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Economia e finanza

I numeri oggettivano

La triste realtÓ dei morti sul lavoro

9 Aprile
08:00 2018

I numeri oggettivano. Fotografano con crudo realismo. Sempre che non ce li si faccia passare davanti con distratta rassegnazione o cinico disincanto. Scegliamo, allora, di portare un numero – questo numero – in prima. È quello dei morti sul lavoro dall'inizio dell'anno: 151.

Gli ultimi casi, ma non sono solo casi piuttosto volti e storie, faccenda di dolore che incide le carni di familiari e amici, proprio nel giorno di Pasqua.

Due operai di Treviglio, nella bergamasca, vittime dell’esplosione di un'autoclave nell'azienda di mangimi per la quale lavoravano. Si chiamavano Giuseppe Legnani e Giambattista Gatti. Entrambi sposati e padri di due figli. Qualche giorno prima, il 28 marzo, ennesima anello di una lunga catena di lutti al porto di Livorno, avevano perso la vita due dipendenti della Labromare, ditta specializzata in bonifiche: Lorenzo Mazzoni, di 25 anni, e Nunzio Viola, di 52 anni.

Le chiamano “morti bianche”. E così le chiamiamo anche noi giornalisti, per cui troppo spesso tutto è solo questione di un pezzo da chiudere.

Come ha poeticamente contestato Carlo Soricelli, metalmeccanico in pensione e artista sociale, però. “È un bianco che copre le nostre coscienze / e il corpo martoriato di un lavoratore / È il bianco di un tramonto livido e nebbioso di una vita che si spegne lontana dagli affetti/ di lacrime e disperazione per chi rimane”.

Non archiviamo tutto troppo in fretta, non stendiamo il bianco dell'indifferenza.

Commentando il dato dello scorso anno (632, una media di quasi due al giorno), il direttore generale dell'Anmil, l'Associazione nazionale lavoratori mutilati e invalidi dal lavoro, Sandro Giovannelli denunciava che “se dopo tutto quello che è successo negli ultimi dieci anni, dalla Thyssen alle buone leggi sulla sicurezza sino alla formazione nelle aziende e nelle scuole, siamo di nuovo a questo punto, vuol dire che sulla sicurezza non abbiamo fatto passi avanti. O almeno non quelli che avremmo dovuto e potuto fare”.

La prima cosa da fare è una presa di coscienza collettiva. Partendo dai numeri: dall'inizio dell'anno, 151 morti di lavoro.

Marco Margrita

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