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L’uomo, i misteri e l’ignoto

Se io sono parte di tutto - parte prima: presupposti (parte seconda venerdì 15 giugno ore 12.00).

Riflessioni su come individuo e società si determinano reciprocamente.

13 Giugno
12:00 2018

Ci siamo lasciati con una domanda. Riprendiamo dalla stessa per continuare.

Non c’è quindi via di scampo alle condizioni che determinano il deterioramento dello stato sociale? Certamente no! A tutto c’è rimedio. Tuttavia per poter ottenere qualcosa di buono e duraturo occorre mirare molto in alto, verso le cime dell’utopia, per poi scendere a più miti consigli. Infatti il compromesso è sempre l’unica reale possibilità praticabile.

Però il pensiero è la porta di accesso alla possibilità e l’intenzione perseverante è il suo motore; quindi ognuno dispone degli strumenti necessari per cambiare direzione in qualsiasi istante. Il carburante per farli funzionare è la volontà; quindi non manca niente, non ci sono scuse.

Possiamo farlo e quindi:

se io sono parte di tutto, ovvero sono responsabile di fare ciò che è la mia parte per poter usufruire anche del resto, allora la società dovrà essere costruita in modo da …

1 – … non costringere gli altri a soddisfare i miei desideri

2 – … rendere ognuno responsabile delle proprie intenzioni e degli atti conseguenti

3 – … non permettere di dire ad un altro ciò che è meglio per lui o cosa deve fare

4 – … rendere evidente che i miei figli sono anche figli degli altri, e quindi la mia autorità verso di loro è relativa solo alla mia parte di responsabilità

5 – … operare in modo che bambini, adulti e anziani possano convivere senza necessità di “strutture dedicate”

6 – … permettere che i figli di chiunque possano avere la libertà e la responsabilità di poter fare la propria esperienza

7 – … evidenziare come le mie aspettative richiamino risposte coerenti e quale sia il loro costo sociale e personale

8 – … operare in modo compatibile con l’interesse della collettività

9 – … rendere evidente che la mia salute psichica e fisica sia un mio diritto conseguente il mio dovere di perseguirla e mantenerla intelligentemente

10 – … rispettare la vita senza volerla prolungare a tutti i costi

11 – … rendere evidente che anche gli altri stanno facendo la loro parte al meglio possibile

12 – … rendere contemporaneamente presenti in ogni attività tutti gli aspetti che formano la qualità della vita

13 – … mettere in evidenza in modo trasparente come sia amministrato il bene pubblico e le sue necessità reali

14 – … aver rispetto dei diritti umani e credibilità pratica per avere la fiducia costante dei suoi membri

Semplicistico? Utopistico? Fantasioso?

Può darsi!

Ma lo è altrettanto pensare di risolvere le questioni, che sempre di più si presentano insolute, inventando e aggiungendo sempre più leggi e regolamenti finendo per ingessare tutto, rinchiudendo ogni possibilità dentro un’armatura in cui asfissia fino alla morte.

Sani e sicuri, ma morti.

Come si può gridare a qualcuno “non dire o non fare” se la vita è sperimentazione continua, esperienza meravigliosa di sempre nuove sfide?

Ogni sfida lanciata dalla vita richiede l’uso di tutti i talenti disponibili e non ammette presuntuosa superficialità o timido approccio.

Qual è uno scenario possibile?

Segue nella seconda parte

Schema e testo

Pietro Cartella

 

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