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Cinema

Il meglio dal mondo per Luglio - Parte 3

15 Luglio
10:30 2018

Terzo appuntamento coi nostri consigli sui migliori film dei migliori registi in questo Luglio un po' afoso e tempostoso.

Anche oggi consigliamo tre autori molto diversi tra loro come esperienze e tipologia di film affrontati, registi amati/odiati a seconda del film e del momento storico particolare, ma comunque innegabilmente tre artisti ognuno con un suo stile personale perfettamente riconoscibile a prima vista.

Il primo affermatissimo regista e' Roman Polanski, ultra-ottantenne autore francese sempre in grado di portare avanti la sua filmografia con storie mai banali e affrontando sempre generi diversi, in un lungo percorso unito dal suo stile impeccabile e pulitissimo alla regia, messa in scena, fotografia e montaggio con cui raggiunge sempre lo scopo prefissato di creare un mondo unico popolato da personaggi che riescono sempre a entrare in sintonia e restare nella memoria dello spettatore.

Affrontiamo poi l'ultimo film di Richard Linklater, altro apprezzatissimo regista americano famoso ai piu' per il divertente "School of rock" interpretato dal vulcanico Jack Black, oltre che autore di storie profondamente toccanti come la trilogia "Before Sunrise" / "Before Sunset" / "Before Midnight", sull'infinita storia d'amore inappagata tra Ethan Hawke e Julie Delpy; se non ancora autore di film "sperimentali" come il mix video/cartoon di "A Scanner Darkly" o il suo film "Boyhood" che richiese addirittura 10 anni per essere completato, volendo riprendere i suoi attori bambini nella loro crescita fino all'adolescenza.

Infine, cambiando decisamente genere un'altra volta, consiglieremo un film di Eli Roth, amatissimo regista strappabudella che con "Cabin Fever", "Hostel" o "Green inferno" e' riuscito a diventare un idolo per gli amanti dello splatter di tutto il mondo; oltre che conquistarsi il ruolo del cattivissimo "Orso Ebreo" nel film "Bastardi senza gloria" dell'amico/collega Tarantino, durante il quale appare anche un suo piccolo cortometraggio/presa in giro della macchina di propaganda cinematografica nazista.

Terminata questa piccola anteprima con doverosa introduzione dei registi di cui a breve, andiamo finalmente a parlare dei loro ultimi film che vi consigliamo spassionatamente di guardare questa estate.


QUELLO CHE NON SO DI LEI (2017 - Roman Polanski) 
Il tema dei libri, degli scrittori e della scrittura non e' certo una novita' per Roman Polanski, come ad esempio in "L'uomo nell'ombra" con Ewan McGregor impegnato a scrivere la biografia del corruttissimo politico Pierce Brosnan; oppure il fantastico thriller/horror "La nona porta" con Johnny Depp nel ruolo di cacciatore di libri satanici al soldo del diabolico miliardario Frank Langella.

In questo caso abbiamo la bella e bravissima Emmanuelle Seigner nel ruolo di scrittrice che ha appena pubblicato il suo ultimo libro e si appresta a iniziare la scrittura del prossimo, desiderosa di allontanarsi dalla realta' personale del suo maggior successo e virare decisamente verso la fiction piu' libera da imbarazzi e traumi infantili.

Ma l'incontro con una sua fanatica lettrice (la solita mozzafiato Eva Green) riuscira' pian piano a farla ricredere, obbligandola ad affrontare la realta' dalla quale si era impegnata cosi' accanitamente ad allontanarsi, respingendo via amici, famiglia e i suoi stessi figli.

Anzi la scrittrice decidera' infine di mettere la sua nuova, misteriosa amica al centro del suo nuovo romanzo, una donna di cui non sa quasi nulla e che tenta di far aprire a confidarsi in tutti i modi, forgiando una amicizia sempre piu' stretta e indissolubile che arrivera' ai limiti piu' estremi nel concitato finale della storia.

Un altro film dove al solito Polanski distribuisce le carte sul tavolo con abilita' da mazziere consumato, ormai sicuro del suo mestiere come pochi altri registi al mondo, padrone come pochi dei tempi narrativi e capace di costruire un microuniverso femminile puntando quasi unicamente sui serratissimi dialoghi tra la Green e la Seigner.

Un rapporto che rimbalza dall'erotismo sottaciuto tra le due donne  alla loro complicita' e allegria, fino poi agli estremi opposti dell'odio e disprezzo piu' profondo, tornando poi all'amicizia piu' onesta e sincera, toccando tutte le corde dell'arcobaleno emotivo in questo rapporto decisamente fuori dai canoni che fin da subito mostra qualcosa di distorto, ma al quale le due donne sono incapaci di rinunciare.

Un ritmo nel montaggio assolutamente unico, a tratti posato e altri frenetico, dove passiamo dal dramma al mistero al sentimento e addirittura a un certo punto fin quasi all'horror simile a "Misery non deve morire", con la fatidica "fan numero uno" ossessionata a morte dalla sua scrittrice preferita.

Un altro film di Polanski assolutamente da non perdere insomma... caso mai ce ne sia mai stato uno "perdibile" nella nutrita filmografia del grande autore francese.


LAST FLAG FLYING (2017 - Richard Linklater)
Altro film altro genere ed e' cosi che Richard Linklater ci porta un po' a spasso per gli states, in questo divertente e malinconico "on the road" tra tre amici, ex soldati nel Vietnam, in viaggio per seppellire un figlio morto in una banale sparatoria durante il servizio nella guerra in Iraq.

