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Musica

Torino. La cittą regina - Voci di popolo e di intellettuali nello splendore e agonia di Costantinopoli

Ottavo concerto della dodicesima edizione di Regie Sinfonie, la stagione di musica antica e barocca organizzata dai Musici di Santa Pelagia

15 Aprile
12:00 2018

Il concerto si terrà sabato 21 aprile 2018 alle ore 21 nell’Arciconfraternita della Misericordia, Via Giuseppe Barbaroux 39 Torino, e vedrà protagonista l’Ensemble Vocale Strumentale Gli Invaghiti diretto da Fabio Furnari in La Città Regina – voci di popolo e di intellettuali nello splendore e agonia di Costantinopoli, un programma di straordinaria bellezza e di sorprendente vivacità che alla recitazione di testimonianze dell’epoca abbinerà una serie di brani della tradizione islamica e di autori cristiani, tra i quali spiccano le intonazioni di quattro autori di altrettante sezioni della Missa L’homme armé e il commovente Lamentatio Sanctae Matris Ecclesiae Costantinopolitanae di Guillaume Dufay, opera che piange con toni epici la definitiva fine del millenario impero bizantino.

Ne deriva un ascolto di rara gradevolezza, che non mancherà di conquistare anche quanti considerano questo repertorio difficile e troppo lontano dall’estetica dei nostri tempi.

Il prezzo del biglietto è di 10 euro (ridotti 6 euro).


Programma della serata

Esaltazione di Costantinopoli

Inno bizantino Evloyitos i Kyrié

Esaltazione di Maometto II

Anonimo: Marcia dei Janizzeri

Scoppio della guerra

Antoine Busnois (ca 1430-1492): L’Homme Armée

Guillaume Dufay (ca 1397-1474): Kyrie-Christe-Kyrie (Missa L’Homme Armée)

Anonimo: Marcia dei Janizzeri

Lo scontro

Johannes Ockeghem (ca 1410-1497): Kyrie-Christe-Kyrie (Missa L’Homme Armé)

Anonimo: Marcia dei Janizzeri

La disfatta

Guillaume Dufay: Lamentatio Sanctae Matris Ecclesiae Costantinopolitanae

Johannes Regis (ca 1425-ca 1496): Celsi tonantis

Canto arabo-cristiano Moubarakon antaya

La pace

Josquin Desprez (ca 1440-1521): Agnus Dei (Missa Sexti toni L’Homme Armé)

Ensemble vocale e strumentale Gli Invaghiti

soprani: Carla Allemand, Laura Bosticco, Eleonora Di Dato, Alice Fraccari,

Olena Kharachko, Simona Maggi, Angela Massa, Ivana Negro, Maria Letizia Torrisi,

contralti: Silvia Brezzi, Barbara Chwalibòg, Jose Colombo, Alessandra Pignata

tenori: Luciano Bonci, Niccolò Ciuffi, Luca Della Casa,

Matteo Magistrali, Luigi Pagliarini, Luigi Santos,

bassi: Enrico Bava, Massimo Ferro, Marco Radaelli

Vittorio Venturelli, Andrea Zanzi

organetto e arpa gotica: Cristina Calzolari

viella bassa e liuto: Massimo Sartori

bombarde, flauti, zurna: Donato Sansone, Stefano Vezzani

oud: Peppe Frana

salterio, percussioni, davul, zil, naqqara: Marco Muzzati

voce recitante: Francesco Paolo Sermone

direzione e regia: Fabio Furnari

Nota di Sala

Il 29 maggio del 1453 le truppe di Maometto II fecero irruzione dentro le mura di Costantinopoli, ponendo sanguinosamente fine all’impero romano d’Oriente, durato tra alterne vicende 1058 anni. I truculenti racconti delle atrocità commesse dai vincitori fecero rapidamente il giro dell’Europa cristiana, gettando tutti nella costernazione ed evocando lo spettro del pericolo musulmano, un incubo che nei successivi 250 anni sarebbe cresciuto a dismisura con l’avanzata apparentemente inarrestabile nei Balcani delle armate islamiche, che iniziarono a essere ricacciate indietro solo alla fine del XVII secolo dopo il secondo assedio di Vienna e la clamorosa vittoria riportata a Zenta nel 1697 dal principe Eugenio di Savoia.

Da allora gli Ottomani iniziarono gradualmente a perdere terreno, ma Costantinopoli sarebbe rimasta per sempre nelle loro mani.

