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Interviste

Gianfranco Anastasi

Un artista torinese tra “Pittura di Protesta e Denuncia” e “Arte Euforica”

7 Luglio
10:00 2018

Si è conclusa domenica 1° luglio a Viù (Torino) la mostra collettiva di pittura “In 4 per Viù” cui hanno partecipato gli artisti Raffaella Pasquali, Ambretta Rossi, Gianfranco Anastasi, Vito Garofalo. Propongo ai Lettori la prima delle quattro interviste che ho condotto a questi pittori, riguardante Gianfranco Anastasi.

 

Quale è stato il suo percorso formativo?

Sono nato a San Floro, piccolo paese sulla cima di una collina della provincia di Catanzaro il 28 settembre 1971. Nel ’73, mi sono trasferito con la famiglia a Torino. Ho frequentato le scuole elementari e medie, e fin da giovanissimo sono stato affascinato oltre che dal disegno e dalla pittura da forme d’arte come la musica e il cabaret. A dieci anni ho vinto il mio primo concorso di disegno, organizzato da un’emittente televisiva locale sul tema della Pasqua.

Dal 1987 ho frequentato l’Istituto Professionale di Arti Grafiche “Albe Steiner” di Torino dove ho appreso tutte le tecniche del disegno, dell’impaginazione e della fotografia.

Quali sono stati i suoi maestri?

Durante gli anni scolastici, ho avuto la fortuna di avere come insegnante di disegno professionale la professoressa Lequio, una pittrice straordinaria che ha visto in me, fin dalle prime lezioni, un’artista e non un grafico. Mi ha indirizzato alla frequenza di un corso professionale sulle tecniche del trompe l’oeil, dell’arredo urbano e del restauro, corso che ho seguito dal ’92 al ’94, con le preziose lezioni dal pittore Giuseppe Giacone.

 

Quando ha esordito come pittore?

Dopo il corso ho lavorato a numerosi restauri di facciate, di soffitti antichi e ad altri lavori di prestigio come ad esempio i trompe l’oeil e i falsi d’autore per le case della “Torino bene”, fino al 2004, anno in cui ho trovato lo stile che mi ha permesso finalmente di raccontarmi attraverso i miei quadri. Ho iniziato a esporre dal 2001. Vivo e lavoro a Torino. Ho già partecipato a numerosi concorsi, estemporanee e collettive, ottenendo premi e riconoscimenti.

Come definisce il suo stile?

Dopo approfonditi studi su svariate tecniche e stili pittorici, da circa 14 anni ho elaborato quello che ritengo più mi rappresenti e che, pur avendo alcune analogie con il “Surrealismo metafisico”, io amo chiamare semplicemente: “Pittura di Protesta e Denuncia”.

È il mezzo con cui cerco di dare il mio contributo alla sensibilizzazione su temi di attualità molto forti che ahimè in troppi ignorano, distratti da una vita sempre più frenetica e dettata da altri.

Circa tre anni fa ho però sentito la necessità di concedermi alcune pause periodiche da questo genere pittorico, affiancandone un altro dai tempi più leggeri e colori accesi che ho chiamato “Arte Euforica”, letteralmente significa “Arte portatrice di bene”. Si tratta di uno stile che si ispira alla “Street Art Americana”, ma che in qualche modo ho cercato di personalizzare utilizzando le tecniche di cui dispongo e la mia personale percezione dei soggetti.

In breve, la mia pittura è la rappresentazione delle due facce della stessa medaglia, il giorno e la notte, la terra ed il mare, l’acqua e il fuoco e così all’infinito, perché la vita è fatta di contrapposizioni e non da meno lo è la personalità di ogni essere umano.

Sono ben consapevole che proporre parallelamente due stili pittorici, in totale contrapposizione, possa generare confusione e mettere a rischio l’identità dell’autore. Ma, allo stesso tempo, sono fermamente convinto che l’arte non debba avere né regole né limiti, in particolare quando si ha la pressante esigenza di dare libera “Espressione” al proprio dissenso verso Il sistema” e allo stesso quella di concedersi almeno una temporanea “Evasione” mentale da esso.

Nei suoi quadri in esposizione compare spesso Pinocchio, immortalato qui a Viù da un esemplare realizzato con un unico tronco, di 6,53 metri di altezza. Cosa rappresenta per lei la figura di Pinocchio?

La mia cifra è l’impegno sociale che manifesto con questi numerosi Pinocchi esposti, dove il burattino assurge a simbolo dell’ipocrisia umana dei nostri tempi, come ad esempio nelle tele intitolate “Lo spiedino TAV” e “Sistema Italia”. Alzi la mano chi non ha mai sentito parlare delle Avventure di Pinocchio, favola ideata nel 1883 da Carlo Collodi famosa in tutto il mondo, venduta come storia ludica per bambini ma che in realtà cela differenti chiavi di lettura. Personalmente ritengo che non esista personaggio di fantasia più adatto per raccontare storie di vita ed attualità, ragion per cui ho deciso di utilizzarlo come supporto descrittivo e renderlo protagonista delle mie opere a tema sociale, quelle che amo definire “Arte di Protesta”.

I suoi progetti per il futuro?

Progetti futuri? Poiché l’arte figurativa è il mezzo di espressione a me più congeniale, pura terapia rigenerante per l’anima, continuerò con la ricerca e la sperimentazione di nuove tecniche pittoriche allo scopo di semplificare ulteriormente la chiave di lettura dei messaggi celati nelle mie opere, oggi ancora non di facile lettura per tutti: proprio in occasione della collettiva appena conclusa a Viù qualcuno li ha definiti dei veri e propri “Rebus”.

Ecco, trovo che la vera essenza di ogni esposizione artistica sia sempre un’occasione per confrontarsi e ricevere nuovi stimoli atti ad alimentare la fiamma che già arde abbondantemente dentro ogni artista.

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