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“Il lungo assedio” – Diario della Sezione Speciale dei Carabinieri che sconfisse le Brigate Rosse.

Autore Domenico Di Petrillo (Melampo Editore) - parte seconda.

5 Giugno
11:00 2018

Il 22 maggio scorso, al circolo dei lettori è stato presentato il libro ‘Il lungo assedio ’ di Domenico Di Petrillo (Melampo), ex ufficiale dei carabinieri molto vicino al generale Dalla Chiesa e che è stato affiancato nei ricordi del periodo narrato, dall’ex Procuratore Capo della Procura di Palermo e Torino, Giancarlo Caselli.

 

Domanda: l’operazione Olocausto dette un colpo definitivo alla Brigate rosse, ce ne può parlare?

 

Di Petrillo: Ci trovavamo di fronte a una organizzazione di carattere eversivo, non criminale, quindi era difficile stanarla. L’organizzazione criminale ha come obiettivo il denaro, qui invece, c’era l’idealismo. Le difficoltà consistevano nell’afferrare il bandolo della matassa. I terroristi scrivevano sui volantini anche contro il partito comunista che, a quel punto, si rese conto che quella organizzazione travalicava la loro ideologia e così decise di collaborare con il Generale Dalla Chiesa. Fino a quel momento, il PC, aveva rapporti solo con la Polizia di Stato, l’ufficio politico, poi diventato la Digos. Forse scelse i Carabinieri e Dalla Chiesa, perché sapeva che ci sarebbe stato un modo diverso di agire.

 

Dei contatti con il PC se ne occupò un ufficiale fuori dal comando, per non essere identificato, il comandante della sezione di Milano che ora non c’è più e che ricordo con affetto.

 

Io, comunque, partecipai in veste di alter ego, poiché la parte operatività doveva essere svolta dalla mia sezione di Roma. Iniziarono così una serie      d’ incontri con un militante del PC e che avvennero in un posto fuori mano, per motivi di sicurezza, sulla Flaminia, lontano dal Raccordo Anulare.

 

Le discussioni e le decisioni si prendevano come se lui fosse un partner piuttosto che un informatore e grazie alle notizie da lui fornite, dopo vari tentativi, riuscimmo ad avere il contatto giusto, allargando poi le conoscenze ad altri contatti. Decidemmo, a un certo punto, di congedare l’informatore. Non dirò il suo nome, perché è ancora vivo, non lo voglio coinvolgere anche se il Paese, deve molto anche a lui, perché ci condusse fino ad individuare i capi storici delle BR.

 

Tutto quello che scoprimmo, fu attentamente vagliato e fu utilizzato anche nei confronti di quelle persone, verso le quali, non erano stati raccolti elementi accusatori adeguati. Avrebbero certamente subito una perquisizione, con lo svantaggio però, da parte nostra, che non si sarebbe trovato nulla, perché a casa non nascondevano nulla  e avremmo, invece, svelato un militante e messo in allerta l’organizzazione.

 

Li lasciavamo liberi, tranquilli e poi riprendevamo a controllarli. Questo andare a sbalzi, serviva ad ottenere ottimi risultati. Ricordo che con questo metodo, nel periodo in cui sono stato capo della DIA di Roma, riuscimmo ad inserire una microspia importante in via Ughetti, a Palermo, che ci portò alla scoperta dei mandanti della strage di Capaci.

 

Quindi, una cultura, un metodo ragionato, ogni operazione era studiata nei minimi particolari ed era il frutto di un esame segretissimo. Qualche Ufficio investigativo parallelo, avrebbe voluto avere informazioni da noi, ma non riusciva a ottenere nulla. Ogni operazione era gestita in modo quasi maniacale.

 

Domanda: Un pensiero sul terrorismo internazionale.

 

Di Petrillo: Vorrei fare un parallelismo tra il nostro metodo investigativo e quello che oggi è rivolto al terrorismo internazionale: noto che mancano collegamenti tra un’informazione e l’altra. Noi, attraverso la sezione anticrimine, inaugurammo un metodo futuristico dove i collegamenti erano fondamentali.

 

Qualsiasi documento, volantino, qualsiasi elemento di sospetto che rinvenivamo, era sottoposto a un’analisi oculata e veniva inviato alla scala gerarchica del Ministero e del Comando generale, così come alle polizie tedesche, francesi e spagnole. Si creava un rapporto personale con gli informatori, solo così riuscivamo a farci capire nelle nostre richieste. Siamo riusciti addirittura, a ottenere dalla Prefettura di Parigi di inserire un’antenna radio che consentisse contatti radio tra i Carabinieri e la Polizia francese, per operazioni miste. Lo scambio, quindi di informazioni era continuo. Con una telefonata, riuscivo ad avere una intercettazione telefonica preventiva.