Per onestà intellettuale, va detto che i monarchi latini che piansero calde lacrime per la caduta dell’impero bizantino non avevano mai dimostrato particolare simpatia per la “Seconda Roma”, un atteggiamento che affondava le sue radici nei duri contrasti politici risalenti a oltre un millennio prima, a un’epoca addirittura precedente alla dissoluzione dell’impero romano d’Occidente avvenuta nel 476, con la deposizione del debole Romolo Augustolo e l’ascesa al potere del generale erulo Odoacre, e che si sarebbe acuito prima con il Grande Scisma del 1054, che vide la Chiesa ortodossa staccarsi da quella di Roma con reciproche scomuniche, e poi con il terribile saccheggio perpetrato nel 1204 dai crociati, che vide cristiani uccidere senza pietà altri cristiani in nome del dio denaro.

Quello che faceva più paura ai cristiani era il cambiamento di campo, con la guerra che era arrivata in casa loro dopo le ripetute disfatte patite in Terra Santa.

Ci fu anche chi vide nella marea montante islamica una punizione divina per i gravi peccati commessi della cristianità, interessata al potere e ai beni terreni e sempre più lontana dagli ideali spirituali e profondamente umani portati sulla Terra dal Redentore.

Il programma di questo concerto evoca in maniera molto suggestiva le fasi salienti di questa lotta epocale, aprendosi con una sorta di presentazione dei due contendenti, con l’inno Evloyitos i Kyrié (Benedetto il Signore) a esaltare la grandezza dell’impero bizantino e una marcia di giannizzeri – molto ricca sotto il profilo timbrico grazie alla presenza di numerosi strumenti tradizionali turchi, gli stessi che molto tempo dopo avrebbero spinto parecchi compositori (Mozart e Haydn in primis) a evocarne nelle loro opere le sonorità vivaci e coloratissime – a delineare la figura dell’allora ventunenne sultano Maometto II, successo al padre Murad II solo due anni prima.

Il tono baldanzoso della marcia dei giannizzeri innerva anche lo scoppio della guerra e lo scontro, mentre in campo cristiano – rassegnato a una rovina che sembrava ormai ineluttabile – prevale l’atmosfera intensa e profondamente spirituale della messa L’homme armé, una delle opere più emblematiche del repertorio sacro fiorito in epoca rinascimentale.

Tra il XV e il XVI secolo sul tema della chanson francese L’homme armé vennero infatti composte moltissime messe, di cui ce ne sono pervenute circa 40 di compositori attivi in ogni parte d’Europa, tra cui i francesi Pierre de la Rue e Guillaume Dufay, lo spagnolo Cristóbal de Morales, il fiammingo Johannes Ockeghem, l’olandese Matthaus Pipelare e – tra gli italiani – Giovanni Pierluigi da Palestrina e Giacomo Carissimi.

La scelta di eseguire i brani dell’Ordinarium di questa messa di quattro autori diversi può essere vista come un modo per esprimere l’unanime compianto della cristianità per la fine della Città Regina e un’accorata preghiera per riavvicinarsi a Dio nell’ora più buia della disfatta, quando ogni speranza sembra destinata a crollare.

Tra gli autori più famosi selezionati per questa sorta di pasticcio sacro ante litteram spicca il nome di Guillaume Dufay, autore franco-fiammingo attivo per molti anni in Italia, che scrisse anche la Lamentatio Sanctae Matris Ecclesiae Costantinopolitanae, un brano intriso di una profonda commozione e strutturato secondo i modelli della chanson profana e del mottetto sacro, nel quale la disfatta patita per mano delle armate musulmane viene commemorata con il compianto della Vergine su Cristo morto e con una citazione tratta dalle Lamentazioni di Geremia, scritte come noto dal profeta ebreo per un altro evento epocale, ossia la caduta di Gerusalemme.

Di Dufay fu per qualche anno segretario Johannes Regis, citato tra i maggiori autori della seconda metà del XV secolo dal celebre trattatista Johannes Tintoris, al quale dobbiamo Celsi tonantis, un brano pervenutoci grazie al Codice Chigi, un manoscritto meravigliosamente miniato realizzato tra il 1498 e il 1503 con ogni probabilità per Filippo il Bello, figlio dell’imperatore Massimiliano d’Asburgo e marito di Giovanna La Pazza di Spagna.

