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Cultura

“Genio e Maestria”. Mobili ed Ebanisti alla Corte Sabauda tra Settecento e Ottocento

Alessandro Mella ci accompagna alla mostra presso la Reggia di Venaria Reale (Torino)

16 Aprile
13:00 2018

La Reggia di Venaria Reale, prezioso complesso che fu della millenaria Casa di Savoia, ospita sempre interessanti e molteplici mostre ed esposizioni.

Tra quelle al momento in corso spicca senz’altro anche “Genio e Maestria”.

Una ricca esposizione di cimeli, dalla varie Regge Reali e da collezioni private, attraverso cui è possibile scoprire l’opera dei falegnami ed ebanisti che tra settecento ed ottocento produssero magnifici capolavori per la dinastia sabauda e per accrescerne il fascino ed i fasti.

Opere spesso frutto dell’intenso e appassionato lavoro di maestri artigiani le cui capacità oggi ci sembrano incredibili. Uomini che celebrarono, anche nei più piccoli dettagli, il culto della bellezza.

Una bellezza che, a quei tempi, era anche una forma di comunicazione politica dal momento che essa esprimeva la potenza, la forza e la ricchezza non solo di una corte ma anche della nazione di cui essa era espressione.

Impressionare i diplomatici stranieri ed il mondo che contava era un’esigenza di primaria importanza tra XVIII e XIX secolo.

Il percorso della mostra si apre con una panoramica sugli strumenti, le botteghe ed i materiali allora a disposizione di questi artigiani che non sarebbe affatto piaggeria definire artisti.

Si prosegue, quindi, con una ricca collezione di mobilio, alle volte anche curioso, e cimeli in legno di vario genere.

Spiccano naturalmente le opere di Luigi Prinotto, Pietro Piffetti, Giuseppe Maria Bonzanigo, Gabriele Capello e di diversi loro contemporanei talvolta, purtroppo, rimasti anonimi.

L’ordine è cronologico partendo dal settecento sabaudo, passando per il periodo napoleonico in cui il Piemonte fu annesso al Primo Impero, proseguendo poi lungo la Restaurazione e la stagione carloalbertina.

Tra i cimeli si incontra anche un superbo ritratto del Re di Sardegna Vittorio Amedeo III opera di Ludovico Tesio e di norma esposto al Castello Reale di Racconigi.

Chiude l’esposizione, di ben 130 opere, un imponente coro monastico del 1740 restaurato con cura ed allestito in una suggestiva ala appositamente dedicata.

La mostra sarà visitabile fino al 15 luglio nei consueti orari della Reggia.

I complimenti sono doverosi per chi ha curato e allestito questo sentiero di storia, arte e cultura.

Alessandro Mella

Foto dell’autore e di Karen Giacobino.

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