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L'infinito bisogno della Poesia

"Aspettative"

26 Giugno
08:30 2018

Il cielo è fermo. Notte.

Le stelle contemplano, mute, la scena.

Le nuvole giacciono, soffici

come morbide e candide cortine,

mentre la terra ascolta,

e il respiro del mare la calma,

cullandola in un sonno desiderato e profondissimo.

 

È il ricordo di un momento,

di un attimo, infinito,

fermo,

come il cielo,

nell’eternità del firmamento.

 

La brezza fende il silenzio

e porta l’eco di un’armonia lontana.

Volute di note la colorano,

timbri dolci e profondi al contempo.

La voce s’alza, lontana,

e con un filo di luce

lega ancor più saldamente le stelle alla terra.

 

Il mare sussulta, l’acqua vibra,

percorsa dai tremiti del violoncello lontano,

perso nel vento,

eppure così percepibile…,

così vicino…

 

Se si potesse afferrare una stella

e regalarla al mare,

dentro di noi si accenderebbe il Sole.

 

Se si potesse bere il mare

e con quell’acqua dissetare la terra,

essa germoglierebbe la primavera.

 

Respiriamo nel respiro tranquillo

degli astri,

viviamo la sospensione di un momento,

lo stordimento della pace,

la quiete dopo il frenetico infrangersi dell’onda…

 

È l’eternità dimentica del tempo.

 

Pensierosi ci chiediamo:

Le aspettative? … Quali aspettative”?

 

La delusione non appartiene al cielo,

né alla terra che da esso é baciata.

La luce soddisfa la notte

e scioglie il tumido vapore rossastro delle nubi.

Già albeggia. Giorno.

Aspettiamo che ricompaiano le Stelle,

vive.

 

Sara Garino

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