Tre amici che non si vedevano da anni, il burbero e leggermente alcoolizzato Bryan Cranston, il piu' timido e riservato Steve Carell e infine il "convertito" e religiosissimo pastore Laurence Fishburne.

Tre personalita' diverse che si incastrano alla perfezione una con l'altra, riuscendo a sostenersi a vicenda nei momenti piu' duri, cosi come invece a pungolarsi e provocarsi l'un l'altro quando si tratta di mettere in discussione i dogmi intoccabili della loro societa'.

Dogmi che possono essere sia religiosi che istituzionali, criticando Dio stesso come poi il governo, l'esercito e la loro stessa esperienza di guerra che confrontano assieme a un giovane soldato, comandato a seguirli come scorta della salma nel lungo viaggio fino al cimitero dove e' gia' sepolta la madre.

Ottimo al solito il lavoro di Linklater, bravissimo nel gestire i tempi dei tre attori che si alternano in battibecchi divertentissimi, cosi come in acute e dolorose riflessioni sul tempo passato e le occasioni perdute, contro un presente sempre piu' tecnologico fatto di smartphone e internet e persone sempre piu' isolate nel loro angolo virtuale di mondo.

Una per tutte la spassosissima scena in cui Cranston compra dei nuovissimi (per l'epoca) telefoni cellulari regalandoli ai suoi amici per tenersi in contatto, unendo sia la comicita' irresistibile dei tre caratteri alla nostalgia del mondo che sta cambiando, un mondo "dove non ci saranno piu' cabine telefoniche" e che ormai il trio stenta a comprendere e starne al passo.

Un mondo spesso inquadrato dall'occhio del regista con una fotografia fredda e ambientazioni scarne, riscaldate pero' dalla profonda umanita' dei personaggi che, senza tanti giri di parole o inutili sofismi intellettuali, conquistano lo spettatore entrando nel cuore fin da subito per la loro onesta' e a tratti ingenua volgarita' con cui affrontano la vita giorno per giorno.

Un altro film che racconta di soldati americani in un modo finalmente diverso dal solito, tre veterani di una guerra ormai dimenticata in una terra dove, come sottolinea uno di loro, adesso addirittura si va per fare turismo, facendosi selfie e comprando foto ricordo delle tombe delle migliaia di caduti nel conflitto Vietnamita.

Linklater al suo meglio... o meglio eccovi Linklater, caso mai non lo conosceste.


IL GIUSTIZIERE DELLA NOTTE (2018 - Eli Roth)
Innanzitutto togliamoci subito il sassolino dalla scarpa: e' inevitabile il confronto con il cult del 1974 interpretato da Charles Bronson.

Confronto che Eli Roth perde abbastanza miseramente su qualsiasi fronte, sceneggiatura, impostazione del dramma, protagonista e stile di regia.

Ma ora vediamo di non buttare via il bambino assieme all'acqua sporca.

Questo di Eli Roth rimane comunque un ottimo film, principalmente di intrattenimento, ma comunque capace di lanciare le sue stoccate (specie al pubblico USA) che secondo il sottoscritto valgono ancora il prezzo del biglietto.

Dopo pochi minuti si parte subito in quarta con la telefonatissima aggressione alla famiglia di Bruce Willis, dove abbiamo la prima sorpresa e merito del film.

Se da un regista splatter che veniva da film macelleria (nel senso buono) come il discussissimo "The green Inferno" vi aspettavate almeno mezz'ora di torture e violenza inflitte alle povere vittime, invece il regista decide di non mostrare quasi nulla.

Ne' poi mostrera' molta violenza neanche dopo, tutto sommato, pur dando piu' spazio alla vendetta di Willis che ai criminali che l'hanno provocata, quasi tutte vittime senza volto ne' importanza e quasi intercambiabili uno con l'altro.

Quello a cui da maggior enfasi Roth e' il sistema americano costruito per guadagnare sulla violenza.

Che si parli di social network o programmi tv incentrati sui delitti piu' efferati, l'idolatria quasi religiosa verso i serial killer e la curiosita' morbosa che attizza il pubblico negli episodi di cronaca nera piu' violenti e inenarrabili.

Ed e' cosi che Bruce Willis finisce per diventare un eroe "virale" su Internet, un eroe tra l'altro "fai da te" che impara a maneggiare armi e uccidere proprio grazie alla stessa Internet, ovviamente armato fino ai denti grazie al fragile controllo delle armi statunitense che rende molto semplice la spola tra negozi autorizzati e comuni delinquenti di strada.

Un ottimo action moderno con un anti/eroe che si lascia alle spalle il classico Bronson ed entra invece nell'era di "The truman show", seguito dal suo pubblico anche se sconosciuto nel suo cappuccio anonimo di semplice giustiziere che spara ai cattivi, in un mondo dove e' sempre piu' difficile capire chi e' cattivo per davvero e chi puo' permettersi di scagliare la prima pietra proclamandosi innocente.

Insomma un film che nella sua semplice commercialita' di "operazione nostalgia" degli ultimi tempi (perche' di questo si tratta, senza prenderci in giro) ha comunque un buon mestiere dietro (quello di Roth alla regia) e un messaggio non banale che accompagna il tutto, rendendo appunto un film a cui consigliamo di concedere almeno una possibilita' prima di stroncarlo senza pieta'... come Willis fa con gli aggressori della sua famiglia, dopo tutto.

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