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Cinema

Il meglio dal mondo per Luglio - Parte 2

8 Luglio
10:30 2018

Ed eccoci a questo secondo appuntamento con il meglio del cinema più recente che vi consigliamo in questo caldo mese di Luglio, con un menù di tre portate decisamente appetitoso e pronto a soddisfare ogni palato.

Cominciamo subito con un film biografico su un drammatico episodio di cronaca, fortunamente conclusosi senza vittime, portato su schermo dal veterano Clint Eastwood, un regista che è da decenni ormai sinonimo di garanzia più volte conclamata anche nei suoi ultimi e recentissimi "American sniper" e "Sully", un "osso duro" della vecchia scuola cresciuto come attore da registi come Don Siegel e Sergio Leone, da cui prende a piene mani nello stile classico e maturo della regia pur non limitandosi a copiare ma anzi scavandosi una nicchia autoriale tutta sua.

Come secondo piatto abbiamo un ottimo thriller fantascientifico, diretto da un altro specialista che anch'esso non sbaglia mai un colpo, Andrew Niccol, regista dalla filmografia non immensa (numericamente) ma che già fin dal suo lontano "Gattaca" del 1997 passando per altre ottime prove come "Simone", "Lord of War" o "In time" dimostra di saper portare avanti la sua poetica d'autore con grande stile e originalità, senza dimenticarsi di intrattenere il suo pubblico con film trascinanti e pieni di emozioni.

Infine abbiamo per dessert l'ottimo Olivier Assayas, autore francese molto più modesto di fama rispetto ai primi due, ma di cui chi vi scrive consiglia (oltre al film di cui sotto) anche l'ottimo thriller "Demonlover" e soprattutto l'ispiratissimo oltre che più drammatico e personale "Clean" del 2004, interpretato dalla bravissima Maggie Cheung e il solito immarcescibile Nick Nolte, al solito strepitoso in qualsiasi ruolo gli venga affidato.

Ed ora, terminato questo breve antipasto, tutti a tavola e via a tuffarci subito nel ricco bouffet di oggi.


ORE 15:17 – ATTACCO AL TRENO (2018 - Clint Eastwood)
Imperniato come detto su un orribile fatto di cronaca, ovvero un estremista marocchino che aveva in mente di fare una strage a mano armata sul treno Amsterdam/Parigi nell'Agosto del 2015; interpretato non da attori professionisti ma bensi' dagli stessi tre ragazzi che riuscirono a sventare la tragedia intervenendo eroicamente a rischio delle loro vite.

Una scelta coraggiosa, quella di non far schiacciare la storia dalla personalita' dei divi hollywoodiani ma anzi lasciare spazio agli sguardi incerti e dubbiosi di tre ragazzi amici fin dall'infanzia, dai problemi e le sospensioni a scuola per le loro scorribande contro gli insegnanti, fino al perdersi di vista una volta cresciuti e intraprese strade diverse, per poi ritrovarsi infine dopo anni per fare assieme un viaggio attraverso le mete più turistiche di tutta l'Europa.

Un viaggio da Roma a Berlino e Amsterdam che li porterà infine a prendere il treno dove si svolgerà il drammatico episodio di cui sopra, dove in poco meno di un quarto d'ora Eastwood racconta l'episodio con maestria d'autore ormai conclamato, raggiungendo l'apice dei vari frammenti di ricordi raccontati temporalmente in tutto il resto del film.

Incredibilmente originale la scelta di centrare la storia tutta sui 3 giovani ragazzi e poco o nulla invece sull'incidente terroristico in sè e per sè, riuscendo in modo non banale nè noioso a raccontarci le vite e vicissitudini di questi 3 "cowboy mancati" ognuno col suo carattere e le sue specifiche manie e ossessioni personali.

Una telecamera piazzata ad altezza d'uomo che non vuole mai "super eroicizzare" i protagonisti di cui ci racconta, come detto ognuno dei quali con le sue piccole debolezze ma unito da una forte amicizia agli altri due, amicizia che sopravvive al tempo e alla distanza delle famiglie che si trasfericono separandoli, ma non per sempre, riuscendo poi a ritrovarsi anni dopo per una vacanza assieme.

Impeccabili i tempi e i ritmi scelti dal vecchio Clint per raccontarci le loro vite e nel finale il violento raid armato sul treno, gestiti da un autore che passa con eleganza dalla critica sociale alla religione e il sistema scolastico/militare americano (pur essendo apertamente un uomo di destra) alla commedia divertita tra amici in vacanza, tra sbronze e discoteche e belle ragazze da baccagliare.

Ragazzi che infatti non sempre riescono a inserirsi nei rigidi schemi della scuola e (cresciuti) della società americana, ma che grazie all'amicizia fanno fronte comune ai piccoli problemi della vita, giorno dopo giorno, senza melodrammi e senza piangersi inutilmente addosso o dare la colpa a qualcos'altro e qualcun'altro.

Un altro ottimo film del vecchio pistolero senza nome, come detto ispiratissimo nella sua carriera dalle influenze di Leone e Siegel, i cui stili prende a sè stesso facendoli suoi e aggiornandoli ai ritmi e i tipi di ripresa del cinema moderno, senza ignorare ma anzi esaltando ancora di più gli stilemi e la storia del cinema classico nel quale e' cresciuto.


