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Musica

Mondovì (CN) La raffinata Liederabend di Dominika Zamara

Concerto da non perdere nell’ambito del Festival dei Saraceni

27 Luglio
20:30 2018

Sabato 28 maggio nella bella cornice della Sala Ghislieri di Mondovì il Festival dei Saraceni ospiterà il suggestivo concerto di Dominika Zamara, giovane soprano polacco residente in Italia ormai lanciato sui palcoscenici più prestigiosi del mondo, accompagnata dal pianista torinese Andrea Musso.

Se vogliamo cercare un fil rouge per legare un programma che a prima vista potrebbe sembrare troppo eterogeneo, questo è senza dubbio Parigi, la città che dopo i tempi cupi della Rivoluzione francese e la grandeur della tanto gloriosa quanto effimera epopea napoleonica era diventata una delle principali capitali dell’arte europea, un ruolo che avrebbe mantenuto per oltre un secolo fino allo scoppio della seconda guerra mondiale, un evento che avrebbe dato vita a un mondo sempre meno eurocentrico.

A Parigi Gioachino Rossini trascorse gli ultimi 45 anni della sua esistenza, dove assunse il prestigioso incarico di directeur de la musique et de la scène al Théâtre-Italien.

Quando varcò le Alpi, il celebre compositore pesarese aveva però già terminato la prodigiosa prima fase della sua carriera, durante la quale un incredibile empito di energia gli aveva permesso di creare una lunga serie di capolavori assoluti accolti con frenetico entusiasmo in tutti i teatri d’Europa. Questa messe di opere serie e buffe era stata inaugurata nel 1810 da La cambiale di matrimonio, opera sorprendentemente matura di un diciottenne con le stimmate del genio, che venne messa in scena nel Teatro San Moisé di Venezia e ottenne un grande successo anche grazie alla bella aria della protagonista Fannì “Vorrei spiegarvi il giubilo”.

Nel 1833 a Parigi giunse il catanese Vincenzo Bellini, compositore dal carattere introverso e inquieto, che dopo aver ottenuto due clamorosi successi alla Scala con Il pirata e La straniera si era visto accogliere con una certa freddezza prima Zaira e poi Beatrice di Tenda.

Nella capitale francese Bellini cercava non solo una svolta nella carriera, ma anche nuovi spunti per arricchire il suo linguaggio musicale, che trovò in alcuni dei compositori più importanti dell’epoca. Purtroppo, Bellini non ebbe il tempo per sviluppare come avrebbe potuto questi stimoli, perché la morte lo colse nel 1835 a soli 34 anni di età, probabilmente per una banale infezione intestinale non diagnosticata.

Tra gli autori che seppero ispirare maggiormente Bellini vi fu Fryderyk Chopin, che era approdato a Parigi a 21 anni, a seguito della repressione zarista della Rivolta di Novembre, che nel 1830 aveva infiammato le strade di Varsavia. Pianista di eccelso talento, Chopin non amava scrivere per la voce. «Lasciami solo il pianoforte»: con questa lapidaria frase il compositore rispose ad Adam Mickiewicz, che gli aveva chiesto più volte di scrivere un’opera lirica, con la malcelata speranza che potesse fondare una scuola nazionale come pochi anni prima aveva fatto per la Germania Carl Maria von Weber con Der Freischütz (Il franco cacciatore).

I diciassette brani dell’op. 74 vennero composti per essere eseguiti nei salotti aristocratici, un funzione tutto sommato marginale rispetto ai capolavori per pianoforte solo, che trova conferma nel fatto che questi brani furono pubblicati per la prima volta dall’editore tedesco Schlesinger solo nel 1857, otto anni dopo la morte del loro autore. Nonostante queste traversie, i Lieder op. 74 costituiscono oggi una delle colonne del repertorio vocale polacco, grazie a un fascino tanto sottile quanto persistente, che rivela molti dei segreti più reconditi dell’anima di Chopin.

Un’ultima annotazione spetta ai compositori dei brani strumentali in programma, i torinesi Raffaele Montanaro e Franco Mariatti e il cagliaritano Giovanni Frau, le cui opere per pianoforte – per quanto di breve respiro – tratteggiano un interessante quadro del panorama contemporaneo del nostro paese, spaziando ecletticamente dall’idioma tardoromantico ai linguaggi novecenteschi, tenendo spesso presente la grande lezione della vocalità italiana.

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