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Scienza e Salute

I pericoli dell'abbronzatura artificiale

Una ricerca evidenzia come le lampade UV inducano dipendenza, oltre ad accrescere il rischio di melanoma

7 Luglio
09:30 2018

Avere la pelle abbronzata tutto l’anno è il sogno di molte persone.

Tuttavia, come dimostrano numerosi studi, l’abbronzatura artificiale con le lampade UV non è una sana alternativa al Sole naturale – spiega la Dott.ssa Agnese Rossi, Psicoterapeuta dell’Ospedale Humanitas Gavazzeni – perché può creare dipendenza, soprattutto nelle giovani donne di pelle chiara, aumentando così il rischio di sviluppare un melanoma, il più grave tra i tumori della pelle.

La dipendenza da lampade abbronzanti – che alcuni ricercatori hanno chiamato tanorressia, ovvero “fame da abbronzatura” – si sviluppa perché la pelle, sottoposta a esposizione prolungata alla luce ultravioletta, così come a quella solare, rilascia ormoni chiamati endorfine, che stimolano la sensazione di benessere, di appagamento psico-fisico e agiscono anche contro il dolore.

Talvolta, la ricerca ossessivo-compulsiva di un’abbronzatura esagerata può dare luogo a una vera e propria psicopatologia chiamata “sindrome compulsiva da Sole”, che porta ad abusare dell’esposizione del proprio corpo ai raggi ultravioletti con l’illusione di raggiungere un’ideale coloritura della pelle che, proprio perché ideale, risulta irraggiungibile, divenendo quindi una vera dipendenza con possibili crisi di astinenza che si manifestano con ansia, nausea, sudorazione.

Spesso però, chi abusa dei raggi ultravioletti è consapevole anche dei pericoli che corre, come dimostrato da una ricerca condotta su 389 giovani donne di età compresa tra 18 e 30 anni.

La ricerca dell’abbronzatura prevale però sugli allarmi lanciati da AIRC (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro), OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) e da studi dermatologici sugli elevati rischi di sviluppare eritemi, ustioni, comparsa di rughe, invecchiamento precoce della pelle, discromie cutanee e soprattutto di melanoma, tumore che, in Italia, registra un aumento di circa 7000 casi ogni anno nella popolazione di età superiore ai 30 anni.

 

Fonte: www.humanitasalute.it

Immagine di copertina tratta da tekser.it
 

 

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