 

Domanda: vi siete trovati spesso in situazioni di pericolo e quindi a dover affrontare gente armata. Mi aveva accennato che ci vuole più coraggio a non usare le armi che ad usarle, cosa intendeva?

 

Di Petrillo - La questione morale non è negoziabile ma, sul piano pragmatico, la vita di una persona è importante anche perché può fornire informazioni.

 

Si trattava poi di criminali non comuni, ma politici, un esempio fu Barbara Balzerani, che fu arrestata il 18 giugno del 75.

 

Il giorno prima dell’arresto, la fotografammo mentre usciva di casa con Pelosi Gianni, il suo compagno di vita e di militanza.

 

Andava a fare un bagno al mare e, dalle fotografie, si notò che sulla spalla, aveva una borsetta modello tolfa, sulla quale aveva legato un foulard che ne copriva l’apertura e, dalla quale, si vedeva in foto spuntare il vivo di volata di una pistola. Il giorno dopo, decisi di arrestarla e ci pensai tutta la notte.

 

Sarebbe stata più facile un’irruzione in casa, ma i colpi, si sa da dove escono ma non si sa mai dove vanno a finire.  Sono fiero di avere sempre portato a casa tutti i miei uomini sani e salvi. Decisi allora di aspettare che uscisse e di prenderla da sola.

 

La tecnica era già stata usata. L’attendemmo fuori di casa e, appena girò un angolo di strada, tre miei carabinieri, camminando compatti si scontrarono con lei nella direzione opposta e le fecero muro, uno la prese per un braccio, un altro per l’altro braccio e un altro ancora, la bloccò di spalle, il tutto in un costante contatto radio, che subito determinò l’avvicinamento di un’auto, pronta a prelevarla.

 

Si accertò che la Balzerani, aveva veramente cucito una fondina nella parte interna della borsa, ed era quindi, già pronta a sparare.

 

Per svolgere queste operazioni, ci vuole addestramento, sangue freddo. A Roma ho avuto più di un conflitto a fuoco e i miei ragazzi qualcuno in più.

 

Tutto questo si affrontava con un addestramento pratico. Tutti i sabati, quando non si svolgeva attività operativa, si andava al poligono a sparare. Non c’è operazione che possa giustificare il ferimento di un civile e non abbiamo avuto sbavature, solo una volta, è stato ferito un medico alla fermata di un autobus, per cui posso dire, che abbiamo fatto un lavoro responsabile.

 

Eravamo bravi anche nel contesto della vita familiare, pur facendo un lavoro così impegnativo.

 

Componente della squadra: è stato un periodo molto importante anche se le nostre famiglie, hanno notato la nostra mancanza. Mia moglie pensava addirittura che avessi un diversivo.

 

Stavamo quasi tutto il tempo insieme e quindi, diventammo una famiglia, fratelli, sorelle, anche con il colonnello Di Petrillo che ricordo, una volta, venne con noi con la mano sullo stomaco, perché soffriva di ulcera ma, nonostante tutto, volle lo stesso partecipare a un nostro servizio operativo.

 

Il nemico era molto agguerrito, molto scaltro, molto furbo, molto preparato. Noi dovevamo imparare i suoi movimenti, per noi era importante stargli dietro. Partivamo alle sei del mattino, perché loro uscivano a quell’ora, per incontrarsi poi, alle di 17/18 del pomeriggio. Erano delle schegge impazzite, uscivano, prendevano il pullman e poi facevano finta di scendere, quindi noi dovevamo intuire le loro mosse. In metropolitana, ad esempio, si aprivano le porte e loro facevano finta di salire.

 

Per sconfiggerli ci abbiamo messo veramente tanto del nostro tempo, del nostro impegno ma, alla fine, li abbiamo sconfitti e adesso siamo orgogliosi di avere fatto parte di questa squadra speciale.

 

 

Trattasi di alcuni momenti dell’incontro del 22 maggio 2018, riportati nel più fedele dei modi, nonostante le difficoltà acustiche riscontrate in sala. Sono disponibile ad eventuali puntualizzazioni o rettifiche del testo, se richieste dagli interessati.

 

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