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Di tutto un po'

La fontanella di via XX Settembre, a Torino (prima parte)

Storia di una fontana ai suoi tempi definita «costoso innaffiatoio» e «monumento di povertà e di cattivo gusto», oggi idolatrata sui social nelle pagine dedicate alla “Torino di una volta”

20 Aprile
13:00 2018

«Senza alcun preavviso, l’altra notte venne tolta l’assicciata che copriva la nuova fontanella di via Venti Settembre, di cui abbiamo già dato il disegno», così La Stampa del 21 settembre 1905, annuncia, con velato tono critico nei confronti del Municipio di Torino, la realizzazione di una piccola fontana collocata all’angolo con via Santa Teresa.

I lettori de La Stampa conoscono già le caratteristiche di questa fontana, disegnata dal professor Alfieri Genta, e definita fontana a candelabro per la sua forma, perché come abbiamo letto, il giornale ne ha fornito il disegno fin dal 16 agosto 1905.

La fontanella misura poco più di tre metri di altezza con otto getti principali e dodici secondari. La vasca è in granito ha come forma di rosa con ornamenti in ferro battuto. L’acqua zampilla da otto getti principali e dodici minori, e tutti escono dalle teste di piccoli piccoli delfini. I getti sono dati dallo teste di piccoli delfini in ferro, dei quali i quattro superiori sono come stretti fra fa sommità dei capitelli e collegati fra loro da un anello circolare. Verso la sommità porta la turrita corona dello stemma di Torino ed in alto reca un fascio di fiori lacustri.

I lavori artistici sono stati eseguiti nell’officina Guaita, sita nel Borgo Medioevale.

La realizzazione di questa fontanella è stata lunga e travagliata.

È nata a seguito delle lamentele per la mancata sostituzione di una fontanella nella piazzetta Santa Teresa, mancanza particolarmente sentita nella zona, associate alla volontà del Municipio di installare una fontana nel piccolo slargo di via XX Settembre presso il crocicchio con via Santa Teresa. Qui il Municipio «… dopo infiniti tentativi conditi con un grano di comicità […] è riuscito a mettere una fontanella miserella miserella», che ha provocato le «risa del pubblico» mentre i giornali cittadini l’hanno messa «in burletta come si meritava, quale insigne monumento di miseria… lacrimosa».

Così La Stampa del 25 marzo 1897 riassume la situazione prima di annunciare che il Municipio, nel gennaio di quell’anno, ha stanziato 5.000 lire per una fontanella «monumentale o quasi» e ha bandito un concorso per un progetto di realizzazione, che ha riscosso grande successo.

Sono stati infatti presentati addirittura 95 progetti, 41 bozzetti e 54 disegni da 78 concorrenti, esposti al pubblico nelle sale della Società Promotrice delle Belle Arti, in via della Zecca (Via Giuseppe Verdi).

Guglielmo Ferrari esamina questi progetti su La Stampa del 4 aprile con tono fortemente critico, visto che a suo dire è emersa «una grande deficienza di idee ed una produzione di progetti che si prestano alla burletta». Alcuni appaiono troppo grandiosi per una fontanella pubblica che per prima cosa deve essere comoda e pratica per bere e attingervi acqua, altri sono adatti ad una grande piazza, altri non sono belli e permettono a Ferrari un grande sfoggio di tagliente ironia. Alla fine della fiera, soltanto cinque o sei possono essere presi in considerazione e magari migliorati dai loro autori.

L’11 aprile 1897, La Stampa annuncia l’esito del concorso, che ricalca le osservazioni di Guglielmo Ferrari. Tre sono i progetti più interessanti: il “Genio delle Alpi” di Tancredi Pozzi che ha presentato un giovanotto ritto sulle rocce che suona un corno da cui zampilla l’acqua.

Lo scultore Reduzzi ha proposto un brentatore che si curva a versare il vino dalla brenta in un imbuto da cui esce acqua («Il miracolo delle nozze di Cana all’incontrario!» secondo il commento di Ferrari), opera che ha riscosso il maggior favore da parte del pubblico.

Infine, il professor Alfieri Genta ha esposto una fontanella a candelabro, con conchiglie, puttini e delfini, con lampada elettrica e fontanelle luminose.

A questi tre autori viene chiesto di ripresentare i loro progetti, più elaborati e finiti, entro il 30 giugno, e fra questi la Commissione municipale sceglie il progetto di Genta (La Stampa 2 luglio 1897).

Intanto il giornale si dice preoccupato che la nuova fontana venga collocata nella sede della «meschina fontanella attuale»: il crocicchio è molto trafficato, vi si incrociano due linee di tram che percorrono via Santa Teresa e via XX Settembre svoltando a 90°, e tutto questo potrebbe provocare disgrazie per cui sarebbe meglio studiare una collocazione più adatta…

Questo problema non si presenta però tanto presto. Per vedere la nuova fontana occorre aspettare il nuovo secolo.

