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Politica Internazionale

Libia, è morto il generale Khalifa Haftar.

L’annuncio della sua morte, a 74 anni, in un ospedale militare di Parigi.

13 Aprile
22:00 2018

Il generale libico Khalifa Haftar è morto. Almeno secondo tre media libici: il Libyan Observer, il Libyan Express e la Tv AL Nabaa. Negli ultimi giorni c'era stato un tam-tam di notizie sul suo ricovero in Giordania e in Francia.

Infine, è arrivato l’annuncio della sua morte, a 74 anni, in un ospedale militare di Parigi.

Nato nel 1943 ad Agedabia, Khalifa Haftar si forma nell’accademia militare di Bengasi per poi seguire un periodo di addestramento in Unione sovietica. Nel 1969 partecipa al colpo di Stato del 1969 con cui Muammar Gheddafi ottiene il governo della Libia.

Il suo nome diventa noto agli apparati d’intelligence internazionali durante la guerra fra Libia e Ciad. Nel 1987, Haftar, a quel tempo comandante, viene fatto prigioniero durante una battaglia con l’esercito ciadiano. Caduto nelle mani del nemico, viene scomunicato da Gheddafi.

In prigione, con circa 2mila soldati, forma una forza con il compito preciso di spodestare il Colonnnello. Il tutto con il supporto degli Stati Uniti, che riescono a liberarlo in un’operazione dai lati ancora oscuri. La missione di spodestare il colonnello, ovviamente, cade nel vuoto. Ma non il supporto statunitense, tanto che gli concedono asilo politico e in molti sospettano che sia un agente della Cia. Nel 1993, mentre si trova in Virginia, viene condannato a morte in contumacia, dalla giustizia libica. Nel frattempo, ottiene la cittadinanza americana.

Dopo vent'anni di esilio, rientra a Bengasi. Lo fa nel marzo 2011, subito dopo lo scoppio della rivolta contro Gheddafi. A Bengasi, viene proclamato capo delle forze terrestri dal Consiglio nazionale di transizione.

Iniziano però a notarsi le crepe fra il generale e le autorità del cosiddetto governo di transizione. Molti lo considerano un personaggio sospetto e sono in tanti a temere che la sua idea sia quella di imporre una nuova dittatura militare. Nel frattempo, continua a ottenere sempre maggiore consenso proprio fra gli ex ufficiali dell’esercito libico. Ma evidentemente i militari sanno di poter contare su di lui più che su altre figure che stanno uscendo fuori dal caos libico.

Appena caduto Gheddafi, 150 militari, ufficiali e sottoufficiali, lo nominano capo di stato maggiore, ma la sua nomina non viene ufficializzata. Comincia la critica feroce alle autorità del Consiglio nazionale, considerato colpevole di aver marginalizzato le forze che avevano governato la Libia. Nel febbraio 2014 Haftar diffonde un video in cui annuncia di attivarsi contro il governo di transizione. A maggio fa partire l’operazione Kharama, per contrastare il terrorismo islamico e prendere il controllo della Libia.

In un’intervista al Corriere della Sera dirà: “Combatto il terrorismo nell’interesse del mondo intero. La prima linea passa per la Siria, per l’Iraq. E per la Libia. Gli europei non capiscono la catastrofe che si rischia da questa parte di Mediterraneo”. E chiede supporto, anche se l’Europa e l’Occidente hanno già scelto Fayez al-Sarraj.

In questo periodo, Haftar ottiene il consenso di importanti potenze mediorientali: Egitto ed Emirati Arabi Uniti, in primis, poi anche l’Arabia Saudita. Costruisce, sembra rapporti con Israele. Ma è soprattutto dalla Russia che riceve il placet della grande potenza per continuare la sua offensiva. Vladimir Putin considera Haftar la sua testa di ponte in Libia, soprattutto per ottenere di nuovo quei contratti stipulati ai tempi di Gheddafi e polverizzati dalla guerra civile. Ricevuto a bordo dell'incrociatore russo Kuznetsov incontra il ministro della Difesa, cui promette una base russa in Libia. In Francia, Emmanuel Macron lo riconosce quale leader libico insieme al presidente Fayez al-Sarraj.

La rete internazionale di Haftar si fa estesa. Dopo anni di offensiva, assume un ruolo di peso in Libia e sono molti gli attori mediorientali che puntano su di lui piuttosto che su Serraj. Ma è un ruolo anche scomodo. In questi giorni, anche il capo del gruppo di contatto russo, Lev Dengov, aveva chiesto al generale di riprendere i contatti con il governo riconosciuto di Tripoli. Haftar voleva essere nominato comandante in capo dell’esercito libico. Una proposta discussa a fine marzo al Cairo in un meeting fra fazioni libiche. Richiesta bocciata dal portavoce del consiglio militare di Misurata, Ibrahim Baytelmal.

Adesso, la sua morte rischia di alzare un nuovo polverone nel Mediterraneo dopo che i venti di guerra in Siria si fanno sempre più forti, come spiega Michela Mercuri, docente Sioi: “La morte di Haftar ad esacerbare il caos nell’est del Paese. Nel bene e nel male, il generale della Cirenaica riusciva a convogliare e controllare milizie e gruppo di potere. Ora si aprirà la guerra tra gli attori locali per occuparne il posto. Paradossalmente, ci accorgeremo di quanto Haftar fosse importante per la stabilità libica ora che non c’è più”.

ilgiornale.it

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