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Carrara - Una splendida mostra sul mondo del lavoro

In via eccezionale ritorna visibile la scultura sulle Vittime del lavoro di Vincenzo Vela

24 Luglio
13:00 2018

Una mostra assolutamente da visitare attentamente soffermandosi meditando e riflettere su quel mondo chiamato:”Lavoro”che oggi rincorriamo. Chi si recherà in vacanza nella Versilia o nelle vicinanze di Carrara una puntatina alla splendida mostra:”COLORI E FORME DEL LAVORO”, allestita a Palazzo Cucchiari di Carrara (www.palazzocucchiari.it)  non dovrà  proprio lasciarsela sfuggire.

L’invito a visitarla è attraente fin dal suo richiamo, è stata scelta una bellissima tela a tempera a olio di Plinio Nomellini ”Messi d’oro”.  La mostra:”Colori e forme del lavoro” in programma fino al 21 ottobre, curata da Massimo Bertozzi ed Ettore Spalletti tratta la  tematica del  mondo del lavoro, in tutte le  sue sfaccettature: quel lavoro che odora di fatica sudore umiliazione, e  che ancora oggi traspare dalle tele esposte di questi grandi artisti  dell’Ottocento e Novecento che le hanno realizzate.

L’esposizione riporta una cinquantina di capolavori: Giuseppe Pellizza da Volpedo, Giovanni Fattori, Telemaco Signorini, Plinio Nomellini,  Leonardo Bistolfi, Giacomo Balla, Ettore Tito, Luigi Selvatico, questi citati  sono solo alcuni ma la mostra contempla opere di altrettanti altri  grandi maestri  del tempo. L’evento espositivo è promosso e organizzato dalla Fondazione Giorgio Conti e si compone di sette sezioni che affronta il lavoro come quello del lavoro nel mare e nei fiumi, il lavoro nelle officine e nelle manifatture, il duro lavoro in miniera e nelle cave, le attività commerciali, le immigrazioni  e le condizioni sociali che ruotavano attorno al mondo del lavoro.

Franca Conti che riveste il ruolo di Presidente della Fondazione Giorgio Conti scrive nel saluto istituzionale sul catalogo:” la Fondazione è molto orgogliosa di aver ideato e allestito una mostra così importante  suggestiva  in una città come Carrara, animata da una profonda cultura del lavoro …”

“Non è più l’epoca di fare arte per l’arte, ma dell’arte per l’umanità” Così scriveva Giuseppe Pellizza da Volpedo, il quale metteva a frutto lo studio del colore e l’osservazione della natura, della condizione umana, dell’introspezione psicologica  e una grande attenzione verso la questione sociale” ( questa frase è riportata  nell’apertura dello splendido catalogo edito dalla Fondazione Giorgio Conti  pp.159 ill. ni colori senza indicazione di prezzo) che accompagna l’esposizione carrarese.

La rassegna si è realizzata con lo  sponsor RED Graniti S.p.A. ha  poi ottenuto il patrocinio della Camera dei Deputati, Regione Toscana, provincia di Massa  e Carrara, i  partner tecnici  di Unicoop Tirreno, Unicoop Firenze e la Feltrinelli, Media partner Finestre sull’Arte ed Exibart.

La mostra offre in via del tutto eccezionale,  la possibilità di ammirare la  scultura in altorilievo fuso in bronzo di Vincenzo Vela dedicata alle “Vittime del Lavoro” omaggio commosso e grandioso alle vittime del traforo del Gottardo. La scultura, conservata presso la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, che per l’attuazione del nuovo allestimento è conservato nei depositi, quindi il pubblico è da parecchi anni che non ha  la possibilità di vederla questa è l’occasione  giusta da poterla contemplare, in quanto la scultura è ritenuta un pezzo  molto importante per la storia dell’arte  ed è considerata una scultura realista d’Europa, ritenuta una delle più belle di tutti i tempi. 

Dice nel saggio il curatore Spalletti:”Nel corso di oltre cinquant’anni il tema “arte e lavoro” è stato affrontato molte volte, secondo schemi  critici e metodologie  diverse, ma quasi sempre assai interessanti e stimolanti. La nostra intenzione è stata quella di distinguere  questa mostra, per quanto possibile, dalle iniziative che l’hanno preceduta, offrendo un panorama articolato  delle attività umane esemplificato attraverso opere non scontate ….”

