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Cultura

Moncalieri. La Collezione archeologica del Real Collegio Carlo Alberto

Un patrimonio unico, da conoscere e tutelare

13 Giugno
08:30 2018

Il GAT – Gruppo Archeologico Torinese, un ardimentoso e paziente gruppo di volontari che annovera tra le sue fila studiosi e appassionati, ogni secondo Sabato del mese organizza la visita gratuita della Collezione archeologica conservata presso Palazzo Mombello, edificio attiguo al Real Collegio Carlo Alberto di Moncalieri.

O, almeno, la organizzerà fino a quando i locali, di proprietà dei Padri Barnabiti, saranno mantenuti accessibili al pubblico. Infatti il futuro del complesso è, purtroppo, alquanto nebuloso e incerto. La congregazione è attualmente presente in situ con due soli esponenti: troppo pochi per gestire un’estensione immobiliare immensa, con una lunghezza di oltre 100 metri, articolata su tre piani e arricchita anche da diversi elementi laterali.

Il rischio è che venga definitivamente preclusa alla collettività l’occasione di godere di una Collezione eccezionale, colpevolmente poco nota, la quale – oltre a vantare reperti d’indubbio pregio – comprende altresì il più importante raggruppamento europeo di strumenti scientifici del XIX secolo. In specie per quanto concerne le Scienze astronomiche e meteorologiche, di cui Padre Francesco Denza (1834-1894) fu pioniere.

A ben vedere però, l’intera storia del Real Collegio moncalierese è pionieristica.

Esso fu voluto da Re Carlo Alberto, il quale ne caldeggiò l'edificazione già a partire dal 1830, dunque un anno prima di ascendere al trono. Concepito dall’architetto Pio Taccone come ampliamento del preesistente Convento di San Francesco, l’edificio venne consegnato appena otto anni più tardi, e il 3 Novembre 1838 si poté celebrare al suo interno l’inaugurazione del primo anno scolastico.

Il sovrano, ben conscio dei sommovimenti culturali e sociali che la Rivoluzione Industriale avrebbe portato con sé, non “tentennò” di fronte alla possibilità di imitare i virtuosi modelli scolastici di Inghilterra, Francia e Germania, imperniati sul concetto che fosse in primis l’educazione (e non un’eventuale legislazione draconiana) a determinare il progresso generale dei Popoli.

Nell’ottica dunque di ottemperare – anche dal punto di vista didattico – al suo celebre motto “Tutto migliorare e tutto conservare”, Carlo Alberto affidò giustappunto la gestione del Collegio agli integerrimi e colti Padri Barnabiti, a cui fu quindi di concerto demandata la formazione dei più altolocati fra i rampolli torinesi, destinati a formare la classe dirigente del futuro.

L’insegnamento – che copriva pressappoco il periodo delle attuali Medie Inferiori e Superiori – contemplava tanto gli studi umanistici (Storia, Greco e Latino) quanto i programmi scientifici (le Scienze pure, Matematica e Fisica in primo luogo). Da notare l’importanza che già all’epoca si seppe attribuire alle Lingue Straniere, come viatico per aprirsi culturalmente – ma, soprattutto – economicamente, agli Stati confinanti.

L’obiettivo delle molteplici Collezioni raccolte (delle quali quella archeologica è purtroppo la sola visibile), va ben oltre il semplice allestimento museale: esse erano infatti funzionali a fornire la “materia prima” su cui imparare, nell’ottica di una verifica – oggettiva e sperimentale – di quanto appreso per bocca dei Docenti oppure sui libri di testo.

Così le traduzioni di Lettere Classiche avvenivano direttamente sulle steli, mentre la Storia dell’Arte veniva interiorizzata valutando personalmente l’evoluzione stilistica degli innumerevoli reperti conservati. Quasi a voler significare come il mondo non si limitasse né a Moncalieri né alla Cultura coeva, ma fosse frutto di una secolare e scandita evoluzione del Pensiero. Trattasi, questo, di un concetto di modernità straordinaria, specie in virtù del contesto storico in cui venne perorato.

Il primo a operare una sistematica catalogazione del patrimonio artistico fu il barnabita Padre Luigi Bruzza, il quale operò presso il Real Collegio di Moncalieri dal 1839 sino alla morte, avvenuta nel 1884. Egli, formatosi a Roma sotto l’egida di Padre Ungarelli (uno degli iniziatori dell’Egittologia), intraprese altresì numerosi viaggi formativi a Napoli e Vercelli, venendo così a contatto con alcuni fra gli studiosi più insigni e autorevoli del momento.

