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Di tutto un po'

La “Torino noir” vista e narrata da Milo Julini

La donna tagliata a pezzi

23 Aprile
10:00 2018

Per evocare la location di questa storia, avvenuta a Torino sul finire del luglio dell’anno 1878, bisogna ricordare che al momento della proclamazione del Regno d’Italia, nel 1861, la Piazza d’Armi cittadina era collocata nell’area delimitata dal corso Principe Umberto (oggi corso Re Umberto), dal corso Duca di Genova (oggi corso Stati Uniti), dal corso Vinzaglio e dal corso Oporto (oggi corso Matteotti).

Nel 1872 viene decisa una nuova collocazione nella la zona compresa tra gli attuali corsi Galileo Ferraris, Luigi Einaudi, Castelfidardo e Montevecchio, utilizzata fino ai primi anni del XX secolo.

Nell’area della “vecchia” Piazza d’Armi, dove al centro, il 9 settembre 1899 verrà inaugurato il monumento a Vittorio Emanuele II, iniziano ad essere costruite eleganti ville, in particolare nell’area compresa tra gli attuali corsi Vittorio Emanuele II e Stati Uniti.

La “Gazzetta Piemontese” del 31 luglio 1878 deve registrare nella sua “Cronaca nera” quello che inizialmente è definito un «Fatto misterioso» ovvero un macabro ritrovamento fatto durante i lavori di costruzione della palazzina del cavalier Costa.

Fatto misterioso. – Ieri nella vecchia Piazza d’Armi e propriamente nel recinto di un villino in costruzione, nel centro del fabbricato si faceva un’orribile scoperta. Mentre si smuoveva il terreno per adattarlo a giardino, si trovava a fior di terra un osso umano in istato di disseccamento.

L’operaio che fa la scoperta sulle prime crede di aver rinvenuto il pomolo di un bastone poi capisce che si tratta del tronco di una gamba. Si sospetta che un cadavere sia stato sepolto e si avverte l’Autorità di Pubblica Sicurezza che, giunta celermente sul luogo, ordina di scavare il terreno vicino.

A pochi metri di distanza, infatti, nell’interno del villino, si trovano altri resti umani, coperti da un sottile strato di ghiaia. Hanno un aspetto tanto delicato da far pensare al corpo di una donna. I medici periti inizialmente ritengono invece che si tratti di un giovinetto dai 16 ai 18 anni, sepolto da circa due mesi.

Intanto si sono fatte le 8:30 della sera, si fa buio e bisogna sospendere le ricerche che sono riprese al mattino seguente, alla presenza del Pretore della Sezione Monviso, dell’Ispettore di P. S., del comandante dei Carabinieri e di medici, allo scopo di meglio stabilire gli indizi del delitto.

«Chissà quale truce mistero si asconde sotto quelle ossa umane!», questo il commento del cronista della “Gazzetta Piemontese” a conclusione della notizia.

Il giorno seguente si precisano meglio i particolari di quello che il giornale continua a definire «Il fatto misterioso di Piazza d’Armi».

Sono proseguite le accurate ricerche e sono state trovate altre parti del corpo dell’infelice giovinetta tagliata a pezzi e sepolta presso la palazzina del cavalier Costa a Piazza d’Armi: si è infatti accertato che i resti appartengono non ad un giovanotto, come si è detto in un primo tempo, ma ad una donna giovanissima.

Mancava la testa e si è scavato in molti punti per trovarla. Dopo alcune ore di lavoro, alle 11 di notte, il cranio della vittima tutto ammaccato e irriconoscibile viene ritrovato nella latrina della casa Costa.

Presso il capo della vittima è stata rinvenuta una cartolina lacerata dove si poteva ancora leggere il seguente indirizzo: «via del Gazometro, n. 14» (oggi via Camerana). Gli inquirenti sono andati nella casa a chiedere informazioni ma nessuno degli abitanti lamenta la scomparsa di parenti o amiche.

La Polizia non ha molti elementi per le indagini per far luce su un «orrendo delitto consumato o almeno nascosto nella nostra città circa due mesi or sono», così conclude il cronista quasi come per prendere le distanze dall’idea che un così feroce misfatto sia stato commesso a Torino (“Gazzetta Piemontese”, 1° agosto 1878).

Evidentemente le indagini languono, e dopo qualche giorno di “silenzio-stampa”, il cronista si sente in dovere di rassicurare i lettori:

La donna tagliata a pezzi. - Sull’orribile fatto della donna tagliata a pezzi e sepolta in una palazzina della vecchia Piazza d’Armi nulla di nuovo. Le indagini della Questura proseguono attivissime (“Gazzetta Piemontese”, 4 agosto 1878).

Malgrado le “attivissime indagini” della Questura torinese, come in molti altri casi analoghi successivi, la vittima non viene identificata e tantomeno il responsabile della sua morte e del depezzamento del cadavere.

Aveva ragione il cronista quando commentava «Chissà quale truce mistero si asconde sotto quelle ossa umane!».

Una risposta “letteraria” a questa domanda è venuta da Carolina Invernizio, con il suo libro “I misteri delle cantine”, dove un capitoletto ha il titolo “La donna tagliata a pezzi”.

E, a proposito di questo libro, bisogna evidenziare un altro piccolo mistero: è stato infatti pubblicato a puntate su “Stampa Sera”, dal 28 settembre 1976 al 5 marzo 1977, col titolo “L’angelo d’oro”.

Il tema della “donna tagliata a pezzi” trova altri riscontri nella cronaca nera torinese: il più noto è avvenuto nell’anno 1925, in ottobre, quando è iniziato il drammatico caso della prostituta Erina Barbero, nota come “la bela Rinin”, depezzata in una camera dell’albergo del Gran Cairo di via Roma dal suo amante. Parti del suo corpo sono poi ritrovate in fagotti abbandonati in vari punti della città.

Ma è soprattutto in Francia che i giornali e i libri popolari sanno conferire al tema un rilievo tutto particolare, sia per i casi reali che per quelli romanzeschi, come appare da questa piccola (e macabra) antologia.

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