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Economia e finanza

Le banche di territorio sono una ricchezza per il Sistema Italia

Una peculiaritÓ da valorizzare

4 Giugno
08:00 2018

Esiste una dimensione ideale per una banca? Davvero, come pensano alcuni teorici e svariati portatori d'interessi, nel nostro Paese ci sono troppe banche e troppo piccole? Il rapporto tra banca e territorio è un vantaggio o, in ultimo, un freno allo sviluppo italiano sullo scenario globale?

Domande centrali: non solo sul piano teorico, ma anche in diretta relazione con la concretissima economia reale.

Nella sua relazione all’assemblea  di Bankitalia, il governatore Ignazio Visco ha toccato due volte il tema delle banche di territorio: direttamente (richiamando la questione) e indirettamente (su un passaggio riguardante il credito).

Sul secondo, fa rilevare il presidente di Assopopolari, Corrado Sforza Fogliani: "l Governatore ha evidenziato che, per l’accesso al credito, “persistono difficoltà per le imprese di minori dimensioni”, oltre che per quelle delle costruzioni. (...) e ha fatto presente che “per rendere più  agevole l’accesso al credito delle piccole e medie aziende bisognerà continuare a favorirne il rafforzamento patrimoniale”

. Affermazioni, entrambe, con le quali non si può all’evidenza non concordare". Il presidente Sforza Fogliani, ancora, pone in risalto che "bisogna considerare che molto credito al territorio è scomparso, là dove sono scomparse le banche territoriali (siano esse Cassa di risparmio, Popolari o Casse rurali). Le zone che hanno saputo conservarsi una banca locale è statisticamente provato che non soffrono nel mercato del credito e che la banca locale anche in questi anni ha continuato ad erogare, ed ha erogato, più credito, in assoluta controtendenza nella zona rispetto sia al sistema nel suo complesso che rispetto alle altre singole banche, che hanno invece diminuito il credito".

Pare di comprendere, ed è una conferma di un sentore diffuso, che le banche di territorio siano una preziosa ricchezza per il "Sistema Italia" nel suo complesso.

Anche se la politica, almeno quella egemone fino a ieri, sembrava di avviso totalmente opposto. Sbagliando, secondi il referente di Assopopolari, che non si trincere in bizantinismo, spiegando come "considerato che la politica italiana contraria alla banche di territorio (e anzidetta) è l’esatto contrario di quanto si fa all’estero e tanto più colpevole in quanto l’Italia è Paese caratterizzato dall’innovazione, e dalla fantasia, proprio delle medie e piccole aziende, in molti settori quasi esclusivamente.

Negli Stati Uniti, è ben noto, l’Amministrazione Trump ha recentemente varato proprio provvedimenti a favore delle banche locali (di cui ha riconosciuto l’essenziale importanza), mentre la Germania (astenuta l’Italia!) ha ottenuto per le proprie banche di territorio l’esonero da misure studiate per porsi al riparo da possibili danni delle grandi banche, e ciò anche per quel principio di proporzionalità, principio fondante dell’Ue, che vale per la Germania, ma non per l’Italia".

Ammaliata dal (o ammalata di) gigantismo ideologico, una certa politica ha dimenticato il valore della sussidiarietà bancaria.

Un valore ben presente a Dai Impresa, che non cade nell'errore che Sforza Fogliani imputa alle associazione di rappresentanza delle categorie, a suo avviso " aduse (loro e i loro giornali) a ottocenteschi tipi di apodittica protesta e a considerare nel contempo i problemi del sistema bancario come riguardanti i soli banchieri, quando riguardano invece in ispecie i loro soci".

Il pluralismo bancario, con le sue multiforme dimensioni, va difeso. Efficietato, certo, ma difeso.

Marco Margrita

Immagine FIRSTOnline

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