Lavorò specificamente sulla Collezione archeologica, costituita da altre 800 pezzi. Fra essi, in particolare, si distinguono selci risalenti all’epoca protostorica, reperti egizi (fra cui parti di mummie e statuine di ushabti, ovvero servitori incaricati di seguire il defunto nell’aldilà), vasi attici e magnogreci, nonché una nutritissima raccolta etrusca. In quest’ultima rientrano alcuni esemplari di assoluto pregio: un’antefissa (scolatoio per grondaia) risalente al V secolo a.C., una piccola urna cineraria simile, stilisticamente, al noto “Sarcofago degli Sposi” conservato al Louvre, due oinochoai (brocche per il vino) etrusco-corinzie – databili fra il 650 a.C. e il 575 a.C. – e un tanto prezioso quanto minuto vasetto per unguenti e profumi, chiamato in gergo tecnico aryballos. Esso, in virtù della sorprendente maestria con cui è stato inciso, rappresenta forse il reperto più significativo dell’intera Collezione archeologica: sul sottilissimo collo riporta infatti una scritta in caratteri etruschi, recitante “sono l’unguentario del bellissimo Sela”. Ancora, nella serie si annoverano alcuni vasi potori (calici a forma di testa di animale, usati per bere vino e altre bevande alcoliche).

E poi, cavalcando i secoli, fra gli altri si ammirano libri antichi e steli, marmi provenienti dalle ricche domus dell’antica Pompei, strigili, fibule lateniane (in pratica, spille da balia) e pintalere (ergo, stemmi o timbri ante litteram), lucerne, terrecotte nonché un nutrito numero di monete (oltre 3000) e medaglie.

Di primaria rilevanza la pingue Biblioteca (con oltre 40 000 volumi all’attivo) e l’album contenente i “Disegni del Real Collegio Carlo Alberto in Moncalieri”.

All’opera del Bruzza seguì poi quella di Padre Luigi Frigerio, il quale introdusse criteri di numerazione più fini. Un ulteriore intervento ebbe poi luogo quando anche la Soprintendenza Archeologica del Piemonte s’interessò ai tesori “dimenticati” custoditi in seno al Real Collegio Carlo Alberto.

A livello di nota storica, l’autorevole Istituto chiuse definitivamente i battenti nel 1998, dunque 160 anni dopo essere stato fondato, a causa dell’anacronismo in cui versava ormai la sua qualificata – ma pur sempre esosissima – offerta didattica. Nel 2004 i Padri Barnabiti superstiti si trasferirono presso l’attiguo Palazzo Mombello, ove appunto trasportarono la loro preziosa Collezione archeologica, dalla quale non intesero separarsi. L’accoglienza e la disponibilità di Padre Andrea Brambilla consentirono ai volontari del GAT, a fine 2015, di approcciare la Collezione, traendone un catalogo ancora più dettagliato, moderno e corredato da immagini professionali.

Purtroppo la stessa sorte non è toccata alle preziosissime Collezioni scientifiche, che ancora languiscono, al buio, negli immensi corridoi del Real Collegio. Fra i vari reperti si annovera persino un pendolo di Foucault, le cui dimensioni sono rapportabili a quelle dei maggiori esemplari conosciuti.

Inoltre, occorre puntualizzare come, grazie ai solleciti del già menzionato Padre Denza (Matematico e Fisico trasferitosi a Moncalieri nel 1856), venne in situ costruito un Osservatorio Meteorologico che – inaugurato nel 1859 – arrivò a contare addirittura 250 stazioni collegate. Mezzo secolo più tardi, nel 1907, fu invece completata la costruzione dell’Osservatorio Geodinamico.

Questi laboratori e gli strumenti in essi contenuti rappresentarono per generazioni di studenti un’unica e insostituibile finestra sul mondo, tanto della conoscenza quanto dell’apertura verso nuovi orizzonti culturali. Essi seppero autorevolmente irradiare la luce di Minerva nella mente di tanti giovani, destinati poi ad assumere ruoli di primo piano nei ranghi di una dirigenza motivata e, soprattutto, qualificata.

Anche oggi necessiteremmo di un’offerta culturale sempre più di pregio, e soprattutto conscia e orgogliosa di quelli che sono stati i vanti della regione.

Dunque, fatto salvo l’indubbio, indefesso e ammirevole impegno del GAT, sarebbe auspicabile che anche le varie Istituzioni territoriali si muovessero per caldeggiare il recupero e la valorizzazione delle Collezioni appartenute al Real Collegio Carlo Alberto di Moncalieri.

Un patrimonio unico, da conoscere e tutelare.

 

(Immagine di copertina tratta da Diocesi Torino)

(Immagine Real Collegio Carlo Alberto tratta da Comune di Moncalieri)

(Immagine Carlo Alberto tratta da Wikipedia)

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