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Politica Nazionale

Stupore e irritazione nel quartier generale di Luigi Di Maio per le parole di Alessandro Di Battista.

L'ex deputato piccona i tentativi d'intesa con la Lega: "Salvini come Dudł, Berlusconi parlava e lui muoveva la bocca". Bordata anche al Pd.

14 Aprile
08:00 2018

Se la situazione direzione governo non si fosse già abbastanza incartata, ecco che ieri nel tardo pomeriggio si materializza Alessando Di Battista. A Perugia, al Festival del giornalismo. E tira una bordata pazzesca. "Matteo Salvini sembrava Dudù, Berlusconi parlava e lui muoveva la bocca". E ancora: "Spero che abbia il coraggio di staccarsi. Ma forse non può farlo. Forse ci sono cose che non sappiamo. SI parla di fideiussioni, di quattrini dati alla Lega...". Ce ne è anche direttamente per il leader azzurro: "È ineleggibile, incandidabile, condannato per frode fiscale, finanziatore di quelli che hanno fatto saltare in aria Falcone e Borsellino".

Nel quartier generale di Luigi Di Maio si rimane basiti. L'ex deputato non ha avvisato nessuno della sua uscita. E viene sottolineato proprio il fatto che si tratti delle parole di un non eletto, come a derubricarle a quelle di un simpatizzante qualunque. Ma è cercare di nascondere un elefante dietro un palo della luce.

Chi ha ottime entrature ad Arcore, come Alessandro Sallusti e Giorgio Mulè, assicura che sono state le parole di mercoledì del barricadero 5 stelle ("Berlusconi è il male assoluto") a far saltare l'ipotesi del passo di lato dell'ex Cavaliere, che pure la war room stellata fino al pomeriggio dello stesso giorno lasciava prudentemente filtrare.

E quindi al di là del più classico dei "ha parlato a titolo personale", lo sconcerto rimane. I telefoni iniziano ad impazzire. C'è il tentativo di minimizzazione, che tuttavia viene accompagnato da due concetti che vengono ripetuti senza sosta. Uno: "Non sapevamo nulla di questa uscita". Due: "Siamo in una fase delicatissima, di certo non aiuta".

Chi ha accesso nella stanza dei bottoni spiega che "sicuramente incarna un Movimento di un certo tipo". E ammette: "Lui dice quello che pensa. Vede una situazione che non gli piace, e la affronta a suo modo". Chi ha seguito il suo tour in camper per le strade d'Italia può confermare. Ma oggi la situazione è profondamente diversa. E la più piccola delle palle di neve lanciate dalla sommità della montagna a valle può essersi trasformata in valanga. Chi avrebbe detto che un post dell'ex deputato su Facebook avrebbe potuto contribuire a cambiare il mood politico del leader azzurro? Ed è successo solo due giorni fa.

Indirettamente Di Battista tira secchiate d'acqua anche dentro il secondo forno aperto dai 5 stelle. "Renzi e Berlusconi sono la stessa cosa – ha spiegato ai giornalisti che lo incalzavano a Perugia - Ma poi quante sono le parti del Pd? Se adesso dovessi chiamare uno del Pd per capire la sua linea, chi chiamerei? Non lo so. Io lo votavo, perché credevo che fosse antitetico a Berlusconi, poi ho capito che sbagliavo io". Quanto basta per dare il là al Dem Ettore Rosato per sprangare una porta che era già chiusa: "Se qualcuno aveva dubbi sull'apertura dei 5 stelle, oggi Di Battista ha chiarito la linea".

Un disastro comunicativo. Sul quale si cerca di spargere il miele dell'irrilevanza in una trattativa così complessa e così ad alto livello. Ma che difficilmente tiene in un quadro nel quale anche il semplice battere di due mani a Perugia può generare un cataclisma a Roma.

Il pensiero laterale, quello che sia una mossa concordata insieme a Beppe Grillo, che con l'ex deputato romano ha una buona consuetudine e comunione d'intenti, viene rigettata in blocco. Sia dall'entourage di Di Maio che da quello dello stesso Di Battista.

 

A sera, sul blog del comico, esce un post nel quale vengono elencati una serie di motivi per i quali il reddito di cittadinanza si potrebbe ben sposare con le politiche del Carroccio. Una direzione esattamente opposta. Ma anche qualora fosse un'iniziativa solitaria ed estemporanea, rischia di scavare un ulteriore e profondissimo solco nella strada che sta percorrendo Di Maio nel faticoso tentativo di ascendere a Palazzo Chigi.

 

huffpost.it

 

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