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Il determinismo della tecnologia

Dai social, al meteo, ai big data: la predestinazione delle nostre scelte

24 Maggio
09:30 2018

Un interessante articolo sul determinismo dei nostri tempi, scritto dal filosofo Emanuele Severino qualche giorno fa sul Corriere della Sera, mi ha fatto venire in mente un curioso, e spero non irrispettoso, parallelo tra la predestinazione religiosa e quella tecnologica (Severino non parla di religione nel suo corsivo).

Senza tediare troppo chi legge, occorre ricordare che per evitare il paradosso tra il libero arbitrio dell’uomo (necessità antropocentrica per convincersi che nessuno può decidere il nostro futuro) e l’onnipotenza divina (necessità teologica per far sì che Dio possa sapere già tutto in anticipo, anche le nostre decisioni) la Religione ci viene “in aiuto” con la tesi della predestinazione: noi siamo liberi di scegliere, ma Dio sa già cosa sceglieremo.

Spostiamoci su un piano decisamente più profano e riflettiamo su quanto la tecnologia sia in grado di fare oggi in termini di previsioni (mercati finanziari, meteo, …) e di guidare le nostre scelte (google analytics, social network, big data …)

Se un tempo credevamo di poter in parte decidere autonomamente del nostro futuro, da un lato, ed essere in completa balia dell’ignoto, dall’altro, oggi la predestinazione tecnologica ci fa credere di poter decidere, libero arbitrio che al momento ancora abbiamo, ma ci incanala nelle nostre decisioni attraverso le informazioni che ha di noi raccolte con i big data e i social network, in modo da poter prevenire e/o pilotare le nostre scelte future in funzione di quelle passate.

Qualche giorno fa, il Governatore del Veneto Luigi Zaia lamentava quanto i servizi meteo fossero spesso infausti, visto che le previsioni meteo avevano fatto svuotare gli alberghi, benché poi il cielo si fosse rivelato molto meno burrascoso del previsto.

Parafrasando quel “diventa ciò che sei” di Nietzsche, come se ognuno di noi non potesse far altro che diventare ciò per cui è stato predestinato, ecco che la tecnologia, l’intelligenza artificiale, il machine learning, i big data in generale e il modo con cui vengono elaborati dai motori di ricerca, saranno sempre più in grado di decidere al posto nostro o quanto meno di veicolarci nelle sempre meno autonome decisioni e il tutto spesso alla faccia della privacy: un Dio, quello tecnologico, che a differenza di quello teologico vende pure le nostre decisioni a chi le paga.

 

 

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