Emergono infatti problemi di costi, la spesa supera la cifra stanziata, l’aumento di spesa viene ripetutamente affrontata dal Consiglio Comunale, si parla addirittura di abbandonare il progetto Genta…

Nell’annunciare, il 16 agosto 1905, la prossima realizzazione, La Stampa ricorda - con un certo senso di soddisfazione per il traguardo raggiunto – le numerose polemiche e controversie avvenute nei molti anni richiesti:

La fontanella, la famosa fontanella di via Venti Settembre, per la quale si sono sbizzarriti un tempo tanti caricaturisti e che ha fornito al buon Gianduja tanto argomento di satira arguta …

L’opera ha ispirato anche numerose vignette satiriche. Il giornale satirico “La Luna”, il 3 agosto 1905, ha ironizzato sulla lungaggine dei lavori con una vignetta dove due uomini, davanti alla fontana ancora avvolta dalle impalcature, così commentano: «A noi l’han data a bere per tanti anni. Speriamo che riescano a berla veramente i nostri nipoti».

La fontanella inaugurata il 21 settembre 1905 non è quella raffigurata nel progetto scelto nel concorso del 1897, ma è di dimensioni assai più modeste e non ha pretese di opera d’arte.

Intanto la «meschina fontanella» è assurta agli onori della cronaca, sia pure la Cronaca minuta del 22 giugno 1900:

Alle ore 15 di ieri la ragazzina Allari Luigia, d’anni 6, abitante in via Bertola, 4, mentre stava riempiendo un fiasco d’acqua alla fontanella di via Venti Settembre, scivolò e cadde a terra, rompendo il recipiente. Con un frantume di esso si ferì al palmo della mano sinistra, e fu accompagnata alla farmacia Taricco, dove ebbe una provvisoria medicazione, poscia la madre sua e due guardie sopraggiunte l’accompagnarono all’Ospedale di San Giovanni per più stabile medicazione (La Stampa, 22 giugno 1900).

Con l’installazione della fontanella le polemiche non sono affatto terminate, anzi.

La Stampa, il 4 dicembre 1905, pubblica questa lettera fortemente critica:

Riceviamo e pubblichiamo:

«Egregio Signor Direttore,

Ricorro alla di lei ben nota gentilezza ed imparzialità per esporre un mio misero parere sulla fontanella di via Venti Settembre, opera che sarà pregevolissima per il lato artistico, ma niente dal lato pratico. Le persone che vanno per bere dai getti che sgorgano dagli occhi dei tritoni, come quelle che vogliono attingere acqua dai getti superiori, si allontanano dalla fonte coi piedi e colle gambe bagnate dai getti sottostanti; senza contare poi che questi getti sottostanti, invece di andar a finire, come vanno, in una grata a livello del suolo, avrebbero dovuto cadere in una vaschetta che avesse impedito gli spruzzi sul terreno circostante. Senza contare poi che nella stagione invernale, quando gelerà, la pietra di base costituirà un pericolo permanente tanto pei passanti come per gli utenti; e da fonte perenne d’acqua si trasformerà in fonte perenne di disgrazie!

Ciò che assolutamente mi meraviglia si è che il Municipio di Torino, colla falange che annovera di ingegneri pratici in opere tecniche e così severi nell’approvare dette opere da costruirsi pel bene cittadino, abbia potuto approvare la costruzione di una fontana pubblica che sarà artistica, ma niente affatto pratica.

Ing. G. P.».

A commento di questa lettera, il cronista rincara la dose nei confronti del sindaco e dell’amministrazione municipale di Torino:

L’ing. G. P. ha perfettamente ragione. La famigerata fontanella di via Venti Settembre non è una fontana, ma un costoso innaffiatoio, nonché un giuoco per i ragazzi. Dacché fu inaugurata alla chetichella dalle nostre Autorità municipali, essa non ha servito che ad inaffiare (sic! N.d.A.) se stessa e il marciapiede di via Venti Settembre, e ad adunarvi una fanghiglia vischiosa, delizia dei passanti. Ma non a questo soltanto. Essa ha avuto la fortuna di offrire un’inesauribile fonte di divertimento ai monelli del luogo, che si esercitano, turando colle dita i buchi di emissione, a spruzzare nei più varii modi il suolo e i panni dei viandanti.

L’ing. G. P. ha dunque mille ragioni di dire che la fontanella è dal lato pratico una cosa meravigliosamente inadatta al suo ufficio, ma ha il grave torto di credere che essa sia, per compenso, un’opera d’arte, perché proprio è una poverissima cosa, un miscuglio di vecchie cianciafruscole decorative, di cui avremmo amato non parlare, se (secondo quanto annunciò un giornale cittadino) il Municipio, entusiasta del successo di questa creazione, non meditasse di riprodurla in numerosi esemplari per inaffiare (sic! N.d.A.) altri marciapiedi e fornire, con acuto senso di giustizia distributiva, ai monelli degli altri quartieri il giunto ed inesauribile divertimento che loro ancora manca. […]

(Fine della prima parte – continua)

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