Dalle tenebre della morte e della distruzione emerge infine la luce della pace, che cala sul mondo come un balsamo benefico con il sublime Agnus Dei della Missa L’homme armé di Josquin Desprez, tra i massimi esponenti della scuola franco-fiamminga, anch’egli attivo per molti anni in Italia e definito da Martin Lutero – uno che di musica se ne intendeva – «il padrone delle note».

Ensemble Gli Invaghiti

L’ensemble vocale e strumentale Gli Invaghiti viene costituito nel 2008 in seno all’omonima associazione culturale per volontà e sotto la direzione di Fabio Furnari. È formato da musicisti dalle consolidate e riconosciute esperienze solistiche, corali e orchestrali. Si dedica prevalentemente alla riscoperta, trascrizione e all’esecuzione di partiture medievali, rinascimentali e barocche e ha all’attivo più di 150 concerti realizzati con programmi che spaziano dalla Passione secondo Giovanni (Comploi) e dall’Oratorio di Natale di Bach (Rodriguez van der Spoel), al Vespro della Beata Vergine di Monteverdi (Garrido), allo Sponsus, dramma medievale delle vergini savie e vergini fatue (Furnari) e a numerose composizioni di autori “massimi” come Dufay, Desprez, Palestrina, Händel e Mozart. Gli Invaghiti hanno, inoltre, ricostruito e realizzato l’Officium de Passione Domini, scritto da San Bonaventura su richiesta di re Luigi IX di Francia. 

L’ensemble è stato incaricato di ricostituire l’antica Cappella Musicale della millenaria Basilica-Santuario della Madonna di Crea (patrimonio UNESCO).

Fabio Furnari

Fabio Furnari si specializza nella prassi esecutiva antica sotto la guida di Alan Curtis e Pedro Memelsdorff, affrontando parallelamente lo studio della chitarra classica con Elena Casoli.

 Vanta un ampio repertorio solistico che spazia da Josquin Desprez e Guillaume Dufay, alle cantate, passioni e l’Oratorio di Natale di Johann Sebastian Bach, alle messe di Wolfgang Amadeus Mozart e Franz Schubert, al Vespro della Beata Vergine e all’Orfeo di Claudio Monteverdi, agli oratori e alle cantate di Giacomo Carissimi, alla musica sacra di Henry Purcell, alle cantate del Seicento italiano, fino ad arrivare alle opere vocali contemporanee di Salvatore Sciarrino, Goffredo Petrassi, Carlo Galante, Arvo Pärt, Gubanov, Laganà, Solbiati, Bo, Pascal, Nieder (alcune delle quali in prima mondiale).

Ha partecipato ai più rinomati festival mondiali e ha inciso oltre 150 dischi con le più importanti etichette discografiche internazionali (tra cui l’integrale dei Mottetti di Guillaume Dufay, il Vespro della Beata Vergine, l’integrale dei libri di madrigali di Claudio Monteverdi e di Carlo Gesualdo da Venosa), ottenendo i migliori riconoscimenti della critica internazionale (tra i quali il Diapason d’Or de l’année nel 2003, 2005, 2010, 2012, 17 Choc de la musique e sette dischi dell’anno di Amadeus).

Collabora con i più importanti nomi del panorama musicale mondiale, tra cui: La Petite Bande (Sigiswald Kuijken), La Capella Reial  de Catalunya (Jordi Savall), Cantica Symphonia (Kees Boeke e Giuseppe Maletto), Concerto Italiano (Rinaldo Alessandrini), Micrologus, Odhecaton (Paolo Da Col), Accademia Bizantina (Ottavio Dantone), Consortium Carissimi (Vittorio Zanon), De Labyrintho (Walter Testolin), Europa Galante (Fabio Biondi), Musica Temprana (Rodriguez van der Spoel), Cantar Lontano (Marco Mencoboni), Coro della Radio Televisione Svizzera (Diego Fasolis) Nova Ars Cantandi (Giovanni Acciai), nonché con Barthold Kuijken, Michael Radulescu, il Concerto Palatino (Bruce Dickey), Michele Campanella, Federico Maria Sardelli, Andrew Lawrence-King, Jakob Lindberg, Michael Chance, Liuwe Tamminga e Luigi Ferdinando Tagliavini.

Oltre alla produzione musicale, che lo vede presente nei teatri più importanti, da segnalare anche la partecipazione alla Biennale di Venezia (2008) come attore protagonista, insieme a Toni Servillo, nel film Un canto lontano, con regia di Alberto Momo, e la collaborazione con la Banda Osiris.

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