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Recensioni
Cinema

Il mondo in una stanza - Parte 3

17 Giugno
10:00 2018

Arriviamo alla terza tappa di questo nostro speciale mensile sul cinema "da camera" con 3 film ambientati in posti ristretti e una piccola cerchia di attori protagonista.

Film che come detto nei precedenti articoli hanno visto impegnati i migliori cineasti della storia, come Alfred Hitchcock e Sidney Lumet o George A. Romero e Roman Pola?ski, solo per citare alcuni degli autori presentati finora.

Anche oggi affrontiamo 3 generi di film assolutamente diversi, una commedia venata di nostalgia sulla vita e l'amicizia; una storia di fantascienza sull'evoluzione umana e lo scorrere della storia; infine un thriller giallo dalle tinte pulp a opera di quel genietto di Quentin Tarantino, autore poliedrico che con l'avanzare della sua carriera ha sempre diviso il pubblico tra chi lo ama e chi lo odia.

Ed ora, fatte le dovute presentazioni, entriamo nel vivo e nelle camere dove si svolgono queste 3 storie cercando di spiegarne le unicità e perchè ognuna di esse meriti decisamente la vostra attenzione.


THE BIG KAHUNA (1999 - John Swanbeck)
Adattamento di una commedia teatrale, "Hospitality Suite", in effetti tutta ambientata in una suite d'albergo a Wichita, in Kansas.

3 piazzisti stanno organizzando una convention con lo scopo di accalappiare un importante cliente locale, il grande "kahuna" con cui concludere il contratto della vita e risollevare le sorti della loro azienda.

3 attori in 3 ruoli ben caratterizzati e differenziati tra loro, tre uomini in diverse fasi della loro vita costretti a una convivenza forzata per una intera giornata di lavoro.

Come uomo a "fine corsa" abbiamo Danny De Vito, stanco e divorziato piazzista "ammalato di esperienza", disilluso e apparentemente disinteressato a concludere veramente l'affare con il pezzo grosso.

Ancora aggressivo e in lotta nella vita e nel lavoro abbiamo invece Kevin Spacey, prima della serie di scandali che lo hanno allontanato dal cinema; qui anche nelle vesti di produttore e trascinatore strabordante per tutto il film, uomo che non lesina giudizi e insulti per nessuno e che avrà molto da ridire con il giovanotto di primo pelo che completa il trio di attori.

Giovanotto interpretato da un acerbo Peter Facinelli, faccia pulita all'apparenza innocuo e gentile, ma via via che il contrasto con Kevin Spacey si inasprisce in realtà si rivela tanto ingenuo quanto infervorato sostenitore dei dogmi religiosi, riuscendo però tra lo stupore dei due colleghi più anziani ad accalappiare all'amo il Big Kahuna donando ai piazzisti un'ultima possibilità di chiudere il contratto.

Un film divertente e malinconico, dai dialoghi comici ma allo stesso tempo profondi, negli scambi di battute tra i due veterani De Vito/Spacey e l'attonito e stupito Falcinelli sempre pronto a infilare Gesù e i suoi apostoli in ogni conversazione.

Una riflessione sulla vera spiritualità che deriva dall'esperienza e anche gli sbagli dei due uomini più anziani, contro la giovane recluta fedelmente cieca ai comandamenti che vive la religione in modo superficiale e acerbo, senza farsi domande, senza porsi dubbi, sicuro del suo matrimonio come della sua vita e che dovrà ricredersi davanti ai due vecchi ossi duri che gli apriranno finalmente gli occhi sul mondo.

Assolutamente da non perdere per capire cosa vuol dire "recitazione", un film fatto di inquadrature fisse, zero effetti speciali e zero musiche, eccettuata la bellissima canzone "Everybody's Free" con cui si concludono i titoli di coda, un inno alla vita e alla speranza per tutti i giovani che vogliano tenderle un orecchio ascoltando la saggezza delle note e le parole di Baz Luhrmann. 


L'UOMO CHE VENNE DALLA TERRA (2007 - Richard Schenkman)
Altra stanza, altro film. 

In questo caso la vicenda si svolge nella casa di un professore in procinto di traslocare e ha invitato i suoi amici e colleghi per un ultimo saluto prima della partenza.

Ma quella che sembra una comune occasione mondana di semplice ordinanza si trasforma ben presto in un film di fantascienza, quando l'uomo afferma di essere in vita da migliaia di anni e rivela al gruppo le sue lontane origini risalenti addirittura al Paleolitico.

