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Il mito di Diana rivisitato nell’arte e nella letteratura

Gli esiti del cantiere di ricerche aperto da due convegni internazionali

18 Luglio
15:00 2018

Dopo il primo volume “Le cacce reali nell’Europa dei principi”, curato da Andrea Merlotti, la casa editrice fiorentina Leo S. Olschki Editore prende in esame:”IL MITO DI DIANA NELLA CULTURA DELLE CORTI ARTE LETTERATURA MUSICA” ”( pp. 456 ill. ni colori  € 39.00).

Il libro riporta  gli esiti del cantiere di ricerche aperto da due convegni internazionali svoltisi tra il 2010 e il 2012, alla Reggia della  Venaria Reale per iniziativa del Centro Studi delle Residenze Reali Sabaude. Il libro che ha come copertina un bellissimo particolare del ritratto di Enrichetta Adelaide di Savoia e Ferdinando di Baviera  eseguito da Jan  Miel  ad olio su tela del 1659 - 1663 è strutturato in sei sezioni  che vanno  ad affrontare temi come quelli dall’antichità alla civiltà delle corti , le corti italiane  e la corte di Francia, la Reggia di Diana alla Venaria Reale, Diane in Musica, Diana tra Sette e Novecento.

La pubblicazione curata da Giovanni Barbieri Squarotti, Annarita Colturato, Clara Goria, ripercorre poi, in una rivisitazione multidisciplinare in diverse tappe il mito di Diana: dall’antichità a Boccaccio alle riscritture rinascimentali: che vanno per l’arte  da Parmigianino a  Pompeo Batoni  “Diana  mentre contende l’arco a Cupido"olio su tela 1761 New York, The Metropolitan Museum of Art); le composizioni musicali per la corte di Francia alla letteratura da  Foscolo a Leopardi.

Il mito di Diana, d’altra parte riveste un importanza significativa per tutto l’insieme nelle residenze reali, anzi, proprio Diana è la personificazione della ” magnificenza deliziosa della settecentesca corona di delizie”, nel cui sistema continua a  incontrare  successo  in una varia costellazione di presenze artemidee, da Palazzo Reale al Castello del Valentino, dalla Palazzina di Caccia di Stupinigi, ai Castelli di Racconigi, Govone e Pollenzo.

I temi decorativi trattati in questo volume spettano principalmente  a Parmigianino con la decorazione del piccolo ambiente della Rocca San Vitale di Fontanellato una delle più intense rappresentazioni della storia di Diana e Atteone (Foto 3 ), mentre l’antica divinità italica, la dea dai molti nomi, sopravvive nei secoli e rivive nelle rappresentazioni allegoriche e simboliche di regime, principi e dame; attraversando  generi e stili, lungo i percorsi tracciati dagli specifici linguaggi della tradizione letteraria e di quella iconografica e nell’intreccio tra testi e immagini.

 Diana ispira temi per opere e oggetti di arredo, e complessi decorativi per adornare dimore di corte, residenze di caccia, ville e giardini. 

“Il mito cortigiano di Diana – si legge nell’introduzione del volume – incorpora e trasfigura questo sostrato ideologico con una fortuna più evidente nel campo delle arti, degli apparati decorativi  e degli spettacoli, e appare particolarmente adatto il trasmettere metaforicamente alcuni principi cardinali dell’auto rappresentazione del potere: l’integrità  morale del principe (la castità); la sovranità come prerogativa congenita e connaturata alla classe regnante (l’egemonia esercitata sulla e nella natura selvaggia) e in quanto investitura divina (la luna  come astro che riflette la luce del sole); l’uso legittimo della forza (la caccia).

Senza dimenticare che la caccia resta per le corti di antico regime divertimento ed esercizio  praticato attivamente dai sovrani,  che per esso costruiscono residenze e allestiscono riserve: qui – nelle scenografie, negli apparati e nei progetti iconografici – realtà e metafora vengono a coincidere”.

“Ma  la fortuna del mito di Diana  si misura anche su assenze, attese e resistenze nell’imporsi in determinati contesti, alla luce  delle differenti strategie messe in atto dalle dinastie nella politica delle immagini: oppure  su particolari ricezioni indirizzate dai committenti , come nel caso delle influenze di temi mitologici e figurativi concepiti alla corte di Francia nelle residenze”.

I Savoia non a caso, affacciandosi sul palcoscenico europeo da una posizione inizialmente marginale, assumono Diana come emblema della loro identità dinastica e politica.

 Incisore anonimo su disegno di Giovanni Tommaso Borgonio “Tempio di Diana”conservato a Torino nell’Archivio Storico del Comune Subalpino.

 

  

 

 

 

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