Dunque il percorso espositivo riporta sette sezioni: Il lavoro domestico con cinque  opere documentative: una di queste è “il gomitolo”di Egisto Ferroni. Il dinamismo dell’immagine è sostenuto dalla posa disinvolta della giovane madre che gioca con il suo bambino, in una pausa del lavoro di filatura: pausa che si intuisce determinata dall’ora della poppata e non da un bisogno di svago, come suggerito dalla donna più anziana che assiste compiaciuta alla scena senza smettere nemmeno per un momento il lavoro a maglia.

Per la documentazione del “Il lavoro dei campi” vengono impiegate  otto tele e una scultura di bronzo eseguita  da Achille D’Orsi “Promixus tuus”, una di queste è  la tela raffigurante il cencioso ”Contadino “ di Giacomo Balla, un’altra qui riportata è il dipinto di Adolfo Tommasi “Due boscaiole a riposo” dove le donne sono colte non solo in posizione ma anche in atteggiamento disteso, come per una scampagnata.  “Il lavoro in mare e nei fiumi” nove tele una di queste è  quello di Llewelyn Lloyd eseguita nel 1907 che ricorda “Vecchie  acconciatrici  di reti”.

 Per la sezione  del “Il commercio”sono indicate  cinque tele e  tre fusioni di bronzo, il dipinto “La pescheria vecchia” eseguita nel  1893 da Ettore Tito, che  ha riportato sulla tela una scena del mercato rionale di un angolo di Venezia, il tutto è reso vivace con toni di colori brillanti.

“Il lavoro nelle officine e nelle manifatture” otto tele un gesso una terracotta  un bronzo. Dimensioni addirittura eroiche assume il gesto dell’operaio che aziona lo scambio dei binari sullo sfondo di due locomotive che emetto  vapori quasi infernali nel dipinto “Macchine sotto pressione” eseguito nel 1893 dal pittore veneziano  Luigi Selvatico  che trattò spesso soggetti sociali e umanitari.

“Il lavoro in miniera e nelle cave” è documentato con due fusioni in bronzo un bozzetto in gesso  e quattro dipinti su tela.

Infine, arriviamo alla sezione conclusiva quella che tratta la “Condizione sociale”che  è dedicata ad una sintetica evocazione di alcuni  dei principali temi affrontati dalla “pittura sociale” degli ultimi due decenni dell’Ottocento. Una di queste è il bel carboncino eseguito da Giuseppe Pelizza da Volpedo che ritrae l’uomo capopopolo ( che  sarà lo  studio preparatore) per “Fiumana” diventato poi Quarto Stato.

 Il commovente quadro di Angelo Morbelli “Quando ero fanciulla”( Mi ricordo) -Foto 10- l’artista riporta nella tela  le anziane ricoverate nel Pio Albergo Trivulzio di Milano, che non  hanno altra consolazione che ripensare alla giovinezza perduta, mai dimenticata e continuamente rimpianta.

Nelle opere esposte vengono rappresentate tutte le fasce del lavoratore: dal  disoccupato  classico a  quello cencioso  che non riesce ad eseguire un lavoro valido, ai ricchi oziosi che sembrano non avere bisogno di lavorare  e i cosiddetti lavoratori della mente, tra i quali gli artisti tendono ad inserire anche se stessi, in qualità di artigiani che hanno per attrezzi pennelli e colori, martello e scalpello.

La mostra pone al centro il lavoro  come un momento di riscatto sociale, ma c’è stato un momento nella storia in cui il lavoro è stato una frustrazione, in passato il lavoro è stato anche una costrizione, con accenni alla schiavitù. Il percorso espositivo mette anche in evidenza il problema quando il lavoro non esiste, di chi non riesce più a farlo, chi lo trova e deve farlo in condizioni quasi disumane. La parola lavoro oggi è molto gettonata, si pronuncia con molta facilità, ma cosa vuol dire lavoro, lo sappiamo  realmente? La mostra in programma a Palazzo Cucchiari ce lo presenta, e lo si può leggere attraverso ogni quadro che  lavoro vuole  dire essere realizzati, ma  anche fatica.

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