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Cronaca

XXII Rapporto sull’Economia Globale e l’Italia

Un Futuro da costruire bene.

7 Aprile
12:00 2018

Il 5 marzo è stato presentato a Torino il ventiduesimo Rapporto sull’Economia globale e l’Italia, frutto della collaborazione del Centro di Ricerca e Documentazione Luigi Einaudi e UBI Banca, a cura di Mario Deaglio.

La parola chiave sembra essere il” cambiamento”; negli ultimi 30 giorni è successo di tutto e di più: dallo scandalo di Face Book alla conferma che la globalizzazione degli scambi si è  inceppata, al clima di forte astio tra Stati Uniti e Cina, ai cambiamenti di scenari sempre più numerosi e rapidi ovunque.

Fino al 2008 eravamo in una epoca d’oro, poi è arrivata la grande recessione, oggi con la ripresa in atto ci troviamo con il protezionismo selvaggio, con l’indebolimento del lavoro, con l’aumento delle variazioni tra le diverse retribuzioni, con la crisi del ceto medio particolarmente evidente negli USA e la drastica discesa della spesa familiare non obbligatoria.

La diseguaglianza crescente dei redditi sfavorisce i lavoratori con qualifiche medie o medie-basse. E’ in corso un cambiamento culturale, cresce la sfiducia verso le istituzioni, nasce la convinzione che tutto si può sistemare facilmente, la società è spaccata :tutto questo ci ha portato al populismo.

Il capitale finanziario ha subito  importanti mutazioni, con il QA  (Quantitative Easing) è arrivato un forte calo del rendimento obbligazionario, si è dato infatti preferenza al comparto azionario e  i tassi sono quasi a zero.

Per quanto riguarda l’Europa, le scelte economiche si intrecciano con quelle diplomatico militari, difficoltà politiche in Germania , necessari sei mesi per fare un governo e anche in Spagna necessari compromessi e accomodamenti. I dati economici sono buoni: la ripresa economica è in essere, la disoccupazione in diminuzione, continua a crescere la produzione industriale, diminuisce il gap tra i paesi del sud e quelli del Nord.

L’Europa però è ancora alla ricerca di un Futuro, come già enunciato da Jean Claude Juncker nel Discorso sullo Stato dell’Unione a settembre 2017: “l’Europa  ha nuovamente i venti a favore, abbiamo di fronte una opportunità che non rimarrà aperta per sempre, tra qualche anno non saremo delusi delle cose che abbiamo fatto, ma di quelle che non abbiamo fatto”.

In Europa occorrono dunque scelte: autosufficienza, impegno politico finanziario (più imposte nell’Eurozona), politiche comuni di difesa, comprese le armi nucleari, puntare ad una Nazione Europea. Purtroppo continua la politica

dell’indecisione che porta a subire le iniziative degli USA e della Cina e questo porta alla disgregazione. Mentre l’UE perde l’iniziativa i cinesi stanno comperando di tutto e ovunque nel vecchio Continente.

Ma la vera sorpresa è l’Africa: il Pil di 22 Paesi africani cresce con un trend di 5% anno. L’Africa deve comunque provvedere  a disinnescare la bomba demografica, nel frattempo stanno già migliorando gli indici di democraticità. Molti giovani africani studiano in USA o UE per poi tornare nei Paesi d’origine.

Forse nessuno è al corrente che da anni ci sono nel continente africano tre industrie che producono veicoli, anche se in gran parte per trasporto pubblico.

Il focus sull’Italia è abbastanza positivo: anzitutto il tasso di crescita del Pil è ormai uguale  al tasso di crescita del debito; il rapporto sarà stabilizzato nel 2020  e nel 2021 si punta ad un possibile sorpasso.

La ripresa del nostro Paese è dovuta alle esportazioni, ai consumi, agli investimenti e dalla ripresa dell’occupazione  anche se di bassa qualità. L’industria  e l’economia stanno cambiando, a partire dalla non stabilità dei redditi da lavoro. Nascono nuovi servizi e nuove tipologie di industrie, dalla meccanica all’agroalimentare.

Purtroppo sale ancora il divario Nord.Sud, salgono le compravendite immobiliari ma non ci sono nuove costruzioni; la nostra demografia , come è noto, è la peggiore di tutte quelle dell’Unione.

A seguito del l’ultimo Rapporto Cerved sulle PMI del Piemonte ci sono buone notizie: la situazione del settore è in miglioramento , con ripresa degli investimenti, diminuzione dei fallimenti  e con aumento delle nuove società di capitale., sofferenze in netto calo.  Questi dati sono particolarmente confortanti perché le PMI piemontesi sono circa 10.000 con un fatturato di circa 63 miliardi di euro e circa 3 milioni di addetti.

A questo punto non ci resta che l’attuale governo ci presenti il DEF (Documento Economia Finanza) per capire quale sarà il nostro futuro.

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