi notare, assieme a quelli sulla psiche che lo rendono sempre piu' alienato e aggressivo, nei confronti dei genitori e della sua fidanzata (Sophie Simmons) e anche dei colleghi di lavoro e il suo irritante e arrogante capo-ufficio, interpretato alla grande da un fantastico Daniel Baldwin.

Una storia inquietante raccontata senza pudori o falsi moralismi, senza scene strappalacrime o tragedie esagerate, bensi' con una toccante umanita' di fondo che porta alla profonda compassione per il protagonista, incapace di accettarsi per quello che e' e desideroso di diventare a tutti i costi gonfio di muscoli come i personaggi che guarda ossessivamente alla televisione.

Una tragedia di finzione che ahinoi si poggia pero' sulle tristissime vicende di tanti altri atleti che trasformano la ginnastica, qualcosa che dovrebbe aiutarci a stare bene e sentirci meglio con noi stessi; in qualcosa di assuefacente come le droghe di cui fanno uso e che porta inevitabilmente al disgusto e la violenza piu' feroce e inarrestabile verso se' stessi, in cerca dei valori estetici "di gomma" di fotomodelli e celebrita' mediatiche assortite.

Un film ingiustamente passato come invisibile, forse per un attore come detto sconosciuto e un regista alla sua prima esperienza, Landon Williams, capace comunque di reggere fino alla fine senza sbriciolarsi in buonismi disneyani o cerchiobottismi democristiani nel giudicare troppo il suo protagonista, ma cercando anzi di capirne il punto di vista e fare entrare lo spettatore nell'ottica con cui vede il mondo dove vivono le altre persone.


IL DOMANI TRA DI NOI (2017 - Hany Abu-Assad)
Un altro film ancora diverso dai primi due, meno "ossessivo" ma piu' personale, visto anche che per gran parte del film ci sono soltanto due attori presenti sulla scena.

I due sono Idris Elba e Kate Winslet, il primo ottimo attore anche se recentemente protagonista del megaflop dell'attesissimo "La torre nera" nei cinema, la seconda attrice e talento conosciuta soprattutto per il suo ruolo di Rose nel re dei blockbuster "Titanic" del 1997.

Arrivati di tutta fretta all'aeroporto, ognuno con la sua urgenza di viaggio, i due scoprono che non c'e' nessun posto su nessuno dei voli in partenza e sono costretti per convenienza a dividersi un piccolo aereo privato.

Ma poco dopo il decollo il loro pilota ha un malore e i due precipitano sulle cime innevate dello Utah.

L'uomo muore sul colpo e i due si ritrovano da soli assieme al suo cane, isolati e senza nessun soccorso in vista dato che l'anziano pilota non aveva neppure preparato un piano di volo ufficiale.

Feriti e affamati, i due dovranno iniziare per forza a collaborare per sopravvivere al clima impervio e le dure condizioni della montagna, tra burroni in cui precipitare e lupi affamati in caccia per sbranarli.

Inizialmente distanti come carattere e personalita', la coppia si trova sempre piu' unita nella ferrea volonta' di sopravvivere e riuscire a raggiungere di nuovo la civilta', nonostante la distanza che li separa dalle grandi citta' e le condizioni sempre piu' precarie della donna, gravemente ferita ad una gamba.

Ed e' cosi' che lui da cupo e introverso riesce finalmente a schiudersi davanti alla caparbieta' (a volte anche stupida) della donna, mentre la stessa d'altro canto si rende sempre piu' conto di non essere ansiosa di correre incontro al matrimonio che l'aspetta al suo ritorno a casa.

Molto dolce il montaggio che "culla" lo spettatore fino alla conclusione, seguendo col passare dei giorni le difficolta' quotidiane piccole e grandi della coppia, sempre piu' stretta e vicina quanto piu' la situazione diventa critica e senza speranza.

Splendida la fotografia che ovviamente esalta ancora di piu' le meraviglie della "High Uintas Wilderness", uno dei grandi scorci naturali pieno di foreste, montagne, laghi e fiumi situato nel nord dello Utah.

Una storia bella e semplice, che si discosta dai tanti altri film di "sopravvivenza" assortiti che escono nei cinema ogni anno, raccontata con molto tatto umano dal regista palestinese Hany Abu-Assad, oltre che interpretata con il dovuto trasporto e bravura dalle due citate star internazionali.

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