ANON (2018 - Andrew Niccol)
Altro film di questo fantastico regista neozelandese, Andrew M. Niccol, meno conosciuto anche come sceneggiatore pur avendo scritto il grande "The Truman show" diretto poi da Peter Weir.

Ed è infatti sempre quel tipo di tematiche che questo autore ama affrontare, il controllo e il potere, la ribellione e l'individualità, come nei film precedenti (vedi sopra) anche in questo fantastico "Anon", uscito da pochissimo nelle sale cinematografiche francesi.

In un futuro (sempre meno) distopico dove umanità e tecnologia sono sempre più fuse nel quotidiano di ogni giorno, un sistema informatico chiamato "Mind's Eye" monitorizza tutto e tutti direttamente attraverso gli occhi dei cittadini.

Ogni tipo di acquisto, pubblicita' e comunicazione viene fatta direttamente col pensiero e visualizzata negli occhi attraverso una "realtà aumentata", cosi come ogni testimonianza di crimini viene estratta dalla mente dei testimoni e delle vittime garantendo così alla polizia e il governo il controllo totale sui propri cittadini.

In questo scenario di comoda e perenne violazione della privacy il detective interpretato da Clive Owen è quasi scocciato e annoiato dal proprio lavoro, indagando su casi già risolti in partenza e goffi criminali che negano i loro crimini pur con l'evidenza del loro reato registrata attraverso i loro occhi nelle loro menti.

Ma la sua banale routine viene sconvolta il giorno che incontra la giovane e bellissima hacker interpretata da Amanda Seyfried, una ribelle che vive fuori dal sistema e che il detective sospetta sia coinvolta in una serie di brutali omicidi dove le prove visive attraverso gli occhi delle vittime sono state falsificate o cancellate.

Un film che unisce, al solito per Niccol, alla perfezione fantascienza e sentimento, critica al mondo moderno che verrà e quello già presente dei vari social network e grandi multinazionali che violano la nostra privacy ogni secondo senza ritegno.

Una storia di ribellione e anche d'amore, per la lotta di una ragazza il cui vero "crimine" è quello di non voler essere sorvegliata notte e giorno dagli occhi e le telecamere del grande fratello, pur non volendo fare altro, lottando niente più che il proprio "anonimato" a cui gli altri cittadini invece rinunciano per le comodità e le agiatezze di una società spacciata come più sicura e affidabile.

Un pezzo di fantascienza da non perdere per gli amanti del genere, un film distopico che si differenza dalla massa dei suoi simili al cinema in questo periodo, un altro piccolo gioiellino di questo regista di cui vi consigliamo di recuperare l'intera filmografia.


PERSONAL SHOPPER (2016 - Olivier Assayas)
Presentato due anni fa al Festival di Cannes, un film tutto sommato ben recensito e apprezzato dalla critica ma non cosi altrettanto bene accolto dagli spettatori nei cinema, nonostante gli incassi discreti, divisi sulla storia giudicata da alcuni mal narrata e addirittura banale in molte delle sue scelte di regia e sceneggiatura.

Critiche completamente fuori luogo secondo chi vi scrive, per un film che si muove su due livelli perfettamente amalgamati tra loro: da una parte la vita ovattata della superstar a cui la protagonista, una bravissima Kristen Stewart, fa appunto da assistente tuttofare e "personal shopper", andando per negozi a rifornirsi di vestiti, gioielli e ammenicoli vari che la sua mastra vip non ha il tempo di comprare.

Dall'altra invece il lato sovrannaturale e horror di una ragazza che è convinta di essere perseguitata dal fantasma del fratello, un gemello che come lei aveva facoltà medium di ascoltare gli spiriti e dal quale aspetta un segnale che provenga dall'altra parte.

Una ragazza sola, che vive di riflesso nell'eleganza e nel lusso della donna per cui lavora, indossandone i vestiti e dormendo nei loro letti, più che esplicita la scena in cui si masturba con un abito costosissimo appena acquistato e ancora non indossato dall'attrice.

Una ragazza che dall'altro lato invece non è mai sola, percependo perennemente presenze e entità ultraterrene dalle dubbie motivazioni, scendendo sempre più nel thriller horror verso il finale che è veramente l'apice di una storia e un personaggio costruito con saggezza certosina dalla sceneggiatura dello stesso regista Olivier Assayas.

Un film che sicuramente non punta a conquistare la benevolenza del grande pubblico, ma pretende invece di raccontare una storia e un mondo "a modo suo" restando sempre nel realismo ricercatissimo di ogni situazione di vita quotidiana, un film che non da spiegazioni nè finali rassicuranti che vanno a chiudere tutto con improbabili e catartici buonismi a buon mercato nè per la protagonista nè per nessuno degli altri personaggi coinvolti che ruotano attorno a questa.

Un ottimo thriller horror che tiene in ansia (letteralmente) fino all'ultimo minuto e suggerisce (e se non lo fa allora lo suggerisce chi vi scrive) di aprire la mente e il cuore a tanti spettatori ipercritici dei film che provano a raccontare storie diverse in modo nuovo, anzichè cercare il solito "crescendo" action di ritmo e montaggio o il tiepido finale alla "volemose bene" del 99% degli altri film in circolazione nelle sale.

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