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Cultura

L'Infinita Meraviglia del Cosmo

Dodicesima tappa. Sirio: la Stella più splendente nella cava ombra infinita dell'Universo

15 Aprile
08:00 2018

Di pensier in pensier, di monte in monte, di stella in stella, in questo momento i’ vorrei che tutti noi, affezionati Lettori di Civico 20 News, fossimo presi per incantamento, e messi in un vasel ch’ad ogni vento per mare andasse al voler vostro e mio, sì che fortuna od altro tempo rio non ci potesse dare impedimento, anzi, vivendo sempre in un talento, di stare insieme crescesse ‘l disio.

Dopo le turbolente tempeste gioviane, lasciamoci oggi sprofondare in una landa accogliente, luminosa e carezzevole, nobilitata dalla presenza della Stella più brillante del cielo notturno: Sirio.

Nel farlo, serenamente io m’abbandono a tutti i fiumi oscuri di me stesso che straripano… e il naufragar m’è dolce in questo mare

In realtà Sirio (nota in nomenclatura come la stella Alfa Canis Maioris, o Sirio A) costituisce il membro principale di un sistema stellare binario in cui la contropartita – una stella nana bianca, seconda tra cotanto fulgore – ha l’infinito privilegio di gravitare attorno alla componente principale, entro un raggio compreso fra 8.1 e 31.5 unità astronomiche. All’uopo, si rammenta qui per completezza come un’unità astronomica (1 U.A.) corrisponda alla distanza media fra Terra e Sole, ovvero circa 150 milioni di chilometri.

Per quanto concerne invece la distanza che separa noi da Sirio, essa è tutto sommato esigua, ammontando ad appena 8.6 anni luce.

Tra l’altro, la relativa vicinanza costituisce una delle ragioni precipue che spiegano lo sfolgorante scintillio della Stella, insieme al fatto che Essa sia intrinsecamente luminosissima.

La questione merita di essere esaminata con maggior dettaglio.

Infatti, quando si studiano e si catalogano gli astri, ci si riferisce spesso a essi in termini di magnitudine apparente (indicata con il simbolo m) e di magnitudine assoluta (contraddistinta dalla lettera M).

La magnitudine apparente, ricavabile a partire dal rapporto fra luminosità dell’oggetto e distanza a cui è posto, costituisce in pratica una misura di flusso: ci consente ovvero di determinare la quantità di energia radiante in arrivo dalla stella.

In quanto tale, come già anticipato, la suddetta magnitudine dipende allora sensibilmente dalla distanza: infatti, a parità di luminosità, più un astro è lontano più la sua luce ci apparirà fioca. Per contro, più esso è vicino, maggiormente rifulgerà.

Proprio in virtù di questo fatto, la magnitudine apparente viene altresì spesso chiamata magnitudine relativa.

Invece, come del resto suggerito dal nome, la magnitudine assoluta non dipende dalla separazione spaziale, poiché rappresenta il flusso che l’astro manifesterebbe se fosse posto alla distanza fissa di 10 parsec (di nuovo, ricordiamo qui come un parsec, 1 pc, corrisponda a circa 3.26 anni luce).

Dunque, non dipendendo dalla distanza, la magnitudine assoluta identifica univocamente una proprietà intrinseca della stella: nella fattispecie la sua luminosità.

Per illogica convenzione storica (una delle tante che albergano in Astronomia, come già più volte testimoniato ai Lettori), a magnitudini relativa e assoluta più basse corrispondono, rispettivamente, flussi e luminosità superiori.

Tornando alla Vostra e mia Sirio, oltre a essere piuttosto vicina, Essa è anche di Sua sponte sfolgorante, con una luminosità che traguarda e supera le 25 luminosità solari.

La sua fotosfera, con una temperatura di oltre 9000 gradi, è inoltre molto più calda rispetto a quella del Sole (che non arriva a 6000 gradi), e questo ne determina la caratteristica colorazione bianca e nivea.

In merito, si specifica come l’etimo greco del nome Sirio significhi giustappunto “ardente”, “ricco di calore” e “luminoso”. Questo perché, agli antichi Greci, la stella risultava particolarmente scintillante proprio nel corso delle calde e brucianti notti estive (ciò a causa di particolari condizioni di seeing, termine inglese che si riferisce alla turbolenza atmosferica terrestre).

Successivamente i Romani ripresero detta usanza, essendo anche loro soliti propiziarsi la buona influenza dell’astro durante i cosiddetti “Dies Caniculae” (“Giorni del Cane”). Donde discende il vocabolo canicola per indicare il rovente meriggiare estivo.

A questo punto merita ancora specificare come, per quanto Sirio (in virtù della sua posizione bassa sull’orizzonte e molto prossima all’Equatore) sia praticamente osservabile da ogni regione della Terra, nell’Emisfero Boreale essa faccia figurativamente parte del cosiddetto Gruppo Invernale, assieme alle stelle Betelgeuse e Procione. Una collocazione puramente fittizia (come per le costellazioni) la quale, però, ne facilita il reperimento sulla volta celeste.

Di fronte a quest’ennesima “variazione sul tema” dell’Infinita Meraviglia del Cosmo, sgorga spontanea e autentica una considerazione conclusiva.

I carmi degli Scienziati vengono orchestrati in sensate esperienze e matematiche dimostrazioni.

I carmi dei Poeti, complementari ai primi, sono spesso prole delle foreste, altri dell’onde, altri delle arene, altri del Sole, altri del vento Argeste: sono parole profonde come le radici terrene, altre serene come i firmamenti, notturne come le rugiade dei cieli e tremule come le foglie del pioppo… o come le stelle.

Ed è forse proprio per questo che le sentiamo infinitamente più preziose e che ci stringiamo a esse come alla luce delle Stelle più splendenti, in questo nostro vagar erranti, e tenui come i teli che fra due steli tesse il ragno.

 

Il viaggio continua!

 

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