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Politica Nazionale

L’ultima rappresaglia di Marco Travaglio verso Berlusconi

Il governo M5S-Lega non va giù al giornalista che abbonda in insulti e decaloghi anti-delinquenti.

11 Maggio
16:00 2018

 

Non sono ore semplici per Marco Travaglio.
Il giornalista torinese, massimo esponente dell’antiberlusconismo più agguerrito, quello che ha fatto dello studio dell’(ex) Cavaliere e delle sue beghe legali una vera e propria missione, toccando livelli di ossessione quasi patologica; uno di quelli che, dalle colonne del suo giornale definisce Berlusconi il Delinquente, si trova a dover ingoiare un boccone amarissimo.

Come è noto da qualche anno il buon Marco è il direttore del Fatto Quotidiano che, pur essendo libero da finanziamenti e influenze, è diventato il giornale di riferimento degli elettori del Movimento 5 stelle, condividendone spesso e volentieri battaglie e propositi.
Nulla di male, ogni giornale più o meno esplicitamente fa l’occhiolino a qualche partito, e l’idea di rivolgersi a una platea priva di “magafono” per ciò che riguarda i media si è rivelata vincente.
Il Fatto seppur dietro a colossi dell’editoria come Repubblica, Corriere, Stampa, Sole24Ore, e via dicendo, si è costruito una nicchia di lettori affezionati e partecipi, con i quali han condiviso appelli anti “Renzusconi” e anti “inciuci”.

Lo stesso Travaglio negli ultimi giorni si è speso molto per la nascita di un governo tra Pd e M5Stelle elencando attraverso vari editoriali i punti in comune tra le due forze che, stando alla sua opinione, sarebbero molti di più di quelli che legherebbero il movimento di Di Maio al Carroccio.
La sua linea, minoritaria, è stata appena tentata dal capo politico grillino che, nelle ultime ore, ha avviato un dialogo di governo con Salvini.
A far insospettire il sospettoso Marco in tutto ciò, il ruolo del Cavaliere che, per consentire la nascita dell’esecutivo, pare disposto a quel passo di lato negato nel mese successivo il voto del 4 marzo.

Cosa ha spinto Berlusconi a non partecipare all’esecutivo? Possibile che ci sia solo lo spettro delle elezioni che, con ogni probabilità, ridimensionerebbero ulteriormente Forza Italia ad aver fatto cambiare idea a Silvio? Quali assicurazioni sono state garantite al capo Fininvest per starsene buono nell’angolino e lasciar amoreggiare Giggino e Matteo?
Travaglio non ci sta, si arrovella, deve per forza esserci qualcosa sotto, freme e si indispone, sorride nervoso in tv dalla Gruber, dove è ospite fisso.
L’occasione è quella di parlare del film Loro-2, l’ultima fatica di Sorrentino, sulla vita di Berlusconi. 
In studio Elena Sofia Ricci, magnifica interprete di Veronica Lario.

Travaglio spiega che " bastano tre dialoghi a giustificare il prezzo del biglietto. Il terzo è il lungo commiato del vecchio puttaniere, reduce dal compleanno di Noemi Letizia in quel di Casoria mentre tutti lo aspettavano all'Onu, dalla moglie Veronica, che smonta a una a una le sue balle di repertorio, perché con lei non attaccano". 
Insomma, oltre a Psiconano, Delinquente e Caimano, gli affibbia anche un vecchio puttaniere in prima serata su La7.

Non pago l’apice lo raggiunge questa mattina, firmando l’edizione cartacea del Fatto Quotidiano.
“Il decalogo per archiviare il delinquente”, titola in prima pagina, con la faccia in banco e nero di Belusconi a lato, e i punti essenziali, secondo lui, per considerare questo esecutivo come indipendente da B.
I dieci comandamenti di Travaglio recitano:

1. Conflitto di interesse: è ineleggibile chi possiede mass media;
2. Anticorruzione: agenti sottocopertura per scoprire le tangenti;
3. Intercettazioni: bloccare la norma bavaglio voluta dal PD;
4. Prescrizione dei reati: fermarla con il rinvio a giudizio;
5. Carcere per chi evade il fisco;
6. Carceri: via la norma che esenta i condannati fino a 4 anni;
7. Mafia: più rigore contro il voto di scambio;
8. Rai: via i partiti politici ma solo professionisti della tv;
9. Antitrust contro le concentrazioni di reti tv e di spot;
10. Niente guida a FI per le commissioni Rai, Mafia e Servizi

Un crescendo di richieste, più o meno lecite, che smarca il giornale dalla deriva leghista grillina e mette in guardia Di Maio: tra l’antiberlusconsmo e la riuscita del governo, Marco ha già scelto, e non poteva essere altrimenti.
Il Capo Politico del M5S dovrà dunque studiare da equilibrista, cercando di destreggiarsi tra le proposte di Salvini, le influenze del Centrodestra, gli attacchi del Pd e, da oggi, il fuoco amico del Fatto Quotidiano portavoce dell’area di sinistra del suo movimento.
Buona fortuna, ne servirà parecchia.

 

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