Incapaci di credere che il loro amico sia riuscito a sfuggire alla morte per oltre 14.000 anni, incalzano l'uomo di domande sulle sue esperienze e su come sia riuscito a scamparla alla vecchiaia, le malattie, le guerre e i cambiamenti climatici in quell'enorme lasso di tempo.

Un incredibile percorso dagli uomini delle caverne ai sumeri, passando per la Belle Epoque e la scoperta delle Americhe, raccontata senza esitazioni davanti ai suoi sempre più sbigottiti ospiti che cercano senza riuscirci di metterlo in difficoltà e sono sempre in bilico tra credere all'amico o ritenerlo pazzo oppure ancora credere si tratti soltanto di un lungo ed elaboratissimo scherzo d'addio.

Una storia dall'incedere lento ma affascinante, che come al solito rivela l'isteria e il bigottismo dei personaggi più inaspettati quando si tocca l'argomento religioso, come la simpatica vecchia professoressa che si inacidisce cocciutamente quando si arriva a parlare del Buddhismo e il Cristianesimo subito dopo.

Ispirato niente meno che a uno degli episodi più oscuri di "Star Trek" ("Requiem per Matusalemme") che fa anche una capatina da una tv verso il finale, ecco un altro film che vive e cresce in pathos e tensione, interamente costruito di dialoghi, portando la storia stessa alla sua essenza puramente "narrativa" come se stessimo leggendo un romanzo.

Un altro film da non perdere, particolare e ricercato, dove a parlare non sono scenografie, costumi ed effetti speciali miliardari ma invece l'ottima sceneggiatura alla base e la compagine di attori, nessuno di loro superlativo ma tutti più che dignitosamente bravi nei loro ruoli.


THE HATEFUL EIGHT (2016 - Quentin Tarantino)
Arriviamo finalmente al film più recente, uno dei tanti di Quentin Tarantino che unisce o divide i suoi fans a seconda delle sue scelte, comunque sempre coraggiose e mai banali e scontate.

In questo caso dopo una introduzione in uno sperduto scenario innevato magnificamente sottolineata dalle note del nostro grande Ennio Morricone, il film parte subito (letteralmente) in carrozza con due cacciatori di taglie (Samuel L. Jackson e Kurt Russell) e una prigioniera (Jennifer Jason Leigh) costretti a dividere la strada a causa di una bufera sempre più vicina.

Lungo la via raccattano anche un giovane sceriffo in attesa della sua prima stella (Walton Goggins) e riparano presso un emporio vicino dove aspettare che il tempo si rassereni prima di riprendere il viaggio.

Emporio che sarà poi il fulcro centrale di tutto il film, dove alcuni personaggi dall'aria fortemente sospetta affermano di essere ospiti casuali, ma i cacciatori di taglie subodorano puzza di trappola e forse un piano studiato ad arte per fare evadere la loro misteriosa e letale prigioniera.

Una storia suddivisa in capitoli come da manuale Tarantiniano, con alcuni sblocchi temporali per meglio spiegare le conseguenze e le cause dei fatti sempre più sanguinosi che vediamo evolvere dentro quell'unico stanzone a riparo dalla furia del vento e del freddo in cui ogni personaggio, lo si capisce fin da subito, non ha nessuna speranza di uscirne vivo.

Fantastico western giallo con punte di violenza splatter e humour nero che sono il marchio di fabbrica del regista, capace di colpire con un insaspettato spruzzo di sangue lo spettatore tranquillo e soggiogarlo col fiato sospeso coi lunghissimi dialoghi e scambi di battute tra i vari personaggi ospiti dell'emporio.

Non da meno poi il cast di questi ultimi, ovvero Demián Bichir, Tim Roth, Michael Madsen, Channing Tatum e Bruce Dern; tutti attori che come al solito Tarantino pompa a mille sfruttando il loro talento e fascino cool di star del cinema navigate ad ogni tipo di film.

Una sceneggiatura che parte lenta come il vento che soffia nei boschi sperduti del Wyoming all'inizio della storia, diventando via via più burrascosa fino alla tragedia totale che si consuma in un bagno di sangue nel quale annegano tutti.

Niente moralismi da due soldi, nessun personaggio più positivo rispetto agli altri, anzi perfino il figlio di uno schiavista ed il negro più cazzuto del west possono fare comunella quando c'è da combattere e salvare la pelle.

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