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Politica Locale

Olimpiadi Invernali: litigare per la visibilitÓ

Prosegue il braccio di ferro tra Torino, Milano e Cortina per accaparrarsi i Giochi Olimpici

11 Luglio
09:15 2018

La battaglia intestina, tutta italiana, per venire candidata ad ospitare le Olimpiadi Invernali del 2026 prosegue tra Torino, Milano e Cortina d’Ampezzo, tanto che i vari tira e molla hanno portato a spostare la fatidica data per la candidatura definitiva del 10 luglio affinché il Coni possa valutare i vari documenti presentati dai “concorrenti”.

Ogni città ha le proprie ragioni e questo creerà non pochi problemi per riuscire a candidare l’Italia ai prossimi Giochi Olimpici, vista anche la recente rinuncia da parte di Virginia  Raggi nel proporre la capitale a ospitare le Olimpiadi estive.

Torino può contare su un risparmio, grazie alle varie strutture già realizzate per l’edizione del 2006, con la possibilità di convertire alcuni siti, tra cui quello della Thyssen. Oltre a ciò, il capoluogo piemontese può contare su una certa esperienza recente nell’aver gestito i Giochi Olimpici di dodici anni fa, oltre al fatto di avere la necessità di un nuovo volano che la faccia uscire dalla crisi.

Cortina d’Ampezzo, fra le tre contendenti, è quella forse più naturale, visto che è proprio località sciistica molto rinomata anche all’estero, cui si aggiungerebbe il settantesimo anniversario delle prime Olimpiadi Invernali italiane disputate proprio nel Comune veneto.

C’è poi Milano che non c’entra nulla con la neve, ha tra le montagne più basse di tutto il Nord Italia, ma ha come “scusante” quella di essere appunto Milano.

Per una città che rappresenta il traino dell’intero Paese, in cui ogni giorno vi si recano migliaia di pendolari, capoluogo di una regione di dieci milioni di abitanti, che ha già avuto l’Expo, a sentir parlare il sindaco Sala pare chiaro che Milano debba sempre meritare tutto per il solo fatto di essere la capitale del fare di questa nostra Italia.

L’idea anche di proporsi in tandem con Torino la dice lunga su quanto il capoluogo meneghino poco abbia a che fare con la neve, ma d’altra parte dopo che i prossimi Mondiali di calcio sono stati assegnati al Qatar che ha un ranking FIFA che li vede al novantacinquesimo posto (!), è chiaro che tutti posso ospitare ogni cosa e allora non resta che aspettarci che Milano si candidi per la prossima Coppa America di vela, per il solo fatto di avere qualche lago nei dintorni.

Purtroppo, la globalizzazione è anche questo, ossia l’idea per cui se qualcuno ha un po’ di forza economica e di visibilità internazionale possa rivendicare il diritto di candidarsi a qualsiasi cosa che faccia da volano anche se sarebbero altre realtà più bisognose (Torino) o più consone (Campiglia) a dover sfruttare quel volano, soprattutto poi per un Paese come l’Italia che, a differenza di altre Nazioni più “capitale-centriche”, ha sempre avuto come punto di forza la sua distribuzione sul territorio viste le diverse peculiarità.

Da un po’ di tempo, invece, sembra che il Belpaese si stia cristallizzando attorno alle due città di Roma (in cui c’è un Festival del Cinema che apparteneva solo a Venezia) e di Milano (che ha voluto inventarsi il proprio Salone del Libro, da sempre fiore all’occhiello di Torino).

Per fortuna, da quando in Italia esiste l’annuale capitale italiana della cultura, Milano onestamente non è riuscita ad avere anche questa vetrina, opportunità data a città come Lecce, Mantova, Palermo, Matera e Parma, a dimostrazione che arte e cultura sono ancora patrimonio dell’Italia intera e non solo del Regno Longobardo.

 

 

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